Dal Medioevo ci è arrivata questa leggenda. Due giovani innamorati, passeggiando lungo il fiume Danubio, si scambiano promesse di amore eterno. Il ragazzo è un nobile cavaliere, pronto a partire per la battaglia. Nota dei fiorellini azzurri che crescono sul pendio a ridosso dell’acqua. Cerca di raccoglierli per darli alla sua amata, ma perde l’equilibrio a causa del terreno scivoloso e della pesante armatura, e cade nella corrente del fiume.
Prima di essere trascinato via dalle acque, riesce a lanciare il mazzetto di fiori alla ragazza gridando: «Non ti scordar di me!» Da allora, si dice, quei fiorellini sono stati chiamati proprio così, “non-ti-scordar-di-me”. Azzurri e delicati, semplici e poetici, con la loro eleganza discreta, sono poi diventati il fiore simbolo della festa dei nonni, istituita in Italia con la legge n.159 del 31 luglio 2005.
Ogni anno il 2 ottobre viene celebrata l’importanza del ruolo dei nonni all’interno delle famiglie e della società. Nelle famiglie dei nostri giorni, i nonni sono spesso un punto di riferimento insostituibile, un porto sicuro a cui i bambini e i genitori si affidano per la gestione quotidiana, o nei momenti di bisogno. Ma il fiorellino azzurro lega soprattutto i nonni alla memoria. Perché i nonni tramandano tradizioni, aneddoti personali e familiari, valori che altrimenti andrebbero perduti. Sono i testimoni viventi di un’epoca passata, incredibilmente lontana… quando non c’erano ancora i social e non si stava con lo sguardo incollato sui cellulari.
Se il bambino vive quasi tutto nel presente, se il genitore vive soprattutto nella responsabilità del presente e del futuro, i nonni portano con sé la memoria di un’intera vita. Legare i nonni alla memoria significa non solo guardare indietro, ma anche al futuro. Il “non-ti-scordar-di-me”, non a caso, è il fiore della richiesta di una promessa, di restare per sempre rinchiusi nel cuore dei nipoti. Anche quando non ci saranno più, i nonni continuano a vivere nella memoria dei giovani, che a loro volta, possono trasmettere i loro ricordi ai figli. Diventano così il filo invisibile che unisce le generazioni.
È singolare che il 2 ottobre è anche la festa cattolica degli angeli custodi, fissata ufficialmente nel 1670 da papa Clemente X, anche se la devozione e la presenza di altari dedicati agli angeli risalgono ai primi secoli del cristianesimo. Secondo la tradizione cattolica, ogni persona riceve in dono dal cielo un angelo custode. È una guida silenziosa, un compagno di viaggio, un protettore che accompagna l’essere umano verso il bene per tutta la vita.
Il grande teologo medioevale Tommaso d’Aquino, chiamato Doctor Angelicus, ha dedicato molte riflessioni agli angeli. Scrive nella Summa: «Angeli ad hominum custodiam deputantur», «gli angeli sono destinati alla custodia degli uomini». Secondo Tommaso, l’angelo illumina l’intelletto con la persuasione interiore, ma non costringe la volontà, che rimane sempre dell’essere umano. L’angelo accompagna, non impone. Per il grande teologo, l’angelo non abbandona mai l’essere umano, anche quando pecca, ma continua a sospingerlo dolcemente verso ciò che è chiamato a essere.
Nell’immaginario di tanti, nonni e angeli svolgono una funzione sorprendentemente simile: custodire senza sostituirsi. Questo profondo legame simbolico porta ad attribuire ai nonni qualità che si attribuiscono agli angeli: protezione senza possesso, benevolenza, saggezza, presenza nei momenti difficili, fiducia nel futuro del bambino. È ovvio che le due figure non sono equivalenti: l’angelo custode appartiene alla dimensione religiosa, il nonno a quella familiare e umana. Ma la similitudine può portare a dire: il nonno custodisce da dove vieni, l’angelo custodisce verso dove vai. Se l’angelo dice: «Dovunque vai, non sei mai solo», i nonni dicono: «Dovunque vai, non sei mai senza storia». È una bella complementarità.
