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Italia > Storie

Quando la povertà infastidisce

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova

A Genova multata un’anziana signora, senza fissa dimora, perché stazionava davanti ai negozi. Ma è questa la strada per promuovere il decoro cittadino? Non si partire da un altro tipo di iniziative, come quelle a favore di chi non ha niente?

I suoi anni stanno a metà tra i sessanta e i settata. A Genova la incontro da parecchio tempo è sempre seduta tra il ponte monumentale e Piazza De Ferrari. Tranquilla, il suo volto spesso è sorridente altre è invocante qualche spicciolo. Ha fame, questo sempre, perché di monete non è che ne ottenga poi parecchie lungo la giornata. Ma ha la fama di una clochard di tutto rispetto. Non infastidisce: è lì che guarda il flusso pedonale, mai poco, e non solamente nelle ore di punta. Eppure infastidisce. Già proprio così: infastidisce. La sua presenza lì, seduta sotto i portici infastidisce.

O forse “provoca” coloro che spendono i loro risparmi nelle boutique e si trovano davanti questo volto di donna senza cibo, che diventa così essa stessa un simbolo. Un simbolo che, per qualcuno, va contro il decoro della città. E al decoro del territorio l’amministrazione ci tiene eccome. Basti pensare che a Genova, dal Porto Antico e fin su verso piazza della Vittoria, vige il cosiddetto  “daspo urbano”:. In pratica, per chi non rispetta i criteri di decoro, c’è prima una multa e successivamente l’allontanamento di 48 ore.

Il porto di mare, quale è sempre stata la città di Genova, ora si dà un tocco di bellezza. “L’è tutta scena”, commenta Teo, il venditore di panini. “Sono qui da sempre e – afferma – Genova è percorsa da signori, e barboni, da chi viene per fare affari e da chi staziona per sopravvivere”.

Eppure l’assessore comunale alla Sicurezza, ha proposto, e la giunta ha approvato, le modifiche al regolamento di polizia municipale che consentono l’applicazione delle norme previste dal cosiddetto “decreto Minniti” . Il “daspo urbano” viene applicato per comportamenti come l’ubriachezza molesta, l’accattonaggio e per chi rovista nei cassonetti in cerca di cibo.

Nei giorni scorsi la nostra clochard non è stata allontanata, ma solo multata di 200 euro dopo i reclami dei commercianti di via XX Settembre. Erano infastiditi dal bivacco  vicino alle loro vetrine. La polizia municipale ha accertato che questo comportamento vìola un articolo del regolamento di polizia urbana che impedisce di bivaccare in luoghi di interesse pubblico, e le hanno porto la multa. Secondo l’assessore, il Comune sta mettendo mano a una situazione fuori controllo.

Eppure, parlando di decoro, sarebbero forse altre le necessità impellenti: la pulizia delle strade dagli escrementi degli animali che i padroni non raccolgono e dalle cicche, ad esempio. Se però davvero si vuole presentare la città in maniera più decorosa, perché non promuovere un progetto di sostegno per chi vive per strada? In molti dicono che la soluzione al problema esiste e potrebbe essere una concreta campagna di aiuto alle persone in difficoltà che, con la crisi economica, aumentano di giorno in giorno. E allora, anziché multare e allontanare i poveri, perché non si investe in un programma efficace di aiuto a chi non riesce ad andare avanti?

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