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Cultura > Arte e Spettacolo

Se i conigli non hanno le ali

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova


Un racconto per flashback di una storia di famiglia in cui esplodono pensieri inespressi, gesti inconsulti, frustrazioni e compressioni. La violenza si insinua silente e imprevedibile con ripercussioni sui figli

Francesca Ciocchetti e Tommaso Cardarelli

Si deve a un’encomiabile e affiatata coppia d’interpreti, Francesca Ciocchetti e Tommaso Cardarelli, capaci di passare da prove attoriali di grande coralità a più intimi esercizi da camera, se di un testo contemporaneo pregno di suggestioni letterarie –Franzen e Yates –, di atmosfere cinematografiche – Lynch e Cassavantes –, d’indagini d’anime, di resoconti famigliari, di affondi emotivi, di parole rubate ai pensieri, di pensieri ributtati nel vuoto e rimbalzati in altre parole, ci viene restituito in scena con tutta la sua forza e i suoi significati.

Loro sono Richard e Marianne, protagonisti de “I conigli non hanno le ali”, scritto e diretto da Paolo Civati. Sulla scena spoglia, delimitata da dei bicchieri di cristallo a terra dentro cui scendono gocce d’acqua – il tempo che scava, che illude, che logora –, quell’uomo e quella donna, marito e moglie, hanno solo le parole per evocare e dare corpo al loro dramma, la cui vicenda è segnata dal comportamento violento e distruttivo del figlioletto Lucas. Dall’iniziale resoconto di averlo sorpreso, sotto gli occhi della sorellina Sarah, gettare il suo coniglietto vivo dalla finestra dopo averci giocato immaginandolo Superman, s’innesca un racconto per flashback che ci porta continuamente nel presente e nel passato. Un’andata e ritorno temporale, uno spostamento di esistenze e di luoghi, che avviene con un semplice cambio di luci, di un movimento fisico, di una variazione di toni. Si passa, anche con momenti d’ironia e di leggerezza, dai ricordi del loro incontro e dell’innamoramento, della casa da arredare, dei figli desiderati, fino a un ménage consumato, un rapporto segnato, senza il tempo di accorgersene, dalla perdita del controllo, con la violenza che, nel frattempo, si è insinuata in maniera silente, imprevedibile. Che cresce in entrambi, dentro, fino a esplodere esternamente, e a coglierli apparentemente all'improvviso, impreparati a gestirla.

Esplodono pensieri inespressi, gesti inconsulti, frustrazioni e compressioni, espressioni che feriscono, e colpevolizzano. Con conseguenze, anche reali, irrimediabili.E quel coniglio del titolo assurto a simbolo delle ripercussioni sui figli. In questo ring di duelli verbali e fisici, che hanno origine in una quotidianità anonima, in rituali logori, in problematiche effettive, in reciprocità mancate, in ossessioni per il futuro per loro e quello dei loro figli, il giudizio rimane sospeso. Dov’è l’origine della colpa? Dove si sbaglia? Il testo di Civati è un’analisi impietosa ma anche comprensiva, sensibile, della coppia, che ci lascia l’amaro in bocca, ponendo anche una riflessione, inevitabile, sulle dinamiche dell’amore, quale forza creatrice e non distruttiva.

 

 “I conigli non hanno le ali” scritto e diretto da Paolo Civati, con Francesca Ciocchetti e Tommaso Cardarelli, musiche di Valerio Camporini Faggioni. A Roma, Teatro dei Conciatori, fino al 5/10;a Lucca, Sala Affresco San Micheletto, dall’ 8 al 11/10.

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