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Italia > Femminicidio

Zoe Trinchero: un’altra vita spezzata

di Gaia Bonafiglia

- Fonte: Città Nuova

Un’altra ragazza uccisa, un’altra storia che rischia di confondersi tra tante. La morte di Zoe Trinchero a Nizza Monferrato è l’ennesimo femminicidio che ci mette davanti a una realtà ripetitiva e insopportabile, che non può diventare normale né ignorata

Fiori sul luogo dove è stato rinvenuto il corpo di Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita a Nizza Monferrato (Asti). Credit: ANSA/TINO ROMANO.

Sentire la notizia di un’altra ragazza o donna uccisa porta quasi a chiedersi: “Di nuovo?”, trattandosi di fatti che ormai sembrano ripetersi senza fine. Gli animi non sembrano mai veramente scossi finché non accade qualcosa sotto i nostri occhi. La tragedia resta solo una notizia del telegiornale, accompagnata da un effimero senso di speranza che non succeda più, e basta.

Eppure, dietro ogni femminicidio, si nascondono problemi profondi. C’è un’urgenza sempre più forte di cambiare l’educazione degli adolescenti, ragazzi e ragazze a cui mancano punti di riferimento chiari, e di trasmettere l’importanza di un’affettività sana, che sappia riconoscere i limiti e rispettare l’altro.

È in questo contesto che emerge la tragica storia di Zoe Trinchero, 17 anni, trovata senza vita nel torrente Belbo a Nizza Monferrato. Ad averla uccisa è Alex Manna un ragazzo di 20 anni che non avrebbe sopportato un rifiuto da parte di lei. Secondo le indagini preliminari, la tragedia è iniziata con una discussione tra i due: Zoe era con alcuni amici e si sarebbe allontanata per chiarire alcune questioni con Manna, che, incapace di accettare il “no” della ragazza, l’ha colpita ripetutamente. I colpi, anche se violenti, non hanno causato direttamente la morte: la causa fatale è stata il gesto estremo avvenuto dopo. Manna l’ha sollevata e gettata nel torrente Belbo a 3 metri di altezza, mentre ancora respirava. L’impatto con l’acqua e il terreno ha provocato il trauma fatale.

Gli amici di Zoe inizialmente avrebbero cercato di richiamarla, ma Zoe ha preferito chiarire alcune questioni da sola, come spesso accade tra adolescenti. Quando la giovane non è più tornata, sono stati proprio loro ad avvertire subito i familiari e le autorità, permettendo l’avvio tempestivo delle ricerche. Successivamente hanno anche fornito dettagli preziosi agli investigatori sui movimenti della ragazza e sulla sua interazione con il suo assassino, contribuendo a ricostruire la sequenza dei fatti.

Nelle prime fasi delle indagini, Manna ha tentato di depistare le autorità. Inizialmente ha negato ogni responsabilità e, secondo alcune testimonianze, ha persino incolpato un uomo di origine straniera per cercare di distogliere l’attenzione su di sé. Questo episodio ha generato momenti di tensione e rabbia nella comunità locale, fino all’intervento dei carabinieri per chiarire la situazione.

Solo durante l’interrogatorio ufficiale in caserma, alla presenza del pubblico ministero e dei suoi avvocati, Manna ha progressivamente ammesso la verità. Inizialmente ha dichiarato di non ricordare bene i dettagli a causa dell’alcol assunto quella sera, cercando di minimizzare i colpi inferti a Zoe. Poi, di fronte alle evidenze raccolte dagli inquirenti e alle incongruenze della sua versione, ha confessato di averla colpita più volte dopo il rifiuto ricevuto e di averla gettata nel torrente, dove, secondo gli inquirenti, l’impatto con l’acqua e il terreno le è stato fatale.

La confessione ha permesso di chiarire il quadro dell’omicidio e ha portato il giudice per le indagini preliminari a convalidare l’arresto di Manna con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, ordinandone la custodia cautelare in carcere, anche per il rischio di reiterazione del reato e per la gravità degli atti commessi.

La tragedia ha scosso profondamente la comunità di Nizza Monferrato. Nei giorni successivi alla morte di Zoe, cittadini, compagni di scuola e amici si sono ritrovati per una fiaccolata in sua memoria. Tra dolore e rabbia, la comunità ha condiviso ricordi e la determinazione a educare i giovani al rispetto e a un’affettività sana.

Leggere questa notizia può dare la sensazione di una storia già vista, ma la vita di ogni ragazza uccisa è unica e irripetibile, degna di essere raccontata e non dimenticata. Ogni femminicidio è un urlo: non possiamo limitarci a voltare pagina.

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