Già lo chiamano l’editto di San Macuto. Si tratta della decisione della Commissione parlamentare di vigilanza Rai di stoppare tutti i programmi di approfondimento politico e i talk show in vista delle prossime elezioni regionali. In nome della par condicio, d’un colpo il servizio pubblico si vede tagliare una parte consistente del suo palinsesto: se non ci saranno correzioni, saranno oscurate per settimane Annozero e Ballarò, Report e Porta a Porta, In ½ ora e Presa diretta. Al loro posto si materializzerebbe un fossile, riportato in vita come i dinosauri del Jurassic Park: le tribune politiche, quelle che tutti i partiti vogliono ma che nessuno spettatore guarderà mai.
Ora da qualunque parte la si guardi, questa decisione pare poco comprensibile. Secondo noi per questi motivi::
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il cittadino viene privato del diritto di essere correttamente informato e di farsi un’opinione prima di recarsi alle urne;
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il telespettatore ha appena finito di pagare il canone (tra l’altro, con un aumento) ed ecco che il servizio per il quale si è tassato, gli viene restituito monco. Come se comprassimo un auto che la concessionaria ci consegna invece senza pneumatici. Che sia stata comprata per correre e stia invece ferma, poco importa;
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la democrazia evapora. I piccoli partiti, che avrebbero diritto a presentarsi agli elettori, spariscono praticamente dall’orizzonte mediatico. Il confronto tra le idee e i programmi, lascia il posto invece agli slogan da televendita, e alle dichiarazioni autoreferenziali;
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la Rai viene privata di alcuni dei suoi programmi di maggior ascolto, è costretta a chiudere nello sgabuzzino alcuni dei suoi personaggi più popolari (che verrebbero tra l’altro pagati per non lavorare), regala milioni di spettatori alla concorrenza, perde tanti soldi a fronte di un bilancio già fortemente disastrato.
Quest’ultima considerazione spiega però chi di questa decisione si dovrebbe avvantaggiare, stando così le cose:
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Mediaset, che senza avversari (e se non ci saranno interventi dell’Antitrust), potrà con Matrix e simili, fare il pieno di spettatori e di introiti pubblicitari.
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La maggioranza che, a prezzo di sacrificare qualche trasmissione “amica”, raggiunge l’obiettivo di far tacere i programmi più indigesti, e tutti insieme. Per di più prima di un appuntamento elettorale importante come le regionali, test di mezzo termine.
È da notare che il regolamento passa con i voti della maggioranza in appoggio alla proposta di un radicale, Beltrandi. Il partito di Pannella per anni ha protestato in maniera plateale per i pochi spazi tv concessigli. E oggi, che con la Bonino, candidata nel Lazio, avrebbe potuto avere grande visibilità, ecco la proposta boomerang.
