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In profondità > Parola di vita

Parola di vita di maggio: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi…”

di Team della Parola di vita

- Fonte: Città Nuova

«“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (Gv 20,21-22).

Dopo essere apparso a Maria di Magdala il mattino di Pasqua, la sera di quello stesso giorno il Risorto si rende presente per la prima volta fra i suoi discepoli. La loro reazione immediata è la gioia, arricchita dalla pace, quella vera che solo lui può dare (1): «Pace a voi» (v. 21). Gioia e pace sono frutti dello Spirito (2). Difatti Gesù dice subito loro: «Ricevete lo Spirito Santo» (v. 22).

«“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”».

Lo Spirito Santo non solo abilita i discepoli alla stessa missione di Gesù data dal Padre, ma li “ricrea” quale umanità nuova. Il gesto del Risorto che soffiò su di loro è lo stesso che il Creatore fece nelle narici dell’uomo plasmato con polvere del suolo (3). Come la creazione è opera continua dell’amore del Padre che sostiene l’intero universo, così la nuova creazione operata dal Risorto nello Spirito Santo continuamente sostiene l’umanità in cammino verso il Regno. La Parola di Vita di questo mese ci ricorda che nella nostra esistenza abbiamo una grande possibilità: diventare “altri Gesù”. E questo è vero per ciascuno singolarmente, ma ancora di più comunitariamente. Gesù parla al plurale ai suoi discepoli: solo insieme, infatti, tutte le membra, con le loro specificità, possono “ripetere” il corpo mistico di Gesù.

«“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”».

In quanto figli nel Figlio, abbiamo dunque la stessa vocazione di Gesù: usciti dal seno del Padre, siamo chiamati a ritornare a lui, ripetendo nel mondo i suoi gesti e le sue parole, accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo. Se ci apriamo a questo dono, anche noi possiamo affermare con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me»(4). Questa Parola, dunque, ci invita ad approfondire il nostro rapporto con lo Spirito Santo, sia nella preghiera che nella vita di ogni giorno, “ascoltando quella voce”, e ricordandoci che «senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione, la missione una propaganda. Ma nello Spirito Santo il cosmo è sollevato e geme nella gestazione del Regno, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, la missione è una Pentecoste» (5).

«“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”».

Andrea è un adolescente in piena crisi esistenziale: i dubbi sul senso della vita, la paura del futuro, le fragilità che sperimenta gli sembrano montagne insormontabili e si ritrova spesso scoraggiato e infelice. Qualcuno gli suggerisce di parlarne con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Poco prima di incontrarla, Andrea sente pronunciare da Chiara sottovoce la parola: «Spirito Santo», e capisce che Chiara sta pregando. Durante il colloquio si sente profondamente compreso, ascoltato e accolto così come è. E ritrova la pace: non perché i suoi problemi siano di colpo scomparsi, ma perché ora c’è qualcuno con cui condividerli. «Da Chiara non solo ho ricevuto un aiuto concreto – confiderà anni dopo –, ma ho anche imparato uno stile: farsi accanto a chi soffre, con delicatezza e comprensione, senza giudicare, proprio come farebbe Gesù». Questo può realizzarlo solo lo Spirito Santo, se lo accogliamo e lasciamo operare in noi.


1 Cf. Gv 14,27.

2 «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza…» (Gal 5,22).

3 Cf. Gen 2,7.

4 Gal 2,20.

5 Ignazio, metropolita di Laodicea, Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, 5 luglio 1968, citato da papa Francesco nell’Omelia della solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020.

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