Come riportano le agenzia di stampa, tra cui l’Ansa, la Corte suprema degli Stati Uniti ( con un voto di stretta maggioranza, 5 a favore e 4 contrari), «ha respinto le restrizioni di Trump sulla cittadinanza per diritto di nascita, invalidando un pilastro della sua politica sull’immigrazione. La Corte ha stabilito che un ordine esecutivo, emanato da Trump poche ore dopo il suo insediamento l’anno scorso, risultava incompatibile con il Quattordicesimo Emendamento della Costituzione».
Foto Archivio Ansa delle proteste negli Usa contro la gestione della ICE, United States Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale statunitense delegata al controllo della sicurezza delle dogane e dell’immigrazione.
Come osserva il periodico Newsweek, «La sentenza, che rappresenta una significativa sconfitta legale per la politica sull’immigrazione dell’amministrazione Trump, ha riaffermato le tutele costituzionali stabilite dalla Corte Suprema nel 1898 con la decisione nel caso United States v. Wong Kim Ark, la quale ha sancito che i figli nati negli Stati Uniti sono cittadini a prescindere dalla nazionalità dei genitori, fatte salve limitate eccezioni, come nel caso dei figli di diplomatici stranieri.
Secondo le stime del Pew Research Center, un think tank apartitico, nel 2023 negli Stati Uniti sono nati circa 300.000 bambini da madri immigrate prive di regolare permesso di soggiorno.
