Cosa significa davvero educarsi? Non solo studiare o comportarsi bene, ma imparare a diventare persone libere, curiose e capaci di cambiare il mondo partendo da se stesse. Con questa convinzione la redazione ha costruito il numero della rivista Teens di novembre 2025, edita da Città Nuova, interamente dedicato all’educazione nelle sue forme più diverse: quella che libera, quella che forma, quella che — in certi momenti della storia — ha invece oppresso e distrutto. Il titolo dice tutto: “Educazione: it’s time to change!”
Al cuore del numero c’è un’intervista allo scrittore e docente Enrico Galiano, realizzata da una classe di Manfredonia, che racconta la sua visione dell’educazione come bussola e non come gabbia — perché educare, dal latino educere, significa portare fuori ciò che già c’è dentro. Accanto a questo, la redazione si interroga su cosa studi davvero la scuola di oggi: le materie umanistiche servono ancora? L’educazione civica funziona? Come si impara a usare l’intelligenza artificiale in modo consapevole senza lasciarsi governare da essa? Sono domande concrete, che i ragazzi pongono con la franchezza di chi vive queste contraddizioni ogni giorno. La storia entra prepotentemente con un articolo che racconta l’educazione usata come strumento di propaganda — dal fascismo e nazismo fino alle “scuole residenziali” canadesi, dove bambini nativi americani venivano strappati alle loro famiglie per sradicarli dalla loro cultura.
In Teens di novembre 2025 trova spazio anche la riflessione su temi urgenti come la violenza sulle donne — affrontata come questione educativa collettiva — e il cambiamento climatico, con un invito pratico e ironico a diventare “supereroi della vita quotidiana”. La cultura accompagna tutto il numero: l’arteterapia come strumento di rieducazione, il film su Maria Montessori e il suo metodo rivoluzionario, le fiabe come veicolo di valori morali, le radici filosofiche dell’educazione da Socrate ad Aristotele, e le canzoni di ALFA e dei Pinguini Tattici Nucleari che denunciano i femminicidi. Non mancano lo sport, con una riflessione sulle due facce della competizione, e un articolo sul valore educativo del viaggio, da Marco Polo a Matteo Ricci fino ai Balcani di oggi.
È un numero ricco, composito e per certi versi coraggioso, perché non si accontenta di parlare di educazione in astratto ma la sfida, la mette alla prova, la guarda anche dove ha fallito. La voce è quella della redazione: ragazzi tra i 12 e i 18 anni che scrivono senza filtri di ciò che li riguarda davvero, con la consapevolezza che cambiare il mondo — se possibile — si inizia proprio da qui.
Buona lettura!