fbpx

Un’autostrada per il cielo

Carlo Acutis, adolescente come tanti, ma con la santità come obiettivo. L’informatica come mezzo per annunciare il Vangelo
Foto di Nicola Gori

È stata una sorpresa per tutti, famiglia compresa, che papa Francesco abbia parlato del giovane Carlo Acutis nell’Esortazione apostolica rivolta ai giovani di tutto il mondo. Un adolescente come tanti, che amava giocare a pallone, suonare il sassofono, divertirsi con i videogiochi, progettare programmi al computer, guardare film polizieschi. Un giovane che ha saputo essere se stesso, orientare la propria vita in una direzione ben precisa, che ha vissuto l’originalità della sua esistenza: «tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie», è la frase che ripeteva. E come “originale” è vissuto fino a quando, a 15 anni, è partito per il Cielo a causa di una leucemia fulminante.

Nato il 3 maggio 1991 a Londra, dove i suoi genitori si trovavano per motivi di lavoro, era cresciuto a Milano. Sempre allegro, apprezzato e stimato dai suoi compagni di scuola, che trovava sempre il tempo di aiutare. Carlo era un “genio” del computer. Senza aver compiuto studi da programmatore, riusciva a realizzare programmi per il computer, usando i mezzi di comunicazione sociale per l’evangelizzazione. I suoi interessi spaziavano dalla programmazione dei computer, al montaggio dei film, alla creazione di siti web, ai giornalini di cui curava sia la redazione che l’impaginazione.

Papa Francesco – che nel 2018 lo ha dichiarato Venerabile – parla di lui nell’Esortazione apostolica indirizzata ai giovani: «È vero che il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti in te stesso, dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma non dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali. È il caso del giovane Venerabile Carlo Acutis. Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza» (Francesco, Christus vivit, n. 104-105).

Carlo aveva scoperto un grande amico: Gesù e voleva farlo conoscere a tutti. Fin da giovanissimo, andava a Messa tutti i giorni, quotidianamente riceveva la comunione, pregava il rosario e si fermava sempre per l’adorazione eucaristica, convinto che quando «ci si mette di fronte al sole ci si abbronza… ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi». L’Eucaristia, diceva «è la mia autostrada verso il cielo».

Foto di Nicola Gori
Foto di Nicola Gori

La santità era il suo obiettivo, “essere sempre unito a Gesù”, il suo programma di vita; la sua bussola era la Parola di Dio. Desiderava condividere questo tesoro prezioso con tutti, attraverso ciò che gli stava più a cuore: l’informatica. Avendo compreso che era necessario un grande sforzo missionario per annunciare il Vangelo, come il Beato Giacomo Alberione, ha voluto utilizzare i mass-media a servizio del Vangelo realizzando una mostra sui miracoli eucaristici (http://www.miracolieucaristici.org/). «La cosa incredibile – racconta in un’intervista al SIR la mamma, Antonia Salzano – è che con un computer tutto sommato abbastanza scadente sia riuscito a raggiungere migliaia di persone in tutti e 5 i continenti realizzando una mostra sui miracoli eucaristici che è stata ospitata in tutto il mondo. Attraverso questo percorso, ha cercato di portare agli altri quello che era il centro della sua vita: Gesù».

Quando scopre di avere una leucemia acuta, offre la sua vita per il Papa e per la Chiesa. «La nostra meta – diceva – deve essere l’infinito, non il finito. L’Infinito è la nostra Patria. Da sempre siamo attesi in Cielo». Carlo raggiunge il Cielo il 12 ottobre 2006, ma la fine della sua esistenza terrena non è che l’inizio: tanti giovani guardano Carlo come un esempio di vita, come un tramite per avvicinarsi a Gesù. Nel 2013 la Santa Sede concede il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione e in questi giorni il suo corpo, che era stato seppellito nel cimitero di Assisi, viene traslato nel Santuario della Spogliazione dove S. Francesco ha rinunciato a tutti i suoi beni. «Non è un caso che sia stato scelto il Santuario della Spogliazione per la traslazione del corpo di questo giovane – ha commentato monsignor Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino –. Carlo Acutis ha attualizzato con la sua vita la scelta di Francesco e in qualche modo reso reale l’auspicio del Santo Padre affinché questo nuovo santuario diventi luogo di discernimento per i giovani».

Foto di Nicola Gori
Foto di Nicola Gori

Centinaia di persone, soprattutto giovani, hanno pregato davanti al corpo del Venerabile Carlo Acutis, che è stato ‘pellegrino’ per le vie di Assisi, dalla Basilica Inferiore di San Francesco alla cattedrale di San Rufino dove monsignor Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra, ha presieduto la S. Messa. «Carlo – ha spiegato monsignor Boccardo – è stato un ragazzo normale, straordinario nell’ordinario. Come Pier Giorgio anche Carlo riceveva ogni giorno la visita di Gesù nel pane eucaristico e gli restituiva la visita accogliendo e aiutando i poveri». Si dedicava al volontariato verso i più bisognosi, i bambini e gli anziani e la sera andava con i genitori per le strade di Milano per distribuire coperte e pasti caldi ai senzatetto. Tra le testimonianze, quella del domestico mauriziano di Carlo, che ha dichiarato di essere stato convertito dalla sua testimonianza e dalla coerenza di vita più che dalle parole.

Prima della tumulazione del corpo di Carlo, la S. Messa, presieduta da mons. Sorrentino. «Dio fa cose nuove, anzi fa nuove tutte le cose – ha detto il Vescovo -. Da quando Gesù abita la nostra storia, tutti i deserti bruciati dal nostro peccato si possono aprire ad un’acqua viva che crea nuova vegetazione ed apre spazi di vita nuova. (…) Oggi Carlo lascia ai giovani del nostro tempo, un segreto di vita nuova, cioè la scelta di Dio che non ammette compromessi, spogliazione completa fatta non con gesti clamorosi ma nell’intimo del cuore. È il senso del suo slogan lapidario: non io, ma Dio».

Leggi anche

I più letti della settimana

Sommario

Altri articoli

Simple Share Buttons