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Nuova Umanità N. 235 (2019/03)

Immigrazione e multiculturalismo

Nuova Umanità n. 235 affronta il tema dell’immigrazione e del multiculturalismo con analisi globali di Roberto Catalano e Giulia Albanese. Attraverso i quattro verbi di papa Francesco e il pensiero di Chiara Lubich, il numero esplora l’interdipendenza planetaria e le sfide dell’integrazione, offrendo una visione di unità per l’Europa e il mondo intero.

Copertina rivista Nuova Umanità numero 235 (Città Nuova).
Copertina rivista Nuova Umanità numero 235 (Città Nuova).

L’editoriale di Gennaro Iorio apre questo fascicolo analizzando l’Europa e le sue nuove sfide in un contesto di profonda mutazione geopolitica e sociale. Il testo contenuto nel numero 235 della rivista Nuova Umanità, edita da Città Nuova, invita a non guardare ai confini come barriere insormontabili, ma come soglie di incontro e di reciproco arricchimento. Attraverso una narrazione fluida, l’autore esorta le istituzioni e i cittadini a riscoprire i valori fondanti del continente, proponendo una visione in cui la solidarietà non sia un accessorio, ma il motore di una nuova coesione europea. Questa riflessione si pone come base necessaria per affrontare le complessità della modernità, suggerendo che solo un’Europa capace di integrare le differenze possa realmente ambire a un ruolo di pace e di guida nel panorama mondiale contemporaneo, superando le paure che spesso paralizzano il dibattito pubblico e politico.

Il cuore di Nuova Umanità n. 235 è rappresentato dal “Focus” intitolato “Immigrazione e multiculturalismo”, un’indagine corale che attraversa i diversi continenti. Roberto Catalano analizza il rapporto tra migrazioni e Stati-nazione, mentre Giulia Albanese approfondisce le dinamiche dei flussi africani. La sezione si sposta poi sul Medioriente con Benedetta Cantamessa, sulle Americhe con Gustavo Adolfo Leal e sul Sud-Est asiatico con Grzegorz Ritinsky. Questi contributi delineano una mappa globale della mobilità umana, evidenziando come il fenomeno migratorio non sia un’emergenza passeggera, ma una dimensione strutturale del nostro tempo che richiede risposte coordinate, lungimiranti e rispettose della dignità inviolabile di ogni persona che cerca protezione o futuro lontano dalla propria terra d’origine.

Nella rubrica “Scripta manent”, un testo di Chiara Lubich sull’interdipendenza planetaria offre la chiave spirituale per leggere i fenomeni migratori come passi verso l’unità della famiglia umana. Tale visione è rafforzata nella sezione “Parole chiave”, dove Roberto Catalano sviscera i quattro verbi proposti da papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Spostandoci ai “Punti cardinali”, Stefano Pinna riflette sul bene come fine della persona in Jacques Maritain, mentre Giovanna Maria Porrino delinea il profilo di Myriam come donna ebrea. Questi approfondimenti filosofici e biblici arricchiscono il dibattito sul multiculturalismo, ricordando che l’incontro con l’altro affonda le sue radici in una comune ricerca di senso e di giustizia che attraversa i secoli e le diverse tradizioni religiose dell’umanità.

Il fascicolo conclude il suo percorso con la sezione “Alla fonte del carisma dell’unità”, dove Giuseppe Maria Zanghí esplora il rapporto tra cultura e culture nella mistica di Chiara Lubich. A questo studio si affianca il discorso inaugurale della Summer School Sophia, sempre a firma della fondatrice, e il diciannovesimo capitolo della Storia di Light curato da Igino Giordani. Le consuete rubriche “In biblioteca” completano il volume, offrendo spunti di lettura per chi desidera approfondire le tematiche sociali e spirituali trattate. Ogni articolo di questo numero concorre a formare una cultura dell’accoglienza che non nega le difficoltà, ma le affronta con la sapienza del carisma dell’unità. Leggere queste pagine significa dotarsi di strumenti critici per interpretare la società multiculturale come un’opportunità di crescita collettiva, dove il dialogo diventa la via maestra per edificare un mondo unito e solidale.

Buona lettura!

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