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Cultura > Archeologia

Riportata alla luce la nave di epoca romana “Marausa 2”

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

Una nave romana del III secolo dopo Cristo rinvenuta in mare nel trapanese. L’imbarcazione si trovava a cento metri dalla costa di Marausa, nel nuovo comune diffuso di Misiliscemi, sorto nel 2021 dopo un referendum che ha portato al distacco da Trapani di otto piccole frazioni.

Relitto Marausa 2. Foto: Salvo Emma

La nave, rivenuta due anni fa, è stata messa in sicurezza, ingabbiata e trasportata via mare fino al porto di Marsala. Sarà ospitata – almeno in una prima fase – a Baglio Anselmi, all’interno dell’area archeologica di Lilibeo (l’antica Marsala).

L’imbarcazione, un undici metri utilizzato per il trasporto delle merci (non una nave militare) è stata chiamata Marausa 2. A Baglio Anselmi si trova già un’altra imbarcazione simile, lunga tredici metri, rinvenuta anch’essa qualche anno fa nelle acque trapanesi.

Marausa 2, fasi di ingabbiamento del relitto. Foto: Salvo Emma

L’operazione di recupero dell’imbarcazione è stata affidata, con una gara alla ditta Vullo di Favara. I lavori sono iniziati a giugno. È stata realizzata una struttura metallica che ha permesso di sollevare il relitto dai fondali e di farlo galleggiare per permettere il trasporto. Nei mesi scorsi sono state recuperate le numerose anfore e materiali di grande pregio e fattura che si trovavano nello scafo della nave. Sono già stati trasferiti nel Museo archeologico Baglio Anselmi di Marsala. Lì si provvederà a trattarle per garantire la conservazione.

Il 3 ottobre è stato il grande giorno del trasferimento dello scafo. Trainata da altre navi, la “gabbia” che custodiva il relitto ha viaggiato lungo la costa della Sicilia occidentale per 30 chilometri fino a raggiungere Marsala. Poi, con un trasporto eccezionale, è stata trasportata a Baglio Anselmi. Grazie alle nuove tecniche, quindi, non è stato necessario smontare la nave, che è rimasta intatta.

I lavori sono stati coordinati dal sovrintendente del mare Ferdinando Maurici, mentre Salvo Emma, funzionario dell’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana ha curato le foto. Un team di archeologi ha seguito e continuerà a lavorare per permettere di esporre lo scafo.

L’assessore ai Beni culturali e Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, ha parlato di «un team di esperti che ha coordinato l’intera operazione di recupero che rappresenta un evento di straordinaria importanza. Per la prima volta in Sicilia viene effettuata una operazione complessa e delicata che ha consentito il trasporto via mare senza intaccare la struttura originaria dell’imbarcazione».

Relitto Marausa 2. Foto: Salvo Emma

Intanto, la Sicilia continua a regalare pezzi e testimonianze della sua storia passata.

A Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta, sono stati ritrovati una statuetta in terracotta raffigurante una figura femminile velata con indosso una tunica (chitone) e un mantello (himation), coppette, piatti a vernice nera, una lucerna ma anche unguentari in terracotta e qualche moneta.

Il ritrovamento è avvenuto in contrada Manca dove è in corso una campagna di scavi in una zona dove sono stati trovati i primi reperti nel 2020, durante i lavori di raddoppio della ferrovia Catania – Palermo. Si tratta probabilmente di un complesso rurale di età romana imperiale (I-II secolo d.C.), che ha avuto però diverse fasi di frequentazione. Gli ultimi ritrovamenti si potrebbero far risalire al periodo ellenistico. Nel villaggio, che sorgeva accanto alla riva del torrente Belici, vi sono però alcuni edifici interessanti, alcuni dei quali potrebbero essere stati utilizzati come luoghi di rappresentanza.
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