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In profondità > Gli auguri della redazione

Il biglietto di Natale

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Che cosa augurarci in questo 25 dicembre? Che cosa chiedere a Gesù Bambino o (per trasposizione consumista) a Babbo Natale? Per cosa pregare o a cosa pensare in questa festa della famiglia e della famiglia umana?

Non è facile quest’anno, oltre i vaghi “pace e bene”, “che ci sia la salute”, “che cessino le guerre”. Siamo in effetti impauriti dalle guerre (ancora lontane) e dalle bombe nei mercatini (invece molto vicine) e da una immigrazione che non pare così facile da integrare nei nostri sistemi di vita; siamo ossessionati dalla mancanza di lavoro, soprattutto per le ultime generazioni, ormai rassegnate alla precarietà costante, oppure a nostra volta all’espatrio; siamo una società digitalizzata che ha reso numerici anche i nostri sentimenti, con la percezione chiara di un potenziale impoverimento della nostra umanità.

 

La vicenda del bambinello, pur accaduta venti secoli fa e anche più, ha qualcosa da dirci, qualcosa che credo potrebbe essere oggetto dei nostri auguri reciproci. Non c’erano le bombe a grappolo, ma le guerre imperversavano nella regione, non c’erano i truck lanciati contro le bancarelle ma si perpetravano comunque delle stragi di innocenti. E lui nacque nella grotta di Betlemme, nella pace dell’istante custodito dai pastori, fattosi una cosa sola con i poveri.

Il lavoro anche all’epoca era merce rara. Sì, si poteva sempre zappare la terra o pascolare qualche pecora, e lo si potrebbe fare anche oggi, ma anche allora si cercava lavoro altrove, si espatriava. E lui nacque fuori dalla sua patria, fattosi una cosa sola con i migranti dell’epoca.

I sentimenti venti secoli fa non erano digitalizzati. Ma all’epoca si viveva comunque uno sfilacciamento dei legami a causa della presenza romana, che metteva gli uni contro gli altri, favoriva menzogne e delazioni, cosicché le famiglie si chiudevano in sé, e le corruzioni e le emarginazioni crescevano. E lui nacque nell’isolamento, fattosi una cosa sola con due genitori fragili che erano stati esclusi persino dagli alberghi dell’epoca.

 

Cosa augurarci sulla scia del bambinello? Che l’essere in fondo sempre più poveri, migranti e fragili ci permetta di capire questo tempo e dargli così un’anima, un senso. Come? Trovando ricchezza, stabilità e forza nelle relazioni con i più poveri, con i più migranti, con i più fragili.

Nel darvi appuntamento per il sito al 27 dicembre, buon Natale da tutta l’équipe di Città Nuova!

 

Riproduzione riservata ©

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