Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Cultura e solidarietà

Ravenna riparte riaprendo i musei

di Michele Zasa

- Fonte: Città Nuova

Il Parco Archeologico di Classe torna fruibile. La direttrice Masi: «Il Museo Classis riapre ed è più bello di prima!»: in poche ore ha offerto un’accoglienza di emergenza a 700 persone sfollate e 200 animali, adesso è un luogo della comunità

L’Italia, l’Europa e il mondo hanno ancora negli occhi le spaventose e drammatiche immagini dell’apocalittico nubifragio che nei giorni scorsi ha letteralmente sommerso di acqua e fango l’Emilia Romagna. Nessuno dimenticherà più i volti spaventati delle migliaia di alluvionati romagnoli che in pochi istanti hanno perso gli affetti, le case, le aziende e il lavoro di un’intera vita.

Ieri però, il 23 maggio 2023, oltre alle favorevoli previsioni meteorologiche di un corrusco sole su tutto il territorio emiliano, c’è stata anche un’altra bella notizia: il “Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio” ha riaperto al pubblico.

È mattino presto quando telefoniamo al museo e a risponderci è Antonio Amoroso già al suo posto di front office dell’Antico Porto Classis.

«Noi ci siamo! – esclama emozionato Antonio – Sto mettendo a posto le ultime cose nel bookshop e si riparte!».

Taluni si chiedono se difronte a una tragedia alluvionale di tale portata possa far notizia la riapertura di un museo. Forse no, ma la cifra umana e storica degna di nota è che il “Classis Ravenna” nei giorni terribili dell’alluvione, si è trasformato in un hub di prima accoglienza per gli alluvionati e per i loro animali domestici. Tutto ciò è stato possibile grazie all’intraprendenza, al coraggio e alla forza dei dirigenti e dipendenti del museo, nonché di amministratori, imprenditori, associazioni e cittadini ravennati.

«Ho ricevuto una chiamata di notte da parte del sindaco», ci dice Francesca Masi, direttrice della Fondazione “Ravennantica” che gestisce privatamente, tra i tanti monumenti, anche il museo Classis.

«Il sindaco – prosegue Masi – mi ha detto che c’era un grande problema sui fiumi Ronco e Montone e che un grandissimo quartiere era da evacuare e mi ha chiesto cosa ne pensassi di aprire la nostra struttura museale del Classis».

Francesca Masi non se lo è fatto  ripetere una seconda volta: «Era mezzanotte e quaranta – racconta la direttrice del Classis – quando mi ha telefonato il sindaco e due minuti dopo avevo già la mia auto in moto e sono andata ad aprire il museo. Alle 04:00 – prosegue Masi – è arrivato Giacomo Costantini che è l’assessore che ha avuto il coordinamento politico della nostro hub di accoglienza».

La macchina della solidarietà ha ingranato e «nel giro di 24 ore – racconta Francesca Masi – abbiamo ospitato nel museo Classis 700 persone e 200 animali che sono arrivati nel giro di due ore, tempo nel quale abbiamo procurato 900 pasti, per uomini e animali, e anche 700 brandine, la metà delle quali ce la siamo fatta arrivare dai nostri amici dei lidi balneari. Tutti dunque, nessuno escluso, hanno avuto una branda su cui riposare – commenta con orgoglio Masi, che con un sorriso aggiunge – mentre il museo era completamente ricoperto di sabbia!».

Apprendiamo anche dalla direttrice di “Ravennantica” che «a mobilitarsi immediatamente, in modo meraviglioso, sono state le associazioni di tutti i tipi: gli Ultras Ravenna, gli Arcigay, l’Associazione Nazionale di Polizia di Stato, gli Scout e la Protezione civile».

È stato dunque un lavoro corale, tanto che aggiunge Masi: «Una delle prime cose che è successa dopo che la curva dell’emergenza era un po’ calata, è che si è creato un “Coordinamento Classis” fatto da tutte queste associazioni, che rimarrà un coordinamento permanente e io troverò una sede nel museo perché è troppo bella questa cosa: si è creato un grandissimo amore per il museo!».

Il Museo Classis apre le sue sale agli alluvionati trasformandosi in un hub di prima accoglienza per gli alluvionati (Foto: Fondazione “Ravennatica”)

È nata dunque una vera e propria “flotta” di persone che insieme si sono rimboccate le maniche e hanno iniziato a lavorare alacremente per risollevare la cultura storica e archeologica dell’Emilia Romagna.

(Foto: Fondazione “Ravennatica”)

Non è forse un caso che “Classis” in latino voglia dire proprio “flotta” e che l’attuale luogo del museo fosse uno degli scali portuali più importanti del mondo romano. «Qui infatti – ci spiegano gli esperti – Ottaviano Augusto, verso la fine del I secolo a. C., fece costruire gli imponenti argini che consentivano alle navi l’accesso dal mare e fece insediare la flotta imperiale a controllo dell’intero Mediterraneo Orientale».

Non ci meravigliamo dunque che Ravenna, riemersa dall’alluvione, riorganizzi la sua “flotta” e riparta proprio dal Classis, il porto-museo che insieme agli altri luoghi del “Parco Archeologico” ravennate, racconta proprio il capolavoro di ingegneria fluviale dell’antica civiltà romana.

È la testimonianza di un’età antica in cui si decodificò il diritto fluviale e ci si dedicò con scrupolosa minuzia alla pratica della manutenzione degli argini fluviali, scrivendo delle preziose pagine che forse la polvere del tempo ha ricoperto e probabilmente fatto dimenticare.

Una ragione in più per ammirare oggi e riaprire uno straordinario luogo di memoria e civiltà come il Museo Classis.

«Ci tengo a dire – ci dice Francesca Masi – che oggi il museo riapre ed è più bello di prima; non è stato toccato niente, non c’è un graffio nonostante le immagini di 700 persone che abbiamo ospitato e confortato. C’è stato un grandissimo rispetto per tutti – aggiunge emozionata la direttrice – e fino a quando è stato possibile abbiamo fatto visite guidate per tutti, attività didattica e laboratori per i bambini. Poi, quando è arrivata l’emergenza l’abbiamo gestita e siamo riusciti ad ospitare tutti, nessuno è rimasto senza branda!».

Oltre al Classis si possono tornare a vistare anche la Domus dei tappeti di pietra, il Museo Tamo Mosaico, il Museo e casa di Dante, la Tomba di Dante, il Quadrarco di Braccioforte, la Cripta Rasponi e i Giardini pensili.

«Noi – ci dice Francesca Masi – abbiamo dimostrato che il museo è una struttura aperta al pubblico, un luogo della comunità e desideriamo che la comunità continui a sentirlo proprio a frequentarlo, a interagire con noi e a far sì che tutto ciò che facciamo sia frutto di un dialogo, mai di una scelta che viene da una parte sola. Il museo – conclude la direttrice – è comunità e l’ha dimostrato!».

A noi tutti allora non resta che recarci numerosissimi a Ravenna a visitare il Museo Classis!

__

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come? Scopri le nostre rivistei corsi di formazione agile e i nostri progetti. Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni: rete@cittanuova.it
_

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876