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In profondità > Cattolicesimo

Esiste un pensiero cattolico? Intervista a Massimo Borghesi

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

Nel contesto di una crisi generale dominata dai poteri tecnocratici, la povertà di pensiero espressa dal mondo cattolico attuale conduce alla perdita di una soggettività critica capace di formulare giudizi autonomi, con il rischio di ridurre la Chiesa ad un ruolo puramente ancillare alle potenze del tempo di guerra. I segnali di novità nella continuità tra Francesco e Leone. Intervista al filosofo Massimo Borghesi

Papa Leone XIV durante l’udienza generale settimanale in Piazza San Pietro, Città del Vaticano, 17 giugno 2026. Credit: ANSA/Vatican Media.

Con tante università pontificie esistenti a Roma e una pluralità di atenei cattolici come quelli statunitensi dove la retta annuale raggiunge livelli astronomici, la domanda posta dalla lezione aperta di Massimo Borghesi («Esiste un pensiero cattolico?»), promossa il 12 giugno dall’Istituto universitario Sophia appare una vera e propria provocazione. Se come ci ha detto il professor Fagioli il prevalere dell’ideologia Maga anche tra i cattolici Usa si spiega semplicemente con il finanziamento generoso di varie fondazioni che benedicono il decadente preteso imperatore della Casa Bianca, alla radice esiste una fragilità culturale che espone la Chiesa ad essere di fatto insignificante, ridotta ad una sorta di cappellania di corte del potere di turno.

Secondo Borghesi, ordinario di Filosofia morale presso l’Università statale di Perugia, autore di testi fondamentali su teologia politica, ateismo e modernità, oltre che sul pensiero di papa Francesco, la riflessione attuale interna al cosiddetto mondo cattolico è paralizzata dalla divisione tra un tradizionalismo sterile e un progressismo che dissolve l’identità cristiana in un ottimismo vago. Quali sono le origini di tale deriva che assume il volto di una tragica assenza nel momento di massima crisi dell’ordine internazionale che può sfociare in una guerra senza ritorno? E quali sono i segni di speranza che si possono cogliere nella notte? Domande suscitate dalla lezione di Borghesi che invita ad uscire, per usare un’espressione laicista, da ogni “fumisteria teologica” per cercare di fare i conti con la realtà, come sta facendo in maniera sempre più efficace papa Leone.

Esiste un pensiero cattolico? Da cosa nasce il titolo provocatorio della sua lezione?
«La domanda non mette in dubbio l’esistenza storica di un pensiero cattolico, che da 2mila anni segna la cultura mondiale. Il problema è se esiste oggi un pensiero originale e creativo. Attualmente avvertiamo un senso di vuoto e una grande povertà intellettuale, non solo nel mondo cattolico ma in generale. Non abbiamo più i “grandi maestri” che hanno preparato il Vaticano II. Spesso ci troviamo di fronte a una “paccottiglia culturale” nelle librerie religiose, fatta di psicologia fiabesca lontana dalla storia, o ad un discorso puramente ad intra, dove i cattolici si parlano tra loro senza riuscire a interpellare il mondo. In ambito universitario la parcellizzazione del sapere impedisce la formulazione di “grandi pensieri”, smarrendo la visione dell’intero a favore di settorialismi sterili».

Cosa impedisce oggi questo dialogo con la modernità?
«Per lungo tempo, nella prima metà del ‘900, il pensiero cattolico è rimasto bloccato in un modello medievalistico e antimoderno che rifiutava in blocco il mondo circostante. La svolta del Concilio è stata quella di abbandonare questa ottica senza però cadere nel modernismo. Essere moderni non significa accettare l’ideologia moderna, ma recuperare l’ottica del primo millennio: una Chiesa libera dagli abbracci del potere, capace di un dialogo critico e costruttivo con la tradizione illuminista. Oggi, invece, il rischio è l’afasia: un pensiero che non dice più nulla perché ha perso i propri confini o si è conformato ai poteri del mondo».

Cosa significa la “logica della polarità”?
«Il cattolicesimo non è solo un’istituzione, è un modo di pensare basato sulla coincidenza degli opposti. La logica cattolica presuppone l’unità nella distinzione: i poli sono uniti ma rimangono differenti, non si annullano a vicenda. Come diceva Von Balthasar, la verità è sinfonica; o come ricordava papa Francesco, la Chiesa è un poliedro, non una sfera monolitica e totalitaria. Se uno dei poli viene meno — uomo e Dio, grazia e libertà, particolare e universale — la vita si spegne. Un pensiero è cattolico se è tensionante, cioè se vive in questa polarità senza appiattirsi nell’identità né risolversi nella contraddizione manichea».

In questo contesto, come si inserisce la recente enciclica Magnifica Humanitas?
«Papa Leone ha sottolineato l’urgenza di un discernimento condiviso di fronte al paradigma tecnocratico che oggi svuota ogni tipo di pensiero, sia laico che cristiano. Questo modello domina l’economia, la politica e la cultura, rendendo l’umanità “sotto assedio”. Il papa esorta a non abbassare la guardia sulla scientificità e sulla fatica della ricerca, contrastando il pregiudizio che lo studio non serva alla vita reale o alla pastorale. Abbiamo bisogno di una riflessione all’altezza delle sfide dell’intelligenza artificiale per evitare di scivolare nella banalità o nella rigidità».

Agostino e Tommaso. Qual è il rapporto tra queste due tradizioni nel periodo del post-concilio?
«A mio parere, il pensiero cattolico contemporaneo soffre le conseguenze di un “incontro mancato” tra la tradizione agostiniana (storico-antropologica) e quella tomista (metafisico-ontologica). La liquidazione frettolosa della neo-scolastica ha prodotto un “soprannaturalismo vago” (la teoria dei cristiani anonimi), che ha reso il pensiero afasico e privo di confini, eliminando la distinzione necessaria tra grazia e natura, e quindi conducendo a un ottimismo ingenuo che non riconosce più il tragico della storia. Oggi è necessario tornare ad Agostino per recuperare un’antropologia dell’inquietudine e del desiderio, riaffermando che l’uomo non è Dio — contro ogni deriva transumanista —, ma è fatto per Dio».

Quale è il punto discriminante per valutare l’esistenza o meno di un pensiero cattolico oggi?
«Il pensiero autentico è per definizione “tensionante” e “incompleto”: rifiuta la chiusura dei sistemi ideologici clericali e rimane aperto al mistero della storia. Il silenzio degli intellettuali cattolici davanti ai drammi bellici è il segno di un pensiero mondano. Al contrario, una “filosofia della pace” può esistere in forza di un pensiero libero che sa essere critico verso il potere e non si piega alle logiche della guerra o del manicheismo dilagante. Deve essere capace di un giudizio sulla storia, uscendo dalla burocrazia intellettuale per testimoniare l’incarnazione. Come ci ha insegnato Romano Guardini, dobbiamo costruire l’unità concreta attraverso la sintesi di tensioni feconde, offrendo un contributo fondamentale alla disunione del mondo».

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