Prato è una città toscana, di quasi 200.000 abitanti. Per molti fattori, primo fra tutti la presenza di una diffusa industria tessile della lana, che chiede manodopera senza particolari specializzazioni, è sempre stata dal secondo dopoguerra in poi una città di migranti, provenienti nel secolo scorso dal sud d’Italia e da province toscane meno sviluppate, dopo il 2000, da Paesi extraeuropei. Attualmente sono presenti a Prato circa 110 etnie diverse, con una percentuale di popolazione straniera del 26,8%.
A settembre 2026, Prato ha visto il ritorno sui banchi di circa 27.000 studenti. Fra questi, la percentuale degli stranieri o non italofoni supera il 30%, mentre la media nazionale è dell’11,6%: in certi quartieri e zone della città laniera, tale percentuale raggiunge il 70-80%. Anche la media della dispersione e degli abbandoni scolastici è in questa città all’11%, riguardando soprattutto i ragazzi non italofoni, mentre la media nazionale è attualmente all’8,2%. Quanto proposto recentemente dal governo Meloni (di non superare nelle classi la percentuale del 30% di stranieri) ha visto la precisa presa di posizione del sindaco pratese Matteo Biffoni, che ha scritto alla premier una lettera pubblica, assunta a rilevanza nazionale: egli afferma che a Prato tale limite non può essere rispettato, servendo invece una maggiore dotazione di docenti per l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua (L2).
In tale contesto, molto complesso da un punto di vista demografico e sociale, si situa l’esperienza di Sincronie, seminario civile stanziale ormai alla nona edizione, per ragazzi delle superiori e dell’università: una storia forse piccola, ma che ha in sé stimoli molto interessanti.
Anche quest’anno, infatti, dal 9 al 12 settembre, si è svolto qui a Prato tale evento, finanziato, nell’ambito del progetto “Prato, comunità educante”, dalla locale Fondazione Cassa di Risparmio e dall’Associazione “Per i bambini”. Per i circa 30 ragazzi di 6 etnie diverse, il metodo adottato era quello del “testa-mani-cuore”, indicato da papa Francesco. Al mattino, per “mani”, i “sincronici” si recavano presso associazioni per svolgere opera di volontariato: alla mensa dei poveri, che fornisce ogni giorno 180 pranzi gratuiti, presso due oratori che seguono d’estate i bimbi per i compiti e nei giochi, all’emporio Caritas, per la distribuzione di generi alimentari.
Al pomeriggio e alla sera, per “testa e cuore”, si approfondivano sia l’amicizia, sia temi inerenti al titolo di quest’anno Esci dalla tua stanza, scelto parafrasando l’ultimo libro di Alberto Pellai: molti di noi, soprattutto giovani, infatti trascorrono molte ore in internet, negandosi così altre possibilità di relazione, di impegno o anche di svago. I relatori intervenuti sono tutti esperti di questo fenomeno: Alberto Pellai, notissimo studioso dell’iperconnessione, soprattutto giovanile, Tommaso Ciulli, psicologo esperto di intelligenza artificiale, Irene Lombardo, anche lei psicologa dell’età adolescenziale, Fernando Muraca, regista e autore di un famoso libro per adolescenti sul tema. Il terzo pomeriggio sono venuti fra noi don Alessandro Clemenzia, che ha introdotto la tematica della dimensione spirituale dell’uomo come aiuto a uscire dalla dipendenza digitale, e i ragazzi stati quest’estate in Brasile con il progetto Milonga, che ci hanno raccontato il loro viaggio.
Erano poi stati chiamati alla sera giovani testimoni impegnati nel settore politico e sociale. La prima sera, infatti, si sono confrontati in modo estremamente positivo Riccardo di Demos, Gabriele di Forza Italia e Fulvio del Partito Democratico, spiegando ai ragazzi più giovani il nascere e il consolidarsi della propria vocazione politica in una città complessa come Prato. La seconda sera, invece, Stefano dalla Sardegna ci ha raccontato l’idea e la realizzazione della piattaforma War free, pensata da lui e da altri giovani sardi. La terza sera Laura ci ha raccontato dei suoi viaggi per costruire relazioni europee e mondiali positive. Durante il seminario, i ragazzi non hanno manifestato mai difficoltà di relazione dovute alla loro origine diversa.
Riportiamo qui di seguito alcune impressioni giunteci dopo Sincronie:
T., 15 anni, scrive alla docente che l’aveva invitata: «Salve professoressa, innanzitutto ci tengo a ringraziare lei per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa fantastica esperienza, ringraziando molto anche gli organizzatori. Da questi giorni esco sicuramente più consapevole di ciò che succede nel mondo, non solo nella mia quotidianità. Ho capito come un piccolo aiuto che pensiamo non serva a niente invece può fare tantissimo, anche se noi non vediamo il risultato concretamente. Sono davvero molto contenta perché penso di aver trovato in questo contesto delle persone che hanno la mia stessa voglia di mettersi in gioco, la mia stessa passione di scoprire e di aiutare, al di là della propria origine, e questo non è scontato, anzi… Sarò molto felice di portare avanti questo progetto per tutto l’anno, in maniera continuata, così da restare sempre in contatto con gli altri ragazzi non solo dallo schermo di un telefono, ma continuando la nostra avventura di persona. La ringrazio di nuovo con tutto il cuore per avermi introdotta in questo mondo».
S., 19 anni, di origine albanese: «Ho 19 anni, questo è il mio terzo Sincronie. Durante questa edizione abbiamo parlato, fra l’altro, dell’importanza del desiderio come aspirazione a cose grandi, di quanto il desiderio, una cosa unica e profonda dentro di noi, sia diverso dal bisogno. È complicato capirlo, è complicato raggiungere questo desiderio, che è il cuore del nostro essere, ma una cosa che Sincronie fa è avvicinarti a questo fulcro dentro di te. Poi, veramente ti avvicina a tante persone, senti un clima caloroso con tutti e stabilisci rapporti veri. È un ambiente diverso, molto diverso da tutti gli altri che ci sono in giro ed è speciale, è unico. La parola che sceglierei io per descrivere questa esperienza è “calore”, cioè sentirsi tutti uniti stando bene».
Da una mamma è arrivato la sera stessa della conclusione di Sincronie questo messaggio a una delle organizzatrici: «Buonasera. Scusami tanto l’orario… solo per dirti che nostro figlio G. è tornato entusiasta e ci tenevo a ringraziarti di cuore per questa bella opportunità che ci hai dato».
Anche quest’anno la sfida per gli organizzatori è dare continuità al progetto. Già è stato fissato un weekend in comune per ottobre.
