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- Fonte: Città Nuova
Nel 1963 usciva l'edizione italiana di questo romanzo rivelatore dell'arte di Aleksandr Solzenicyn. Un lungo racconto con un fondo autobiografico, in quanto l'autore era stato recluso in un lager staliniano. Un romanzo scarno, violento, efficace nel rendere il mondo povero dei prigionieri, di alto valore letterario e come documento. Per la rubrica "50 anni fa su Città Nuova" riportiamo parte della recensione apparsa sul numero 5
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