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Italia > Regioni

Udine, lo sport come veicolo di inclusione scolastica

di Chiara Andreola

Presentato il progetto realizzano in collaborazione tra Associazione Sportiva Udinese (ASU), Coni Fvg, Csen Fvg, Istituto Comprensivo Udine 6 e Fondazione Pittini per offrire percorsi rivolti ad alunni con disabilità motorie gravi

Sport e inclusione (foto Pexels – SHVET production)

Che lo sport sia un potente veicolo di inclusione per persone con svariate tipologie di disabilità è cosa nota da anni, e dimostrata da una lunga serie di buone pratiche consolidate; è però altrettanto vero che le buone intenzioni finiscono spesso per scontrarsi con la scarsità di risorse e di personale formato. Una criticità che in ambito scolastico fa sentire ancor di più il suo peso, in quanto si riflette su una categoria di persone – bambini e ragazzi – che ancor più di altre necessità di percorsi di inclusione reale.

Una risposta in questo senso arriva da Udine, dove lo scorso 16 aprile sono stati presentati i risultati della prima edizione del progetto “A proprio agio nelle scuole”. A dar vita all’iniziativa sono stati l’Associazione Sportiva Udinese (ASU), l’Istituto Comprensivo Udine 6, Coni e Csen Fvg con il sostegno della Fondazione Pittini.

La presentazione del progetto “A proprio agio nelle scuole”. Da sinistra: Giuliano Clinori, Leonardo Primus, Alessandro Nutta, Chiara Dazzan, Laura Galliussi, Nicola Di Benedetto, Federico Pirone.

Il progetto punta in particolare a colmare il vuoto di figure con formazione specifica in sport e disabilità, consentendo anche ai bambini con esigenze speciali di fare regolare attività fisica grazie al supporto di una figura tecnica con tali competenze fornita dall’ASU. In questa prima fase sono stati otto gli studenti con disabilità grave che hanno potuto beneficiare di questo progetto, sia in modalità uno-a-uno tra ragazzo ed educatore che in piccoli gruppi; così da promuovere al massimo livello possibile l’autonomia di questi ragazzi, l’integrazione, il superamento delle barriere fisiche e cognitive e l’autostima grazie ad un’attività motoria calibrata sui bisogni di ciascuno. Il coinvolgimento di diverse realtà – sportive, istituzionali ed economiche – ha permesso di garantire il reperimento sia dei fondi che del personale per sostenere il progetto.

«Le attività proposte, di un’ora e organizzate in piccoli gruppi di due o tre, permettono di vivere un momento di sfogo motorio, che risulta particolarmente importante per quei bambini che spesso non frequentano contesti sportivi extrascolastici – ha spiegato Laura Galiussi, tecnica sportiva dell’ASU -. Attraverso giochi, esercizi e percorsi, i piccoli sviluppano abilità motorie di base, imparano a rispettare semplici regole e a collaborare con gli altri. Accanto a ciò il progetto favorisce la condivisione di spazi e materiali, promuovendo relazioni positive, inclusione e partecipazione attiva, contribuendo così al benessere globale del bambino all’interno del contesto scolastico».

Ad accogliere il progetto come buona pratica da incoraggiare e sostenere è stato anche il Comune di Udine, tanto che alla presentazione di “A proprio agio nelle scuole” sono intervenuti anche l’assessore alla Cultura e all’Istruzione Federico Pirone e l’assessora allo Sport Chiara Dazzan; che ha ricordato come «iniziative come “A proprio agio nelle scuole” ci ricordano quanto sia decisivo il contributo della società civile, delle associazioni sportive e delle realtà del territorio nel costruire percorsi capaci di rispondere a bisogni reali, con competenza e sensibilità».

«Operare nell’Istituto Comprensivo Udine 6 significa confrontarsi quotidianamente con un territorio complesso, segnato da fragilità sociali, culturali ed economiche – ha affermato il dirigente dell’IC 6, Leonardo Primus -. In questo contesto, la scuola è molto più di un luogo di apprendimento: è un presidio di inclusione, legalità e comunità. […] È però fondamentale continuare a rafforzare le risposte educative, soprattutto a sostegno dei più fragili e con questo progetto pilota, che auspico sia solo l’inizio, andiamo proprio in questa direzione».

«Lo CSEN, insieme a Special Olympics, ha come missione l’inclusione, un obiettivo prioritario che perseguiamo con convinzione – ha aggiunto Guliano Clinori, presidente CSEN Fvg e delegato CONI Fvg -. Grazie all’Associazione Sportiva Udinese, che ha proposto progetti innovativi e concreti, e alla Fondazione Pittini, che li ha sostenuti, oggi abbiamo formato centinaia di tecnici specializzati. Il modello creato si sta diffondendo, generando sinergie e ispirando altre regioni. La strada è ancora lunga, ma passi importanti sono stati compiuti verso una società davvero inclusiva».

«Abbiamo deciso di compiere un ulteriore passo verso l’inclusione di atleti con disabilità perché crediamo, a tutto tondo, che la società civile debba garantire pari opportunità, non solo in palestra ma anche a scuola – ha sottolineato Nicola Di Benedetto, direttore generale dell’ASU -. Il nostro impegno è trovare risorse per sostenere e sviluppare progetti di questa natura: se il pubblico ci darà una mano, siamo pronti a fare da organizzatori, estendendo direttamente il modello o coordinando una rete virtuosa per coinvolgere altri istituti della provincia. Saremmo lieti se questo fosse un progetto apripista capace di consentire una istituzionalizzazione di questi percorsi».

Riproduzione riservata ©

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