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Italia > Good news

Genova: la città del bene

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova

Storie di vite che tornano a fiorire. Racconti di luce che penetrano le ombre dei vicoli grigi. L’esperienza nei carruggi raccontata nel libro Su e giù per i vicoli di Genova

«Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». La frase, scritta su una lastra di ardesia fissata sul muro di una casa in Via del Campo, è tratta dalla canzone Via del Campo di De Andrè. La lastra è proprio lì dove, a volte, sembra che il degrado tocchi i livelli più bassi, dove malavita, droga, sfruttamento sotto le forme più varie, percorrono la città di Genova nei suoi carruggi. Eppure proprio tra quegli angoli, in quelle strade, tra quegli abitanti, quasi impossibile a crederlo, è celata un’altra città nella città.

È la città del bene, a volte impossibile a vedersi, o a credere che ci possa essere. Ma lo è. Lo racconta una energica signora che da cinque anni ha superato gli ottanta. Lo fa pubblicando una storia: Su e giù per i vicoli di Genova. Non è il racconto di un banale ciondolare tra i carruggi a caccia di negozi e vetrine etniche. Né tanto meno un vagare aspettando che si faccia l’ora di cena. Per Maria Grazia, Elena Erminia e altre, i carruggi dal 1980 sono diventati un campo di lavoro fatto di apostolato, promozione umana, aiuto distribuito in mille e mille modi agli abitanti della parte storica di Genova.

Abitanti poveri, senza lavoro, senza prospettiva. Persone arrivate lì per caso, “scaricate” prima dalle navi e poi dalla società. Bisognava dare un anima a queste persone. Un perché alla loro vita. E Maria Grazia la trova. «Tornavo da Roma da un incontro di Umanità Nuova, dentro il cuore sentivo forte il fascino di quanto Chiara Lubich ci aveva fatto vedere: cosa sarebbe potuto accadere se la vita del vangelo avesse messo radici dove più c’era abbandono miseria e solitudine. L’ho comunicato a Francesca che era con me ed ho sentito subito la sua piena adesione. E dove questo poteva incarnarsi, se non nel centro storico?».

Comincia così, con una forte passione per l’umanità ferita e abbandonata, un’attività che continua tutt’ora, sempre nel centro storico, sempre per coloro che sono nel disagio. Sempre con la stessa passione, la stessa spinta ideale, la stessa motivazione. Chi vi lavora adesso sono altri, ma l’inizio porta i nomi di quelle persone. Sfogliando Su e giù per i vicoli di Genova, ci si trova dinanzi una ricchezza di umanità tale che anche la minima attenzione, il minimo aiuto acquista un valore enorme. E quelle giovani donne ora ultraottantenni, raccontano con passione e meticolosa descrizione le azioni compiute in questi ormai quarant’anni.

Dai concorsi di pittura alla scuola di italiano per stranieri. Dal laboratorio di cucito alla tanta provvidenza che arriva e subito viene distribuita. Perché chi si è imbattuto con persone che necessitano di tutto, sa bene che la cassa è sempre vuota, perché le richieste sono sempre tante. «In questa azione ci spinge un autentico amore per l’uomo, specialmente sofferente, di cui vogliamo concorrere a salvare i valori morali, culturali e umani. Per questo ci sta a cuore conservare o recuperare ciò che l’uomo ha prodotto di autenticamente valido in tutti i campi, tradizioni, arte, cultura e assetto urbano».

Storie di persone, di uomini e donne. Storie di riscatto, vite che ritornano a fiorire. Su e giù per i vicoli di Genova nel suo genere è un vero capolavoro di umanità, di vita, di speranza. Storie di Romilda, Camel, Mohamed, di Eugenio, Cristian, Majid e Lalib. Pagine e pagine di vite a cui è stata ridonata la dignità. Racconti di luce che penetrano le ombre dei vicoli grigi e sbiaditi. Su e giù per i vicoli di Genova è un vademecum che tutti coloro che hanno a cuore le persone emarginate, e s’apprestano a fare qualcosa in questo senso, dovrebbero leggere.

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