Ancora lui, sempre lui: il re dello Stelvio e delle Alpi, Tadej Pogačar, conquista il quinto titolo nella Grande Boucle decimata, quest’anno, da cadute e incendi.
Pogačar nella leggenda
Si conclude con la parata trionfale, 21esima tappa della 113esima edizione della corsa francese, il Tour de France 2026. Una parata accorciata a soli 89 chilometri a causa dei drammatici incendi boschivi che hanno flagellato la periferia di Parigi ma che non hanno comunque potuto ridimensionare – nonostante la clamorosa vittoria di Mathieu van der Poel nell’ultima tappa – la bruciante superiorità di un immenso Tadej Pogačar che porta a casa il quinto trionfo in carriera nel Tour de France ed entra nella leggenda.
Il fuoriclasse sloveno raggiunge, infatti, il record di cinque vittorie al Tour di Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Miguel Indurain e Bernard Hinault e ora può puntare al primato solitario in maglia gialla. Un primato che sembra facilmente raggiungibile per il ciclista sloveno che ha dominato la corsa francese perché, nelle 21 tappe dell’edizione 2026, solo quattro volte non si è vestito di giallo, tenendosi stretto la maglia di leader dalla sesta frazione fino al traguardo conquistando ben cinque tappe. Così commenta il suo monopolio nella gara “re” Tadej: «Vincere cinque volte questo favoloso trofeo sembrava un sogno impossibile quando ho iniziato. Questa edizione è stata durissima, la squadra ha sofferto per via dei virus interni, ma l’abbraccio del pubblico parigino ripaga ogni singola pedalata e ogni momento di crisi affrontato sulle Alpi».
Un monopolio che ha come emblema la vittoria con record nella scalata dell’Alpe d’Huez, 19esima tappa della Grande Boucle. Un magico 35’27”, quello realizzato da Pogačar al termine di 34 sorpassi, che ha abbassato – davanti a 600 mila tifosi – di 1’13” il precedente primato (36’40”) del nostro Marco Pantani risalente all’ormai lontano 1995. Un tempo storico, con una VAM (velocità ascensionale media) di 1.882 m/h: qualcosa di impensabile per qualsiasi altro essere umano come si evince, tra l’altro, anche dall’impressionante distacco inflitto al secondo in classifica generale: 6’26”.
Ma questo è solo il Tour e, oltre a questo, lo sloveno domina praticamente ovunque. Da inizio 2026 ha già vinto 19 corse. Inoltre, Pogačar è in testa al ranking UCI (la Federazione internazionale del ciclismo) dal 2021 e negli ultimi tre anni ha vinto: 1 Giro d’Italia, 3 Tour de France, 2 Mondiali in linea, 1 Europeo e 9 classiche Monumento. Oltre alla Roubaix, l’unica grande corsa che gli manca è la Vuelta, a cui potrebbe partecipare quest’anno viste le indiscrezioni emerse durante il Tour e mai smentite. Se si escludono le volate di gruppo, è il più forte su ogni terreno: in salita, sugli strappi brevi, sul pavé, sullo sterrato e anche in discesa.
Un dominio senza rivali, ma occhio alla Gen Z

Il podio del Tour de France: da sinistra Remco Evenpoel, Tadej Pogacar e Isaac Del Toro. Foto via Ansa/EPA/YOAN VALAT
Un dominio, quello dello sloveno della UAE Team Emirates che diventa ogni anno più evidente e che, a causa dell’assenza di veri rivali, rende l’esito di molte corse ormai quasi scontato. Se in alcune classiche Mathieu Van der Poel riesce a dargli del filo da torcere, nei Grandi Giri nessuno, infatti, nessuno sembra tenere il suo passo. L’unico che sembrava tenergli testa era Jonas Vingegaard, ormai quasi innocuo per lo sloveno dal 2024 e, in calo dopo il trionfo al Giro d’Italia. In calo o no, comunque, in questa edizione del Tour il danese ci lascia con il beneficio del dubbio a causa della caduta nella 15esima tappa che ci ha privato della controprova sulle salite, quelle adatte a lui, anche se bisogna dire che nelle prime 14 frazioni il danese non era comunque mai riuscito a seguire e impensierire Pogačar, come faceva un tempo. Inoltre, la frattura alla clavicola – procurata nella caduta sopra menzionata – e l’età (30 anni a dicembre) fanno pensare che Vingegaard calerà nei prossimi anni e la sua squadra ha già annunciato che potrebbe non correre più nel 2026.
Ma, se da una parte sembra che finché Pogačar gareggerà agli altri rimarranno solo le briciole, dall’altra parte è vero anche che, dietro le corse in solitaria dello sloveno, ci sono tanti giovani che cominciano ad emergere per dimostrare che la Generazione Z del ciclismo mondiale è ormai pronta a dare il cambio alla vecchia guardia. Dietro al cannibale Tadej – seguito dal belga Remco Evenpoel – ecco apparire, infatti il ventiduenne messicano Isaac Del Toro e il diciannovenne prodigio francese Paul Seixas alla sua prima partecipazione al Tour casalingo.
Al momento, quindi, non si possono che applaudire le gesta di quello che è ormai il Re Sole della Grande Boucle: Tadej Pogačar ma attenzione perché nello sport le cose cambiano in fretta e i fuoriclasse della Gen Z sembrano non vedere l’ora di farsi notare.
