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Andrea Appiani e la Bellezza Ideale

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Oltre cento opere a Milano celebrano il pittore del Neoclassicismo. Finora troppo poco conosciuto

GIBALDI FRANCO

Se per caso qualcuno a Roma passa ad osservare gli affreschi di Raffaello e bottega alla Villa Farnesina e si sofferma sul tipo di bellezza femminile della Galatea e poi sale a Milano in Palazzo Reale a visitare le opere di Andrea, troverà quella “corrispondenza di amorosi sensi”, per dirla con Foscolo, che unisce l’idealità rinascimentale al nuovo classicismo milanese di cui il nostro artista si fa interprete finissimo. E se qualcuno sempre a Milano, nel cortile di Brera, ammirerà il bronzo del Canova che ritrae un Napoleone “eroico”, troverà certo affinità con l’eroicità meno esibita ma certo ben presente negli altri ritratti di Bonaparte, di cui Appiani diventerà il pittore “reale”.

Idealità classica e classica compostezza negli affreschi e nei numerosi ritratti in cui i personaggi vestono abiti contemporanei ma sono colti  in un’atmosfera di immortalità. E il caso del ritratto del generale Louis-Charles-Antoine Desaix de Veygoux (Versailles, Musée National) anno 1800, un giovane morto in battaglia, collaboratore eroico di Napoleone in Egitto. L’uomo è rappresentato di profilo, come un imperatore romano, mentre legge un rapporto davanti a due servitori arabi sotto un cielo leonardesco: solenne, a mezza figura, il profilo eburneo come una medaglia classica.

Naturalmente, Napoleone viene rappresentato più volte. Nella serie di affreschi in Palazzo Reale ‒ purtroppo distrutti durante l’ultima guerra ‒ egli diventa, in un cartone superstite come un Giove nell’Apoteosi, un nuovo dio di una nuova era di cui Appiani, come in Francia David, diviene un interprete convinto.

Forse però, oltre ai ritratti, il meglio Andrea lo offre in opere di rivisitazione del mito, piene di grazia leonardesca e raffaellesca, senza dimenticare i lombardi del Rinascimento come Luini e Correggio.

È il caso della tela di Giunone assistita dalle Grazie (Brescia, Musei Civici) 1805-1810: eleganza e raffinatezza nelle tinte chiare, dolce sensualità nei nudi, colori delicati di viola e verde marcio. Il collegamento con le sculture più morbide del Canova (Amore e  Psiche stanti, ad esempio) è indubbio come pure con la sensibilità di poeti come Monti e Foscolo (ritratti dall’artista), in quest’arte che cesella ombre e luci come versi musicali perfetti, sfumando ogni disarmonia.

Un mondo di resurrezione della bellezza ideale nel sogno della immortalità, da parte di Napoleone e del suo tempo così rapido, ma reso duraturo dall’arte di Andrea e dei suoi contemporanei.

Andrea Appiani e il Neoclassicismo a Milano. Milano, Palazzo Reale. Fino all’11.1 (catalogo Electa)

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