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Italia > Fisco

I nuovi controlli sui conti correnti

di Massimiliano Casto

- Fonte: Città Nuova

Nel mirino i movimenti bancari sopra i mille euro giornalieri e quelli mensili sopra i 5mila

L’Agenzia delle Entrate stringe il cerchio sui movimenti finanziari dei conti correnti bancari e postali, ed in particolare sui prelievi e sugli accrediti non solo giornalieri ma anche mensili. Si tratta di richieste di giustificazioni inviate dagli ispettori del Fisco relativamente all’anno 2014 sui movimenti giornalieri che superano i 1000 euro e su quelli mensili superiori a 5000 euro. Dopo avere concluso le operazioni di verifica dell’anno 2014 si passerà agli anni successivi. Vediamo meglio in cosa consistono questi controlli e come comportarsi.

A cosa servono

Queste vere e proprie indagini finanziarie hanno l’obiettivo di intercettare reddito imponibile, nella considerazione che le operazioni di accredito non giustificate e le operazioni attive non fatturate sono presumibili elusioni dal pagamento delle tasse. Sembra infatti che molto spesso dietro prelievi si nascondono costi in nero che hanno ragionevolmente generato compensi non contabilizzati, con risvolti anche in questo caso ai fini Iva. Le indagini sono volte quindi esclusivamente ad intercettare quelle operazioni di accredito individuabili come ricavi non tassati o non fatturati.

Cosa accade in caso di controllo

Le indagini finanziarie vengono avviate con un invito al contribuente a presentarsi ad un appuntamento con un funzionario, per consegnare giustificazioni di movimenti finanziari. Gli ispettori del Fisco chiedono infatti di giustificare determinati movimenti finanziari anomali: la prassi che seguono gli ispettori è quasi sempre la stessa, comunicata dal fisco ai singoli uffici secondo una circolare interna. L’Agenzia delle Entrate ha voluto adottare una prassi operativa unica per tutti gli uffici periferici, in base alla quale gli uffici devono astenersi dal compiere valutazioni sommarie, ma devono approfondire e ricostruire con precisione – in base ai documenti acquisiti (e a ulteriori accertamenti) – la consistenza patrimoniale e reddituale sulla base della quale si esercita la pretesa tributaria, cioè l’eventuale richiesta di omessi versamenti più interessi e sanzioni.

Cosa bisogna fare

Le comunicazioni che sono state già inviate – o che presto lo saranno – invitano il contribuente a presentare tutta la documentazione necessaria ad una data stabilita per verificare la sua posizione. Viene concesso un termine di 15 giorni per dare una risposta. La difesa di eventuali contestazioni è resa più difficile dal fatto che l’accertamento si riferisce ad anni passati, con tutte le immaginabili difficoltà conseguenti al reperimento della documentazione. Le difficoltà sono ancora più accentuate nel caso di conti correnti cointestati, con delega a operare, o di conti correnti per i quali il contribuente risulti esclusivamente il legale rappresentante dell’ente (come nel caso di una associazione).

Le sanzioni

Nel caso in cui il contribuente non riesca a fornire una opportuna spiegazione documentale, è prevista l’automatica presunzione di una attività illecita e di nero, e scatta immediatamente il recupero delle somme evase, tassando il prelievo o il deposito come ricavo e quindi reddito.

 

 

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