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Italia > 70esimo CN - Cronaca web

Nel disordine globale costruire fraternità. Al via il Festival di Città Nuova

di Candela Copparoni

- Fonte: Città Nuova

È iniziata la festa di Città Nuova presso il Convento San Domenico di Bologna. Segui la diretta sul canale YouTube Cittanuovatv

Festival di Città Nuova a Bologna, 24 ottobre 2026. Foto: Candela Copparoni

“Disarmare l’informazione per costruire la pace”. È questo l’argomento della prima tavola rotonda del Festival, coordinata dal giornalista Carlo Cefaloni, in dialogo con Nico Piro (in video messaggio), inviato di guerra del Tg3, Massimiliano Marianelli, rettore dell’Università di Perugia, e Laura Silvia Battaglia, direttrice della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano.

Di fronte al clima di guerra sempre più diffuso e al riarmo globale a cui stiamo assistendo, riflettiamo sul ruolo della comunicazione per costruire la pace. Un richiamo alla non violenza a partire dalle parole, l’ascolto e il dialogo perché, come segnalato dal moderatore, «dobbiamo disarmare le parole per disarmare le menti e disarmare la Terra».

Ad aprire la mattinata sono state le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha riferito tramite un messaggio inviato alla rivista che segue con attenzione l’impegno rinnovato ogni mese sulle pagine di Città Nuova, «uno spazio di riflessione capace di interrogare il presente andando oltre la superficie della cronaca».

10.05-11.00

Nico Piro, in messaggio video, ha sottolineato che «il prodotto della guerra fa male a molti e bene a pochi», mettendo in risalto che è difficile da vendere, per cui tramite eufemismi e mezze verità vengono nascosti concetti come “omicidi”. Per far fronte a questa realtà, il giornalista ha suggerito di riportare al centro le vittime e di far emergere le contraddizioni.

Festival di Città Nuova a Bologna, 24 ottobre 2026. Foto: Luigia Coletta

«Non c’è alcun disordine mondiale, c’è un nuovo ordine: cattivo, tecnologico, suprematista e che utilizza richiami religiosi per riuscire a costruire le sue armate», ha affermato Laura Silvia Battaglia. La giornalista ha evidenziato inoltre che «l’informazione va disarmata dall’odio diffuso, ma non dovrebbe essere disarmata dalla coscienza, dalla necessità che l’elemento ultimo resti l’essere umano». E ha spiegato che disarmare significa armare con “altre armi”, prima di tutto con la responsabilità, e attraverso il contatto reale con le persone.

Festival di Città Nuova a Bologna, 24 ottobre 2026. Foto: Candela Copparoni

Massimiliano Marianelli ha ripreso la suggestione di Battaglia sul “nuovo ordine” e ha espresso la sua preoccupazione sul fatto che si tratta di un ordine che si autoalimenta. Inoltre, il rettore dell’Università di Perugia ha posto in evidenza la necessità di una “mistica dell’attenzione e dell’ascolto”, indicando che «essere in ascolto significa restare nel tra, in una situazione di attesa che non cerca di imporre ma di accogliere l’altro».

D’accordo con Battaglia anche sul fatto che abbiamo una grande responsabilità, ha auspicato che questo ci aiuti a mantenere la speranza per cambiare rotta. Come alternativa alla logica del dominio ha suggerito quella della responsabilità e della cura, realizzando che nessuno di noi è indispensabile, ma che ciascuno costruisce qualcosa di importante.

Marianelli, uno dei ricercatori che ha detto “no” alla bomba atomica, ha spiegato che l’Università di Perugia si è opposta a fare studi di ricerca con aziende che finanziano l’industria delle armi, con la conseguente chiusura di una serie di accordi. «La sensibilità più grande proviene dai giovani, sia in ambito ambientale che sul tema della pace», ha affermato, e ha concluso che per dare una direzione diversa al caos mondiale, l’attenzione primaria dell’Università è posta sui più deboli.

Christian Carlassare, vescovo di Bentiu in Sud Sudan, in una testimonianza video ha raccontato la sua esperienza di sofferenza e di perdono, la distanza più interiore che fisica che separava lui dal suo aggressore, che lo puntava con un fucile da soli tre metri. «Ho notato la distanza tra la rabbia o la violenza che mi stava davanti, e quanto sempre ho cercato di vivere e sento di dover vivere», ossia la misericordia. «La misericordia è quello che ci rende veramente liberi», ha espresso. Secondo lui però non basta parlare di perdono, ma ci vuole un gesto attivo, un passo fatto verso l’altro.

Parlando del contesto del Sud Sudan in cui si trova, ha spiegato che «i giovani rifiutano la violenza e sono capaci di vivere insieme la fraternità». Sono le parole di perdono condivise che hanno ridotto la distanza fra lui e i suoi attaccanti. Il perdono lo ha liberato dalla paura.

Per visionare il programma completo clicca qui.

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