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Cultura > I film della settimana

Cosa vediamo nel weekend?

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La scelta al solito è appetitosa. Ecco una possibile visione

Massimo Popolizio, Fiorella Infascelli e Sergio Rubini alla proiezione di “La camera di consiglio” al 20° Roma Film Fest, 18 ottobre 2025. © ANSA/Fabio Frustaci

Nel 1985 vivevo ancora nei territori siciliani. La fama del Maxi processo contro Cosa Nostra con 470 imputati, fu una cosa nuovissima e grossa. In un’isola dove la convivenza con la mafia era cosa “normale”, il fatto costituì un evento, un risveglio: molti giovani si scossero, conobbero e capirono. Un ardire, come alcuni ragazzi che si scoprirono contro Cosa Nostra, anche nei piccoli paesi. Ci sarebbero storie da raccontare. Cosa è rimasto di questo? Poco. L’isola sembra sia riaddormentata, alcuni mali sono risorti, alcune figure “rivoluzionarie” scomparse, anche l’incuria per le bellezze: lo sporco sui mosaici di Piazza Armerina. La mafia vive.

Perciò La camera di consiglio di Fiorella Infascelli, in sala dal 20 novembre, è uno di quei film civili che vale la pena vedere. I due giudici, magistralmente interpretati da Massimo Popolizio (il “fumino” Pietro Grasso) e Sergio Rubini, l’opposto, dal vivo spessore umano, in quei 36 giorni del 1987 in cui 8 giudici, dei quali 6 popolari, decisero il verdetto, restarono chiusi con loro, ibernati, nel carcere palermitano dell’Ucciardone. Giorni difficili, pericolosi, tesissimi.

L’atmosfera grigia e cupa dell’ambiente è la protagonista del film: una tragedia alta, un teatro vero e drammatico dell’esistenza umana fra delitto, colpa e scelte, e una violenza silenziosa che tutto pervade, anche le anime, anche come soluzione o tentazione. Il sangue sparso nell’Italia di quegli anni gridava allora e grida anche oggi alle nuove generazioni, che lo devono riconoscere per svegliarsi. Sta qui l’attualità del film, perché la mafia opera, travestita nei media, nella politica, nella mentalità. Il pericolo è vivo. Il cinema migliore, come questo, lo sente e lo dice, per non assopirci con giochi televisivi, fiction suadenti e violente, e abituarci a non pensare più.

Specie i giovani. A questo proposito, un altro aspetto attuale, la tendenza a essere sfruttati e sfruttatori, appare evidente in Dreams di Michael Franco. Niente a che vedere con il finto romanticismo sessantottesco del film The Dreamers di Bertolucci. Qui si racconta di Fernando (Isaac Hernández), giovane ballerino messicano, che diventa amante della bella e ricca Jennifer (Jessica Chastain). Una passione sensuale, mancante di soldi, dove i due si sfruttano a vicenda. La donna non vorrà essere dominata, i soldi hanno le loro regole e anche l’egoismo: ci vorrà una vittima, ed è prevedibile chi sarà. Le passioni — libertà, sesso, soldi — dominano il racconto, più vicino alla realtà di quanto si pensi, e il film, ben fotografato, è un’illustrazione di tutto. Un’illustrazione, certo, non è il massimo. Ma è una spia di quanto accade anche da noi, in modo forse più triste.

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