L’Australian Catholic University apre a Roma il suo primo campus permanente in Europa: l’inaugurazione è prevista per il 22 settembre 2026 alla presenza della dirigenza di ACU, di rappresentanti della Chiesa, di autorità istituzionali e di partner internazionali. Il campus di Largo Giovanni Berchet, in zona Trastevere, vuole rispondere non solo al desiderio di costruire un dialogo più stretto con la Chiesa e con le istituzioni cattoliche ed europee, ma anche alla domanda degli studenti australiani stessi: sono infatti quasi sestuplicate negli ultimi quattro anni le domande per un periodo di studio a Roma.
Il campus sarà aperto a studenti di tutto il mondo, con svariate aree di studio e ricerca articolate su una trentina di corsi in svariate aree: economia e impresa, educazione, psicologia e comunità, religione, teologia e diritto, scienza, Roma antica e storia, Roma, cultura e società, lingua italiana. Ci saranno inoltre programmi dedicati all’intelligenza artificiale e alla fioritura umana (human flourishing), incentrati non solo sull’adozione delle nuove tecnologie da parte delle organizzazioni, ma anche su cosa questi cambiamenti comportino per le persone, il lavoro e la società. Altri temi saranno leadership, tutela delle persone vulnerabili, dignità umana e futuro del lavoro.
Questo passo si inserisce nel percorso già iniziato a Roma da ACU nel 2015, con la creazione del Rome Centre in collaborazione con la Catholic University of America, e la porta ad essere la terza università australiana – insieme a Monah e RMIT – ad avere una sede permanente in Europa. «Nell’ultimo decennio, la presenza dell’ACU a Roma ha creato opportunità trasformative per i nostri studenti, permettendo loro di immergersi in uno dei grandi centri mondiali di cultura, sapere e fede» ha dichiarato la professoressa Julie Cogin, provost di ACU. «Compiamo ora il passo successivo: ampliamo in modo significativo questa presenza mantenendo gli studenti al centro del progetto. Il nuovo campus creerà opportunità non solo per la formazione e la mobilità studentesca, ma anche per la collaborazione nella ricerca, la formazione executive e un impegno più profondo con i partner internazionali».
