Willy ha aperto i nostri occhi

La reazione unanime di un territorio ferito che vuole riscoprirsi comunità. Il dono della vita di Willy Monteiro Duarte
Fiori depositati in ricordo di Willy

L’assassinio di Willy Monteiro Duarte è una deflagrazione che ha investito i territori non solo dei comuni di Paliano Artena e Colleferro, ma ha scosso dalle fondamenta l’Italia intera. La scena della sua morte violenta non ci lascia dormire. Ci torna in mente il corpo inerme rimasto sul selciato, massacrato dalla furia violenta dei colpi inferti per uccidere. Il suv che in velocità lascia la scena per portare i suoi assassini in un bar e i particolari descritti dalle cronache fanno emergere un quadro di uno squallore e degrado sconcertanti da dove emerge in tutta la sua nobiltà il gesto compiuto da Willy di porsi a difesa di un amico. «Mio figlio non è morto invano se è vero che ha tentato di salvare un’altra vita», sono le parole del padre, riportate dall’ambasciatore di Capo Verde, Jorge José de Figueiredo Goncalves.

Mentre avveniva l’autopsia del suo corpo martoriato e che determinerà l’imputazione di omicidio volontario per i 4 arrestati, nel paese di Paliano oltre 2 mila persone hanno sfilato dietro agli amici che sorreggono lo striscione con scritto: «Giustizia per Willy». La famiglia ha raccolto l’abbraccio della comunità con una compostezza scolpita dal dolore per poi tornare nel silenzio della propria casa.

Nella città di Colleferro venerdì 11 settembre, una folla si è radunata in piazza per la insopprimibile volontà di una presa di coscienza collettiva voluta da giovani, docenti ed educatori. Un microfono e un modesto amplificatore sono bastati a dare voce al dolore civile di una intera comunità sgomenta. Voci di cittadini che hanno espresso rabbia, tristezza, paura e domande aperte in grado di “abitare il silenzio”. Un luogo di celebrazione laica di condivisione e di umanità.

Cosa c’è alla radice del male? Cosa si può fare?

cartellone in onore di Willy
cartellone in onore di Willy

Dai numerosi interventi emerge la consapevolezza di una realtà evidente. La cultura fa fatica ad attecchire, gli spazi di aggregazione sono carenti. Si è diffuso tra i giovani il culto della forza fisica, della sopraffazione del “maschio alfa” verso il più debole, la ricerca della “vita facile”, l’uso delle droghe. «Non possiamo nascondere l’esistenza del fascismo e del razzismo». «Denunciare la violenza significa aiutare i propri figli». «Ci è stata inculcata l’idea che l’altro è un nemico. Vediamo di recuperare lo sguardo di Willy: l’altro è come me». Sono solo alcune delle affermazione che sono arrivate dal palco.

Martina, 32 anni, viene da Artena, e dice:  «Abbiamo il dovere di attraversare questo lutto così feroce per ricostruire quella comunità di cui tutti sentiamo tanto bisogno. Dobbiamo spingere le istituzioni ad aprirsi e parlare tra loro. Dobbiamo tornare a guardarci, a farci scudo coi nostri corpi e coi nostri pensieri contro la prepotenza e la sopraffazione. Perché ci sia meno solitudine, meno spazio per le zone d’ombra». È questa la nuova frontiera aperta da Willy.

Ma c’è la paura che la cultura dell’odio continui a vincere, trovando nuovi seguaci tra gli indignati. «A questi griderei che la società non ha bisogno di vendicatori, avvocati o eroi senza macchia e senza paura» dice Giulia, 26 anni, di Colleferro, universitaria alla Sapienza di Roma, che ribadisce il concetto: «La vita non può essere una gara a chi è più intelligente o più coraggioso».

Il funerale di Willy
Il funerale di Willy

È arrivato poi sabato 12 settembre con i funerali di Willy che hanno raccolto 1.300 persone all’interno del campo sportivo di Paliano e un numero enorme all’esterno. Ho visto con i miei occhi la dignità altissima dei genitori Lucia e Armando, e della sorella Milena. I familiari chiesto il divieto delle telecamere per una cerimonia di reale raccoglimento, riflessione e preghiera comune, invitando a fare opere di bene al posto di omaggi floreali, destinando le offerte ai poveri attraverso la Caritas.

La folla ha raccolto l’invito a partecipare indossando il bianco, colore del lutto a Capo Verde, il Paese di provenienza della famiglia. Quel mare bianco di migliaia di persone nella luce forte del sole di settembre è stato come il simbolo di purezza: quella della giovane vita di Willy, che con il suo sacrificio ha fatto diventare anche un po’ nostra.

«È il momento di celebrare la bellezza della sua vita – ha detto il vescovo Mauro Parmeggiani – . La fede nel  Dio di Gesù Cristo nel quale Willy credeva e che si esprimeva in un sorriso dolce e gioioso, nell’impegno serio sul lavoro, nella passione per lo sport senza fanatismi, nel rispetto degli altri». Come ha ribadito il vescovo, Willy, estraneo a quegli atteggiamenti di indifferenza che spesso chi si dice “adulto” assume, è intervenuto a favore di un amico per sedare una lite seguendo alla lettera il più grande insegnamento del Vangelo: «Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per gli amici!» (Gv 15,13).

Gli amici di Willy con la maglietta bianca in suo ricordo
Gli amici di Willy con la maglietta bianca in suo ricordo

L’omelia è stata un richiamo forte a riallacciare un patto educativo a 360 gradi. Chiedendo a Dio la forza per saper un giorno perdonare chi ha compiuto l’irreparabile. Chiedendo che gli autori del delitto percorrano un vero cammino di rieducazione in ambienti di autentica riabilitazione dell’umano.

La celebrazione è proseguita intrisa di armonia e di dolore, di amicizia e di lacrime. La musica,i canti,il lancio dei palloncini bianchi,gli applausi e il silenzio . Gli “amici di Willy” sono i costruttori di un mondo migliore del nostro.

Alla fine si è mosso il feretro con i familiari. Sono andate via le tante autorità civili presenti. Hanno partecipato il presidente del consiglio Giuseppe Conte, la ministra dell’interno Luciana Lamorgese, il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti con i sindaci del luogo e le delegazioni provenienti da diversi paesi con le fasce tricolori. Ma in tanti sono rimasti nonostante gli inviti pressanti della sicurezza «potete andare, è tutto finito!»  Dentro il campo sportivo, i giovani, in silenzio, hanno messo a posto le sedie. Indossavano le magliette con davanti la scritta “ciao Willy” e, dietro,  la sua frase di saluto: “Stiamo online”. Willy non si è trovato, come dicono alcuni, nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma ha fatto la cosa giusta lì dove si trovava.

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