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Italia > Fotogallery

Da oggi scatta il diritto alla riparazione dei prodotti malfunzionanti

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Vi si è rotta la lavatrice? Il frigo non funziona più? Per 11 categorie di prodotti comprati a partire dal 31 luglio 2026, ci sarà il diritto a ottenere riparazioni gratuite o a costi ragionevoli. I dubbi delle associazioni dei consumatori

Le lavatrici dei nostri genitori duravano anche venti anni. Ogni elettrodomestico della casa era un investimento pluriennale e spesso non c’era nemmeno bisogno di manutenzione. Certo, non erano prodotti altamente tecnologici, non si accendevano e spegnevano a distanza, ma il loro lavoro lo svolgevano bene. Poi, è arrivata l’obsolescenza programmata, espressione difficile che significa che le aziende produttrici, al momento di realizzare l’elettrodomestico, inseriscono già una sorta di “data di scadenza”. Quando arriverà quel giorno, quella lavatrice, quel frigo, ma anche quello smartphone o quel computer, inizierà a dare problemi o si romperà. Non è fantascienza: se un prodotto lo fanno troppo bene non ne venderanno molti e non guadagneranno abbastanza. Perciò le aziende hanno semplicemente trovato il modo di farci spendere soldi a scadenze programmate. Per la legge non si tratta di una truffa, ma di sicuro non è una pratica commerciale corretta, almeno secondo il parere dei consumatori.

Per fronteggiare l’obsolescenza programmata e altre problematiche simili, l’Unione europea ha approvato, nel 2024, la direttiva n. 1799 sul diritto alla riparazione, che obbliga gli Stati membri ad adeguarsi. L’Italia lo ha fatto con una norma che dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale entra in vigore oggi, 22 ottobre, e che viene inserita nel Codice del Consumo. Si tratta del diritto alla riparazione, che dovrebbe aiutare i cittadini a far fronte a guasti più o meno previsti dalle aziende produttrici e dovrebbe evitare l’invio prematuro in discarica di rifiuti pericolosi o ingombranti, che con qualche riparazione potrebbero funzionare ancora a lungo.

Le nuove regole riguardano beni di consumo come lavatrici, lavasciuga, frigoriferi, lavastoviglie, aspirapolvere, cellulari, display elettronici, televisori, telefoni cordless, tablet, apparecchiature per la saldatura, beni con batterie per mezzi di trasporto leggeri, serve e prodotti di archiviazione dati, apparecchi per il riscaldamento d’ambiente a uso domestico. Questi prodotti, però, dovranno essere stati comprati a partire dal 31 luglio 2026 e che non siano funzionanti, ma ancora riparabili. Il diritto alla riparazione obbliga i produttori a riparare, anche dopo il periodo di garanzia legale, un prodotto rotto o difettoso che può essere riparato. Quando il cittadino chiamerà il tecnico, dopo il suo intervento dovrà ricevere un modulo europeo contenente tutte le informazioni relative alla riparazione: qual è la causa della rottura o del malfunzionamento, quanto tempo servirà per risolverlo, con quale costo, se è prevista una sostituzione del prodotto. Queste informazioni avranno una validità di 30 giorni.

In base alla direttiva europea, la riparazione dovrebbe essere fatta gratis. Se questo non è possibile, dovrà avvenire in un tempo definito e a un prezzo ragionevole. Se chi è responsabile della riparazione è ubicato fuori dall’Unione europea, l’obbligo della riparazione ricadrà sul suo rappresentante ufficiale europeo. Per consentire la riparazione, le aziende sono obbligate a fornire i pezzi di ricambio o gli strumenti necessari a prezzi ragionevoli. In caso di riparazione, se il bene difettoso o rotto è ancora in garanzia, quest’ultima si allunga di un anno. Come spiega Assoutenti, “resta fermo il diritto dei consumatori di scegliere tra la riparazione e la sostituzione dei prodotti difettosi entro il periodo di responsabilità del venditore incluso nella garanzia, ma se il consumatore sceglierà la riparazione del bene, il periodo di responsabilità del venditore sarà prorogato di 12 mesi dal momento in cui il prodotto sarà riparato”.

Rispetto alle nuove regole, il Codacons ha tuttavia espresso qualche perplessità. La novità, spiegano dall’associazione, “sulla carta appare come una rivoluzione, ma nella pratica rischia di tramutarsi in un palloncino bucato” a causa di alcune criticità. “In primo luogo – spiegano – per sapere se un prodotto potrà essere riparato e i relativi prezzi, potrà essere richiesto un costo di diagnostica al consumatore. Il decreto prevede infatti che «quando è necessario un servizio di diagnostica, compreso un esame fisico o a distanza, per individuare la natura del difetto, il tipo di riparazione e per stimare il prezzo della riparazione, il riparatore può chiedere al consumatore di pagare i costi necessari di tale servizio», circostanza che spingerà una consistente fetta di utenti a rinunciare del tutto al diritto alla riparazione“, soprattutto per i prodotti più vecchi.

La norma prevede che “la riparazione debba essere eseguita a titolo gratuito o a un prezzo ragionevole ed entro un periodo di tempo ragionevole”. Questi sono “concetti entrambi vaghi che si prestano ad interpretazioni di parte: uno stesso prezzo può essere ragionevole per il fabbricante ma non per il consumatore, così come il tempo di una riparazione, che cambia a seconda dell’uso che un cittadino fa di un determinato bene”. La seconda “criticità riguarda i pezzi di ricambio, che secondo l’Ue devono essere forniti a prezzi ragionevoli, ma che potrebbero non essere più disponibili per i prodotti meno recenti”. La terza problematica segnalata dall’associazione dei consumatori riguarda i pezzi di ricambio, “che secondo l’Unione europea devono essere forniti a prezzi ragionevoli, ma che potrebbero non essere più disponibili per i prodotti meno recenti. Anche qui poi il termine “ragionevole” è generico e ambiguo”.

Secondo le nuove norme, entro un anno (31 luglio 2027), sarà realizzata una piattaforma europea dove i consumatori troveranno i contatti dei riparatori, di quanti vendono i beni ricondizionati e altri recapiti utili. Per il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, “si tratta di novità molto importanti che impattano su consumatori, ambiente e produttori: lo smaltimento di prodotti riparabili genera ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti in Europa con costi sociali e ambientali rilevanti. Le nuove norme non solo riducono la produzione di rifiuti, ma contrastano l’odioso fenomeno dell’obsolescenza programmata, spingendo i fabbricanti a realizzare prodotti che durino di più nel tempo”. Il risultato, per i consumatori, dovrebbe essere di risparmiare, comprando beni più efficienti e duraturi.

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