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Italia > Tendenze

Tessendo la solidarietà tra l’Italia e gli allevatori di alpaca

di Giulia Martinelli

- Fonte: Città Nuova

Il progetto della Onlus ISCOS Emilia Romagna crea un filo diretto tra le aziende tessili italiane e gli allevatori di alpaca che si trovano in Perù e Bolivia, dandoloro gli strumenti giusti per valorizzare gli allevamenti, creare occupazione e avere un maggior peso nella filiera produttiva globale

Dalla Regione di La paz in Bolivia fino al Perù, in queste terre, dove si trovano gli allevatori di alpaca è arrivato il progetto “Tessendo la solidarietà” portato avanti dalla Onlus Iscos Emilia-Romagna insieme a Progettomondo con il finanziamento dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Un’iniziativa per valorizzare il lavoro dei pastori andini, permettendo alle comunità locali di continuare nell’attività artigianale e tradizionale ma con gli strumenti giusti e avanzati che permettono di entrare a far parte della filiera produttiva globale ed avere quindi un maggior riscontro economico.

«Il progetto si inserisce in un lavoro più ampio partito nel 2013 con la prima esperienza di esportazione diretta della fibra – ci racconta Andrea Cortesi, direttore di Iscos − insieme a Progettomondo, ONG di Verona attiva soprattutto in Bolivia, ci siamo uniti per mettere insieme le esperienze precedenti dando vita ad un progetto di solidarietà». In Perù, la Onlus con il partner locale, il Consorcio Alpaquero Perú Export Calpex, un’associazione di produttori di camelidi sudamericani che si occupa di esportazione di prodotti semilavorati, si è soffermata su due componenti fondamentali: la parte di miglioramento della produzione che ha coinvolto gli allevatori, e la componente di miglioramento dell’artigianato, dal disegno alla tessitura, che ha coinvolto principalmente le donne.

Per le comunità coinvolte sono stati organizzati corsi di formazione sulla tosatura meccanica, la preparazione dei prodotti e la classificazione della fibra, un lavoro che prima veniva realizzato dalle aziende tessili e che oggi invece viene portato avanti dalle comunità, con la possibilità di esportare e vendere non più un prodotto grezzo  ma semilavorato. La materia prima, già lavorata, viene successivamente venduta dal consorzio peruviano, e arriva direttamente ai lanifici italiani dei distretti di Biella e Prato. La fibra di alpaca, che è una fibra di lusso, viene poi venduta a delle filature italiane che lavorano per i grandi marchi della moda.

In questo modo i produttori si trovano a gestire più fasi della filiera produttiva, «riappropiandosi di alcune fasi di lavorazione – continua Andrea Cortesi –, aumenta ovviamente il valore aggregato del prodotto venduto e di conseguenza c’è un maggiore guadagno. Ovviamente tutte queste fasi di lavorazioni intermedie richiedono capacità, competenze e strumenti. Grazie al progetto, ad esempio, siamo riusciti a portare le macchine per la tosatura elettrica anche in quelle comunità dove ancora non è arrivata la corrente elettrica». L’obiettivo è lo sviluppo delle competenze, per dare la possibilità ai pastori andini di riconoscere il valore del proprio lavoro ed avere i mezzi giusti per entrare nel mercato, bypassando i passaggi intermedi per avere così un vantaggio economico e riuscire a portare avanti un’attività a rischio estinzione con la creazione di nuovi posti di lavoro a livello locale.

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