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Soffro, ma sono intero: col nuovo anno, il rito di passaggio dell’anima

di Dorotea Piombo

- Fonte: Città Nuova

L’articolo mostra come il Capodanno possa diventare un rito di rinascita: accettare il dolore, unire la famiglia e passare simbolicamente alla nuova anno con speranza e forza interiore, ispirandosi a Rogers, Jung e Maslow

Le mani di una famiglia. Foto di Ricardo Moura da Unsplash.

La frase «soffro, ma sono intero» viene da Carl Rogers, uno dei fondatori della psicologia umanistica. Significa questo: quando qualcosa ci fa male – per una malattia, un lutto o una crisi in famiglia – non sei rotto o incompleto. Riconosci il dolore, ma ricordi che dentro di te c’è una forza intera, capace di andare avanti. È un modo gentile per parlare a te stesso/a, come una mamma che consola un figlio senza negare le lacrime. Applicato al nuovo anno, rende il passaggio tra il 31 dicembre e Capodanno un rito semplice e vero: un ponte dal 2025 pieno di guai al 2026 con più speranza e unione familiare.

Carl Gustav Jung, psicologo svizzero, aggiunge l’idea di soglia liminale: immagina una porta tra due stanze. Il vecchio anno è la stanza buia con le ombre (le ferite, le paure) che nascondiamo. Passando la soglia, le accetti e le unisci alla tua forza personale o al tuo sé, quel centro saldo di te. Non è magia: è come pulire casa per far entrare luce (Jung,1912). Lo psicologo Abraham Maslow spiega che una crisi grave – come un ictus in famiglia – può spingere tutti a crescere: parti dalla base (sentirsi sicuri insieme) e sali verso il pieno vivere, autorealizzandoti con i tuoi cari. Rogers insegna l’auto-compassione per calmare la colpa, Jung l’integrazione delle ombre per la forza interiore, Maslow la scala dalla paura alla vita piena – che insieme creano resilienza familiare (Maslow,1954).

Queste idee si fanno concrete nella famiglia Rivera, unita da un dolore profondo ma capace di rinascita. Papà Elias, 48 anni, sente un vuoto immenso dopo l’ictus della moglie Sofia, 45 anni, sei mesi fa. All’ospedale, l’aria è impregnata di disinfettante e caffè delle macchinette, corridoi pieni di bip delicati, la mano di Sofia fredda nella sua gli stringe il cuore: «Ho fallito nel proteggerla», pensa con tenerezza ferita. La figlia Lila, 16 anni, seduta in sala d’attesa, sente l’umidità della paura sulla pelle, unghie strette nelle mani: «Avrei dovuto starle più vicina». Il piccolo Theo, 10 anni, cammina irrequieto, gomma da masticare come un piccolo rifugio dolce in bocca, ma a casa i sogni lo fanno tremare di terrore per mamma. L’appartamento si avvolge di profumi familiari: brodo di pollo caldo preparato da Elias con amore, sudore gentile della fisioterapia di Sofia, lavanda diffusa da Lila per portare calma. Emozioni tenere: Elias veglia le notti con il cuore pesante, Lila rivive momenti con dolce nostalgia, Theo si aggrappa con occhioni lucidi. Sofia ora cammina piano col bastone, parole soffici, e il cuore della famiglia pulsa unito, pronto a guarire.

Il 31 dicembre 2025, nel loro salotto con l’albero spelacchiato, luci tremolanti, profumo di lenticchie calde e pandoro, la famiglia Rivera trasforma il Capodanno in un rito semplice di rinascita. Seduti in cerchio, scrivono su foglietti le paure del 2025 – ictus, paura, silenzio – e li bruciano piano nel lavandino: il fumo che sale libera il petto, un gesto per dire addio al dolore passato, accettandolo. Poi Lila li guida nel respiro calmante 4-7-8: inspira per 4 secondi pensando al corpo, trattieni per 7 la mente, espira per 8 l’anima – la tensione si scioglie, i polmoni si aprono, e studi mostrano che questo processo abbassa lo stress del 20-30%. Theo, con dita appiccicose, crea un disegno colorato con pasta, ridendo per la prima volta: «Mamma è forte ora!». Sofia, dalla carrozzina, stringe tutte le mani e sussurra: «Insieme». Così uniscono dolore e speranza, passando la soglia junghiana verso una famiglia più forte, pronta per la crescita verso il  2026.

Alcune strategie concrete per te e la tua famiglia:

Frase di Rogers allo specchio: Ogni mattina per 3 minuti, guardati e ripeti «Soffro, ma sono intero/a». come espressione di auto-compassione pura.

Journaling serale: scrivi 3 paure del giorno più una tua forza su un foglio.

Respiro 4-7-8 quotidiano: 5 cicli al giorno – inspira 4 secondi per il corpo, trattieni 7 per la testa, espira 8 per il cuore.

Mandala familiare: sedetevi in cerchio per 15 minuti con carta, colori o pasta e disegnate: «Cosa vogliamo per il 2026?». Esprime sentimenti senza bisogno di parole, rafforza i legami tra voi.

Rito di Capodanno: unite le mani intorno a una candela profumata alla lavanda accesa e dite: «Passiamo la soglia insieme». L’odore e il calore restano impressi, fissando la resilienza per l’anno nuovo.

Ricorda: «La psiche è autonoma e cerca l’equilibrio», diceva Carl Gustav Jung (Psicologia e alchimia, 1944). Il tuo 2026 inizia intero, un passo alla volta.

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