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Italia > Attualità

Lettera a mia figlia

di Luigia Coletta

- Fonte: Città Nuova

Un tempo complesso il nostro, la parità di genere è avviata ma la mèta è lontana, di patriarcato non si vuole sentir parlare ma è vivo e vegeto e spesso per assuefazione non ci accorgiamo della sua esistenza

Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Amore mio,

hai presente quel bel film di Paola Cortellesi, C’è ancora domani, che abbiamo visto al cinema pochi anni fa? Raccontava l’inizio di un’emancipazione femminile a partire dal diritto al voto alle donne nel 1946. Ma quello, tesoro mio, è stato solo l’inizio, che qui a quanto pare la strada è ancora lunga… Perché quando un ministro – manco uno qualunque, Tajani, quello degli Esteri e vicepresidente del Consiglio – definisce in pubblico la serietà o meno di una donna in base ai centimetri della gonna che porta, mi si aggroviglia parecchio lo stomaco. E quindi ti scrivo, perché le parole non fuggano via, concedimi uno sfogo nero su bianco. Il discorso di Tajani è diventato talmente virale sui social che i commenti e i meme si sprecano, l’ironia è spesso la risposta migliore, spero li abbia letti, magari qualcuno è arrivato anche alla Meloni che proprio il giorno prima, parlando di burqa e hijab, ha dichiarato esattamente il contrario: «In Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi»; e dopo le affermazioni di Tajani ha espresso un sintetico: «Quella frase gli è uscita male…». Ma chissà se gli è uscita davvero male o è stata esattamente la descrizione dell’immaginario femminile che, anche prima di quel 1946, le donne devono combattere dentro e fuori casa. Quello cioè della moglie che è sempre presente, che è custode della stabilità della famiglia (solo lei?), che non deve creare problemi. E che non deve risultare appariscente, sennò… gli uomini come le resistono?, la loro carne è debole. Quel patriarcato, insomma, a cui molti si sono assuefatti e nemmeno vedono più. Quanti luoghi comuni – e per quanto tempo – dovremo ancora sopportare prima di considerare il nostro corpo avente pari dignità di quello maschile?

Ma poi da che pulpito ha parlato Tajani, rappresentante di Forza Italia, il partito di Berlusconi, l’uomo che “amava” le donne! Tu non c’eri quando il Cavaliere negli anni ’90 ci omaggiò della creazione di Mediaset, la società di produzioni che sfornò programmi di (quale?) livello come Non è la Rai, Drive In, le veline di Striscia la Notizia, le docce in diretta a Buona domenica per rendere i vestiti ancora più attillati… Quando avrai un po’ di tempo guarda questo breve documentario di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne. Ti evito i dettagli sui festini che Berlusconi organizzava nella sua villa o sulle sue barzellette a sfondo allusivo e sessista. Non è che non esistessero queste dinamiche di oggettificazione nella società, ma lui le ha normalizzate, e le ragazze nelle tv di Berlusconi portavano ben pochi centimetri di gonna.

Quando ci lamentiamo e facciamo notare che “Houston, abbiamo un problema”, passiamo per esagerate, vittimiste e bigotte perché come è possibile – dicono – che non ci facciano piacere i complimenti sul lavoro o per strada o qualche carezza in più? Ma il punto è che non possiamo stare tranquille finché ci saranno esternazioni di personaggi come il consigliere regionale del Veneto Valdegamberi, di Futuro Nazionale. Qualche giorno fa costui ha scritto al ministro dell’Istruzione Valditara dicendo che, riguardo il nuovo protocollo scolastico per prevenire la violenza sulle donne, la Fondazione dedicata a Giulia Cecchettin non dovrebbe entrare nelle scuole perché è «un cavallo di Troia per introdurre un’impostazione ideologica sul tema del maschile». Lui teme che denunciando i comportamenti sessisti o di controllo, forme di gelosia nei rapporti di coppia e maltrattamenti che possono sfociare nella violenza, l’uomo venga criminalizzato. Povero Valdegamberi, come glielo spieghiamo che proprio ponendo l’attenzione sul rispetto dell’altro, uomo o donna che sia, riusciremo a estirpare la cultura del possesso e di conseguenza la piaga dei femminicidi? Perché gli uomini non sono tutti “brutti e cattivi”, anzi, ma abbiamo bisogno soprattutto del loro sostegno per sentirci non uguali, ma pari.

E purtroppo è sfumata anche la possibilità che tutto questo venga insegnato nelle scuole fin da piccoli, non ci saranno percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e primarie, mentre nella tua scuola essendo secondaria verrà eventualmente richiesto il consenso scritto delle famiglie. Per il momento è così, ma la raccolta di firme per un referendum abrogativo della legge 104/2026 ne ha raccolte molte più di 500 mila che a giorni verranno depositate alla Corte di Cassazione. Anche Mattarella ha sottolineato l’esigenza «della prevenzione, dell’individuazione delle condizioni di violenza, della formazione. E quella dell’educazione, sì, nelle scuole. Nelle Università come tema di lavoro professionale, ma nelle scuole per trasmettere un senso dei rapporti umani, che è quello che ha sempre caratterizzato, tra l’altro, il modo di crescere della civiltà».

Perché poi ci ritroviamo ad avere a che fare, anche più banalmente, come tu stessa mi hai fatto notare, con la pubblicità di una società di scommesse sportive, in cui l’attrice Sydney Sweeney posa sostanzialmente nuda con alcune attrezzature sportive addosso. «La campagna nasceva dalla volontà di accogliere un’idea divertente», ha dichiarato Sydney Sweeney. «Il concetto è semplice: eliminare il superfluo e concentrarsi esclusivamente sullo sport. La campagna dà vita a questa idea con sicurezza, umorismo e un tocco giocoso». La polemica è esplosa e sicuramente era l’obiettivo dello spot, ma noi non ne avevamo bisogno e nemmeno tutte le atlete che in questi giorni hanno protestato contro la sessualizzazione della donna anche nello sport.

Ecco, ho finito la predica, ma sono mamma anche per questo… Fra tanti anni non ci sarà più bisogno di fare “sermoni” sulla parità di genere, perché sarà un traguardo raggiunto, e magari andrai a rispolverare questa letterina… Fino ad allora, nulla è scontato.

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