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Persona e famiglia > Ricordo

Lo chiamavano Santiago

di Michele Genisio

- Fonte: Città Nuova

Il 15 ottobre di 100 anni fa nasceva Italo Calvino, funambolo tra realtà e fantasia

Il redattore capo della Società Editrice Einaudi, Italo Calvino. Torino, 17 giugno 1954. ©Durante/Lapresse

Il suo nome era Santiago. Tra il ’44 e il ‘45, quando era partigiano, s’era scelto quel nome in ricordo di Santiago de las Vegas, il luogo dov’era nato il 15 ottobre del ‘23. Una cittadina di Cuba che si trova a circa venti chilometri dall’Avana. Ma all’anagrafe era Italo Calvino.

I suoi genitori si erano trasferiti a Cuba perché entrambi agronomi e botanici, e lì c’era un’importante stazione agricola sperimentale. Il padre Mario veniva da una famiglia di mazziniani, era anticlericale e massone. La madre, Eva Mameli, era della famiglia di quel Goffredo Mameli, patriota e autore dell’inno nazionale. Fu la prima donna a conseguire la libera docenza in botanica presso un’università italiana, ed è considerata la prima e unica donna del movimento per la conservazione della natura tra le due guerre. Insomma, Italo Calvino aveva una famiglia importante alle spalle.

Fin da ragazzo si dimostra uno spirito libero. Lui stesso si definirà poi “anarchico”. La sua scelta di entrare durante la Resistenza nella divisione comunista Garibaldi, come affermerà, «non fu affatto sostenuta da motivazioni ideologiche. Sentivo la necessità di partire da una “tabula rasa” e perciò mi ero definito anarchico Ma soprattutto sentivo che in quel momento quello che contava era l’azione; e i comunisti erano la forza più attiva e organizzata».

Calvino è anarchico anche in fatto di letteratura. Non si lascia mettere addosso un’etichetta. Sfida le convenzioni della narrativa tradizionale, mescolando scienza, filosofia, mitologia in un’unica narrazione. Alcune sue pagine sono d’un realismo aspro e disincantato, altre s’aprono al mondo incantato della fiaba. E in questo modo anarchico esplora temi come l’identità, la libertà e la ricerca del significato nella vita. La poetica di Calvino, caratteristica distintiva che ha reso il suo lavoro unico e affascinante, diventa così un’intrigante sfida al dualismo tra fantasia e realismo. Cercando di mostrare che queste due dimensioni possono coesistere nella narrazione in modi illuminanti.

La sua scrittura invita il lettore a esplorare nuove prospettive, a vedere la realtà da angolazioni diverse, ad abbracciare la bellezza dellimmaginazione. Sebbene creda che la letteratura debba catturare l’essenza dell’esperienza umana trascendendo i confini della realtà, Calvino non abbraccia mai l’escapismo. La sua narrativa è radicata in una profonda osservazione del reale. Egli sottolinea che l’immaginazione deve essere ancorata alla vita, che la fantasia deve emergere dalla comprensione della condizione umana. Un esempio di questo equilibrio, da vero funambolo tra fantasia e realismo, lo dà nel libro Il sentiero dei nidi di ragno, in cui narra la storia di un bambino durante la Seconda Guerra Mondiale. La sua scrittura cattura l’orrore della guerra, ma anche la gioia infantile e la percezione del mondo attraverso gli occhi di un bambino. Questo romanzo unisce la realtà storica alla prospettiva dell’immaginazione del protagonista.

Calvino eccelle anche per la sua abilità nel giocare con le forme narrative. Il suo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore è un esempio emblematico di come l’autore sfidi le aspettative del lettore, coinvolgendolo in una serie di storie intrecciate che esplorano il potere della lettura e la natura della narrazione stessa. È un’opera che richiede una partecipazione attiva del lettore e mette in discussione la nozione di realtà letteraria. Le sue Lezioni americane, pubblicate postume, snocciolano pagine di lungimiranza, su cui conviene ancor oggi ritornare. Perché l’eredità di Calvino, nel panorama della letteratura mondiale, rimane un esempio di come la narrativa possa spingersi oltre i confini convenzionali e aprirsi a nuove e straordinarie possibilità.

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