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Ambiente > Ecologia

Trivelle, cosa succede ora?

di Alberto Ferrucci

- Fonte: Città Nuova


L'esito del referendum non avrà effetti pratici, ma potrebbe averne di politici. L'Italia non può rimandare un nuovo piano energetico nazionale nella direzione delle fonti rinnovabili

referendum

Il referendum sulle trivelle si è chiuso con una partecipazione insufficiente a bloccare alla data di scadenza delle concessioni le estrazioni di gas naturale e petrolio nelle acque territoriali italiane: le concessioni saranno prorogate fino all’esaurimento dei giacimenti, fatto considerato illegale dai promotori del referendum perché secondo le regole europee non possono stipularsi concessioni senza data di scadenza.

I lavoratori che operano nel settore delle trivellazioni hanno tirato un respiro di sollievo e la insufficiente partecipazione ha confermato il governo nella convinzione che il referendum fosse inutile, visto che la legge di stabilità aveva già recepito la sostanza delle richieste dei quesiti referendari.

 

Rimane il fatto che trentadue cittadini su cento, la metà di quanti di solito partecipano alle elezioni, è andato a votare e si è espresso in grande maggioranza per il blocco delle concessioni. Esso non avrà effetti pratici, ma non potrà non averne di politici: dimostra che agli italiani i problemi ambientali interessano eccome.  Interessano non solo alla metà che ha votato a favore, ma anche a quella che ha votato contro o si è astenuta perché ha considerato il referendum uno strumento non incisivo, promosso contro il governo con finalità diverse da quelle ambientali.  

Renzi, che sembra attento agli umori della gente, dovrebbe tenere conto di questo fatto, affrettandosi a varare un piano energetico nazionale che ci porti nel più breve tempo possibile ad un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili, anche superando gli impegni di Parigi, visto che siamo l’Italia, il paese del sole e della bellezza, e siamo avvantaggiati dalla notevole disponibilità di energia rinnovabile idroelettrica.

 

Un piano energetico che va concepito in modo equilibrato: oggi siamo i primi al mondo nell’utilizzo del fotovoltaico perché in passato abbiamo concesso gli incentivi più alti pagati dalle aziende e dai cittadini italiani con salate addizionali sulle bollette elettriche.

Poi le agevolazioni sono state ridotte, con grandi proteste degli installatori; ora potrebbero essere nuovamente aumentate, distribuendone però l’onere su tutto il consumo di combustibili fossili: carbone, petrolio e gas naturale, in proporzione all’effetto serra provocato da ciascuno.

Sarebbe cioè utile introdurre la “carbon tax”, quella che negli USA Obama, vorrebbe porre sul prezzo della benzina, che insieme a quello del petrolio è sceso moltissimo: per ora non ci riesce, forse lui davvero bloccato dalle lobby petrolifere.

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