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Italia > Economia e Lavoro

Ansaldo StS e Breda alla Hitachi

di Alberto Ferrucci

- Fonte: Città Nuova


Una strategia perdente da parte di Finmeccanica che cede ai giapponesi un settore strategico all’avanguardia in campo internazionale e garanzia reale di occupazione. Concentrare l’attività sulle commesse pubbliche non aperte alla concorrenza ma alle relazioni politiche non è la strada migliore

Ansaldo

Perché vendere ai giapponesi le nostre aziende capaci di progettare e costruire i treni superveloci oggi richiesti ovunque, ed ancor più le sofisticate strumentazioni di segnalazione, fondamentali per un loro funzionamento in sicurezza?

E’ semplice, solo per far cassa: le gestioni degli anni passati delle aziende di Finmeccanica, il grande conglomerato tecnologico pubblico per gli sprechi ed i costi legati alla commistione tra affari e politica come per errate decisioni strategiche, hanno accumulato un debito esorbitante, ed il nuovo amministratore, un manager proveniente dalle Ferrovie dello Stato con un passato da sindacalista, per non sbagliare   si è chiuso in difesa:  per ridurre i debiti che ha ereditato, ha deciso di vendere le aziende del  gruppo dedicate ad attività diverse da quella principale, l’aerospaziale, anche se operanti in settori strategici come quelli dell’energia e dei trasporti.

In attesa di una vendita definitiva ad un gruppo cinese o coreano, Finmeccanica ha parcheggiato Ansaldo Energia, l’azienda che costruisce in particolare turbine a gas per le centrali elettriche, nel Fondo Strategico della Cassa Depositi e Prestiti, il “refugium peccatorum” in cui finiscono, grazie ai risparmi dei cittadini affidati ai buoni postali, molte aziende pubbliche da dismettere: adesso Finmeccanica vende Ansaldo Breda e StS direttamente alla giapponese Hitachi. 

Guarda caso si tratta delle aziende del gruppo più esposte nel mercato internazionale, alla libera concorrenza, che invero in passato hanno saputo affrontare, grazie alla qualità dei loro prodotti e dei loro tecnici, che sono la vera assicurazione della stabilità dei posti di lavoro in Italia.

Invero va detto che accanto a professionisti di primo livello, in quelle aziende non mancano, perché imposti negli anni dagli “amici degli amici” della politica e del sindacato, anche i nullafacenti, la cui presenza indigna chi lavora; adesso questi ultimi con l’arrivo di una nuova proprietà saranno difficilmente difendibili, e sono loro che più di tutti adesso protesteranno per aver perso chi li proteggeva.

Così Finmeccanica si è chiusa nel settore delle commesse pubbliche, quelle in mano ai governi, non esposte alla concorrenza, e per ottenere le quali in passato le relazioni politiche ad alto livello hanno contato molto più della capacità di offrire prodotti competitivi per qualità e prezzo; a mio parere una strategia perdente. 

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