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In profondità > Spiritualità dell'unità

Il Dio del nostro tempo

di Chiara Lubich

- Fonte: gen's

Chiara Lubich ha visto Gesù abbandonato come “il Dio del nostro tempo”, “il Dio di oggi”( 1). Con lucido realismo e carica profetica, ella ha guardato in faccia il mondo postmoderno e pluralista, multiculturale e multireligioso, lacerato da conflitti e disuguaglianze inique, trovando nel Crocifisso abbandonato e risorto la risposta a tali realtà. Abbiamo scelto tre brevi testi emblematici a riguardo.

 

Gesù abbandonato chiave dell’unità per un mondo nuovo

Gesù crocifisso e abbandonato, chiave dell’unità, ma pure specchio di tutti i mali del mondo. […]  Chi, in ogni dolore fisico o spirituale, non avrebbe potuto ritrovarsi in lui? Quell’infinito strazio diverrà per noi il panorama di ogni sofferenza del mondo. Così abbiamo sempre pensato e abbiamo cercato di agire di conseguenza. […] Se il Movimento nasce con i poveri, con i bisognosi, incomincia la sua vita nel proprio humus caratteristico, e non può non promettere sviluppo, frutti e vocazioni. […] E durante gli anni, quest’albero grande, con tanti rami, che è il Movimento, avendo come natura l’amore, l’amore soprannaturale, si è ricoperto in tutto il mondo di una chioma ricca di fiori e frutti nati spontaneamente: sono le molteplici azioni sociali o caritative e le opere permanenti. […] Sono più o meno consistenti, ma tutte vive, perché coloro che vi lavorano hanno lui nel cuore: Gesù crocifisso e abbandonato che ripete loro: «L’hai fatto a me»(2).

Ministero e dialogo nell’oggi

Questa è un po’ l’ora del dialogo. Tutti siamo chiamati a dialogare e i sacerdoti, che hanno la missione di evangelizzare, ne sono fortemente coinvolti. II sacerdote, oggi, non può non essere “l’uomo del dialogo”. […]  Ma chi è Gesù crocifisso e abbandonato se non colui che ha aperto agli uomini la via al dialogo universale? Non è forse lì dove si esprime il culmine della sua passione e morte, in quel totale spogliamento esteriore ed interiore, che egli si realizza come mediatore fra gli uomini e Dio? Non è sulla croce che si presenta al Padre come sacerdote e vittima per l’intera umanità?  Quella divina piaga spirituale che gli si è aperta in cuore, quando anche il cielo fu chiuso per lui, non è forse una porta spalancata, attraverso la quale l’uomo può finalmente unirsi a Dio e Dio all’uomo?  E perché gli uomini, per Gesù crocifisso, hanno potuto ristabilire il dialogo con Dio, ne è scaturito il dialogo anche fra di loro: Gesù crocifisso è il vincolo d’unità anche fra gli uomini. […] Gesù crocifisso e abbandonato. Chi saprà mai cantare la sua povertà, affrontare la sua obbedienza, misurare la sua pazienza, raggiungere la sua umiltà? Chi conosce la sua forza? Chi può immaginare la sua fiducia? Chi scrutare l’abisso della sua misericordia o imitare la sua magnanimità? Chi bruciare del suo amore?(3)

Il Crocifisso per gli atei

E, tornando col pensiero ai nostri fratelli senza fede, siamo convinti che il Crocifisso, da presentare a loro, non è quello mostrato nei primi secoli ai cosiddetti pagani, perché a questi nostri fratelli non importa la salvezza, né la risurrezione, né il mondo futuro. È necessario presentare loro un Crocifisso in cui Cristo sembri solo uomo. E tale appare nell’abbandono. Non solo: occorre farli incontrare con cristiani che li amino talmente da saper provare, come Gesù abbandonato, se così si può dire, la perdita di Dio per gli uomini. Cristiani che sanno farsi «come uno che è senza legge (di Dio)» (1 Cor 9, 21), per salvare i propri fratelli – come dice san Paolo –: crocifissi viventi. Allora questi nostri fratelli piano piano simpatizzano per questi uomini semplici, ma interi. E, dalla simpatia, nasce il colloquio. E, dal colloquio, la comunione: e il divino entra, senza che se ne accorgano, nelle loro anime e nella società, che, se a volte non è stata edificata nel nome di Dio, diviene così casa di lui, come i templi pagani, al tempo del cristianesimo delle origini, divennero chiese. Gesù nell’abbandono è il Crocifisso loro, perché – lo abbiamo già visto – per essi si è fatto ateismo(4).

Chiara Lubich

1) Cf. le Lectio magistralis per le lauree h.c. in sacra Teologia a Manila e in Filosofia a Città del Messico: C. Lubich, Discorso tenuto all’Università San Tommaso di Manila, in «Nuova Umanità» XIX (1997) 109, p. 25; id. Per una filosofia che scaturisce dal Cristo, in «Nuova umanità» XIX (1997) 111-112, p. 368.

2) Cit. in: F. Ciardi (ed), «… l’avete fatto a me». Le sfide sociali e i religiosi, Città Nuova, Roma 1995, pp. 41-43.

3) Dal discorso a 7.000 sacerdoti, religiosi e seminaristi nell’Aula Paolo VI, riportato in: P. Coda – B. Leahy (edd.), Preti in un mondo che cambia, Città Nuova, Roma 2010, pp. 19-20 e 28.

4) C. Lubich, Il grido, Città Nuova, Roma 2000, pp. 105-106.

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