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Italia > Regioni

Tragedia di Rigopiano: tre condanne e cinque tra assoluzioni e prescrizioni

di Mariagrazia Baroni

- Fonte: Città Nuova

A Perugia tre condanne per i dirigenti della Regione Abruzzo. La disperata reazione dei parenti delle 29 vittime

La madre di Stefano Feniello, morto nella tragedia di Rigopiano, mostra la maglia col suo volto in aula, dopo la sentenza in corte d’appello. Perugia, 11 febbraio 2026. ANSA/TOMMASO CROCCHIONI

È arrivata nella serata di mercoledì 11 gennaio, la sentenza d’appello bis di secondo grado per il caso Rigopiano e con essa le reazioni dei parenti delle vittime. Nove gli anni trascorsi da quel 18 gennaio 2017, quando dopo un’eccezionale nevicata sul versante est del Massiccio del Gran Sasso, si staccò una valanga della potenza di 4mila tir a pieno carico travolgendo il resort sito nella località montana del comune Farindola, in provincia di Pescara, uccidendo 29 persone tra dipendenti e ospiti della struttura.

La disperazione di una familiare delle vittime di Rigopiano, in aula nel processo d’appello bis. Perugia, 11 febbraio 2026. ANSA/TOMMASO CROCCHIONI

Nel suo quarto capitolo processuale, celebratosi a Perugia, sono arrivate le condanne a due anni per disastro colposo per gli ex dirigenti della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi, Carlo Visca e Vincenzo Antenucci, per non aver predisposto il Piano valanghe. Cinque gli assolti, ovvero l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Colangeli, assieme ad altri tre dirigenti regionali Emidio Primavera, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio. «Non luogo a procedere», per intervenuta prescrizione, per i due ex dirigenti della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio.

Il giudice Paolo Micheli legge la sentenza nel processo d’appello bis per la tragedia di Rigopiano. Perugia, 11 febbraio 2026. ANSA/TOMMASO CROCCHIONI

La Corte d’Appello di Perugia, dopo 10 ore di camera di consiglio, era stata chiamata a pronunciarsi a seguito della richiesta della Cassazione del 3 dicembre 2024 sul fatto che «prevedere e prevenire il disastro era dovuto», disponendo così un nuovo processo che si sarebbe celebrato a Perugia per dieci persone: sei dirigenti della Regione Abruzzo, assolti nei primi due gradi di giudizio; nuovi processi con le accuse di omicidio e lesioni colpose plurime per i due tecnici della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, l’ex sindaco di Farindola Lacchetta e il tecnico comunale Colangeli.

La commemorazione in occasione del nono anniversario della valanga che distrusse l’hotel Rigopiano provocando la morte di 29 persone, 18 gennaio 2026.
ANSA/SILVIA MOSCA

Il procuratore generale Paolo Barlucchi, poi, aveva chiesto la condanna di 9 imputati: tre anni e quattro mesi per i due funzionari della Provincia di Pescara Di Biasio e D’Incecco; conferma per l’ex primo cittadino di Farindola Ilario Lacchetta, e per il tecnico comunale Enrico Colangeli due anni e otto mesi. Venivano richieste le condanne poi, a tre anni e dieci mesi per cinque dirigenti della Regione Abruzzo: Giovani, Primavera, Caputi, Antenucci e Visca assolti in primo e secondo grado. Proscioglimento per Sabatino Belmaggio.

Tra i commenti a caldo dopo la sentenza, quello della mamma del receptionist morto nella valanga, Alessandro Riccetti, la quale ha sostenuto che non voleva che qualcuno finisse in cella, ma che voleva che, nella sentenza, nelle sue motivazioni, si riconoscesse «che le povere vittime di Rigopiano, tutte persone splendide come i loro cari, potevano e dovevano essere salvate». Familiari che poche ore prima della sentenza, sulla pagina Facebook dedicata “Rigopiano, in attesa del fiore” scrivevano: «Eccoci. L’ultimo viaggio, gli ultimi chilometri verso l’ultima udienza. Nove anni di strada tra Pescara, L’Aquila, Perugia, Roma, alla ricerca della giustizia che i nostri angeli meritano, con la certezza di aver scosso le coscienze collettive».

Occorre ricordare, infine, che in terzo grado, la Cassazione, il 3 dicembre 2024, aveva reso definitive le condanne per quattro persone: per i reati di omissione di atti d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico un anno e otto mesi all’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo; per falso ideologico in atto pubblico un anno, due mesi e venti giorni al capo di gabinetto della Prefettura Leonardo Bianco, sei mesi al gestore dell’albergo Di Tommaso, mentre al geometra Giuseppe Gatto cinque mesi e dieci giorni.

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