“Semi di accoglienza”: lavoro e integrazione

Non si diventa cittadini solo attraverso una legge o un assistenzialismo vuoto e diseducativo, ma vivendo la propria dimensione di cittadinanza attiva sul territorio. 20 giovani donne inserite nell'iniziativa nel quartiere Cibali

Un progetto destinato alla formazione e all’inserimento lavorativo di 20 donne minorenni all’anno per un periodo complessivo minimo previsto di 10 anni, per un totale di 200 ragazze madri o in difficoltà beneficiarie previste. Si tratta dell’iniziativa Semi di accoglienza, finanziata dalla CEI attraverso l’instancabile attività della Congregazione delle Suore Serve della Divina Provvidenza nell’Istituto San Giuseppe di via Monreale, nel quartiere “Cibali” di Catania.

Due le attività interessate in particolare dal progetto: il potenziamento di un laboratorio di sartoria con un taglio etnico e la creazione di un laboratorio di pasta fresca, attraverso l’acquisto dei macchinari necessari e la collaborazione con le realtà economiche del settore nel territorio. Un’idea che risponde al sentire proprio delle giovani, dotate di capacità creative tipiche di popoli ricchi di valori spesso mortificate da difficili condizioni di integrazione, che vedono invece in questo caso confluire in un un modello di riferimento.

Le 20 giovani donne subito interessate, per metà extracomunitarie, provengono dalle realtà di accoglienza presenti all’interno della casa, ospiti a seguito di decreto di inserimento da parte del Tribunale di Catania e per segnalazione da parte dei Servizi Sociali del territorio.

Il progetto pone così le giovani nella condizione di arrivare a un graduale inserimento nel mondo del lavoro al termine del percorso di tutela del Tribunale o dei Servizi Sociali all’interno delle strutture comunitarie, nonché la possibilità per le donne al lavoro di migliorare capacità e qualità nelle realizzazioni.

In più, possono assimilare tecniche di base per la lavorazione e promuovere una cultura d’impresa sociale, attraverso non solo la creazione di un negozio per la vendita diretta dei prodotti di pasta fresca (maccheroni, tortellini, lasagne e tagliatelle), affidato a una Cooperativa di tipo B di nuova costituzione, formata dalle stesse donne in condizioni di disagio coinvolte nel progetto, ma anche di un canale di commercializzazione con filiera corta a Catania, attraverso il sistema della prenotazione e della consegna domiciliare.

«L’essere umano ha un’anima creativa che gli permette di lasciare traccia del suo passaggio su questa terra grazie al lavoro organizzato in sintonia con Dio, che ci chiama ad essere strumento di recupero per tanti giovani in difficoltà. Il nostro impegnarci nel campo della promozione umana è rendere lode a Dio», ha affermato la madre generale, suor Vita Parisi, motivando l’azione della comunità quale ragione di semina di speranza in un territorio spesso ferito per molteplici motivi, come rimarcato dal prefetto di Catania, Silvana Riccio, intervenuto a sostegno dell’iniziativa.

«È facile sentirsi risuonare dentro e attorno la domanda su che senso abbia lavorare con questa gioventù in un mondo ove imperversano logiche di mercato che vogliono si faccia qualcosa solo se comporta uno scambio – chiarisce suor Rosalia Caserta, motore dell’attività per l’istituto –. Eppure rendere più o meno propizio un tempo dipende dal cristiano, che per la logica evangelica è chiamato ad accogliere lo straniero come un fratello, non come un nemico, per dargli l’opportunità di integrarsi realmente, ossia di abitare una casa e non una tenda, di coltivare la terra e non di depredarla, lasciandolo liberi di partire come di restare. Non si diventa cittadini solo attraverso una legge o solo attraverso un assistenzialismo vuoto e diseducativo, ma vivendo la propria dimensione di cittadinanza attiva sul territorio».

Nessun tempo presente può uccidere il tempo futuro, ripetono, citando l’economista Luigino Bruni, le suore dell’istituto, illustrando la loro attività sull’esempio della fondatrice, Maria Marletta: convinte e testimoni di come, attraverso una semina in progetti di economia reale, anche il deserto possa fiorire.

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