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Venezuela, la voce della Chiesa e della società civile latinoamericana

di Chiara Andreola

Un documento della fondazione internazionale INSPyRe (Istituto interamericano per la pace e la riconciliazione) analizza la situazione venezuelana, e offre spunti di riflessione e di azione per la Chiesa e la società civile di tutta l’area latinoamericana. Anche i giovani venezuelani del Movimento dei Focolari hanno redatto un “messaggio di speranza e unità”

Manifestazione contro l’intervento americano in Venezuela a Brasilia. Foto via Ansa/EPA/ANTONIO LACERDA

Un lungo documento, che passa dall’analisi di quanto accaduto negli ultimi anni in Venezuela e nei Paesi limitrofi, alle proposte concrete di azione: è la riflessione elaborata dalla fondazione internazionale INSPyRe (Istituto interamericano per la pace e la riconciliazione) all’indomani dell’azione degli Stati Uniti a Caracas, che ha portato alla destituzione, cattura e detenzione negli Usa del’ormai ex presidente Maduro.

Gli autori partono ripercorrendo le vicende che hanno coinvolto il Venezuela da oltre un decennio: la salita a potere di Maduro, l’instaurazione di un governo autoritario, la repressione di ogni tentativo di cambiamento anche pacifico, la crisi sociale, politica ed economica, che hanno portato milioni di venezuelani a lasciare il Paese. Persone per le quali, si osserva, le difficoltà non sono finite una volta attraversato il confine, ma sono proseguite a causa di altre forme di vulnerabilità là dove sono arrivati (mancanza di punti di riferimento, di un lavoro, di una famiglia, di assistenza sanitaria).

Una crisi che, si prosegue nell’osservare, è arrivata ad avere contorni geopolitici rilevanti con le sanzioni applicate al regime di Maduro e il conseguente isolamento del Paese: la Cina, si ricorda, è così arrivata ad acquistare il 90% delle esportazioni venezuelane di petrolio, ponendosi in contrasto con gli Usa. Il tutto mentre nessuna delle misure applicate dalla comunità internazionale per fare pressione sul regime arrivava a migliorare le condizioni di vita della popolazione.

È in questo contesto che va dunque letto l’intervento di Trump, definito come atto molto grave sotto il profilo del diritto internazionale, e che rappresenta per il Venezuela non la fine, ma una nuova tappa di una situazione di crisi e di incertezza: tanto che gli stessi venezuelani si sono trovati divisi, sia in patria che all’estero, tra chi ha salutato la cosa come liberazione, e chi vi vede invece l’inizio di un’ulteriore spirale di violenza, di instabilità politica ed economica.

Il documento riassume anche le reazioni del mondo ecclesiale, sia in Venezuela che all’estero: dal papa alla Conferenza Episcopale Venezuelana, a Pax Christi, le reazioni sono state in generale di condanna della violenza e appello al ripristino sia dello Stato di diritto in Venezuela che del diritto internazionale.

Il nodo centrale, secondo INSPyRE, sono due realtà confliggenti: da un lato l’acclarata necessità di porre fine alla repressione e alle politiche autoritarie in Venezuela, e dall’altro l’inaccettabilità dell’uso della forza all’interno delle relazioni internazionali, come sancito dalla Carta dell’Onu. Il fine, dunque, non giustificherebbe i mezzi, nella misura in cui i mezzi hanno essi stessi delle conseguenze.

Al di là delle reazioni a livello internazionale, INSPyRE porta l’attenzione sulle conseguenze dell’intervento Usa in Venezuela su tutta l’area latinoamericana e dei Caraibi, dove già si stanno esacerbando le tensioni esistenti tra i governi che sostenevano Maduro, quelli che sostengono gli Usa, e quelli che pur non parteggiando per l’ex dittatore condannano l’azione americana.

Secondo il documento, non è stata prestata sufficiente attenzione alle dichiarazioni di Donald Trump sulle sue intenzioni di prendere stabilmente il controllo delle risorse petrolifere venezuelane tramite le compagnie americane: e dato che è noto come l’accesso non solo al petrolio, ma anche ad altri minerali e alle risorse naturali, abbiano storicamente causato e tuttora causino pesanti tensioni economiche e sociali in tutta l’area, viene definita “preoccupante” la “normalizzazione” di una tale pretesa del presidente Usa.

Diversi i rischi identificati in questo approccio: la trasformazione dell’area in un semplice terreno estrattivo, l’espropriazione delle risorse naturali, il ricollocamento forzato delle popolazioni, l’esclusione sociale ed economica, il perseguimento dell’interesse geopolitico ed economico esclusivo di soggetti esterni. Per il Venezuela nello specifico, viene poi evidenziato il rischio di lotte interne tra élite politiche ed economiche, quello di violenze e vendette tra fazioni, quello di conflitti socioambientali e territoriali legati all’appropriazione delle risorse minerarie e naturali, e quello della generale accettazione dell’uso della forza militare.

Nonostante ciò, si afferma, si apre ora una finestra di opportunità: il rilascio dei prigionieri politici, il ripristino della vita politica e civile, la definizione di regole democratiche sicure anche grazie ad osservatori internazionali, la rilegittimazione delle istituzioni, la creazione di corridoi umanitari e accordi di protezione per proteggere tutti coloro che correrebbero pericoli nel periodo di transizione, il rilancio del dibattito e della legislazione sull’utilizzo dei beni comuni e delle risorse minerarie affinché tutta la popolazione ne benefici, e la mobilitazione che si tra creando all’interno degli stessi Stati Uniti per mettere in discussione questo modello e creare alleanze internazionali. Riflessioni che potrebbero estendersi all’intera America Latina, dove la salvaguardia ambientale e sociale, la protezione dei diritti umani, e la partecipazione comunitaria alla gestione delle risorse, in particolare dell’acqua e dei minerali strategici, sono temi cruciali.

INSPyRe conclude citando la necessità di una pace “disarmata e disarmante” tanto cara a papa Leone, e identificando come sfida maggiore il fatto di sostenere le aspirazioni democratiche dei popoli evitando che si imponga la legge del più forte. Per questo propone tre azioni alla società civile ed ecclesiale: unire le proprie voci, preparare un documento base per il discernimento dei passi da compiere, e generare poi questo spazio di riflessione a livello non solo interno al Venezuela, ma a tutta l’America Latina e Caraibi.

Sulla stessa scia arriva anche il “messaggio di pace e unità” redatto dai giovani venezuelani del Movimento dei Focolari. Come diffuso dal sito focolare.org, nel testo vengono identificate tre opportunità in questo momento difficile: rafforzare la propria fiducia in Dio, avere piena unità con il proprio prossimo, e rispondere con la solidarietà e l’unità al clima di odio per essere costruttori di pace.

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