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Cultura > Arte e Spettacolo

Quella paura dei vicini di casa

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova


Quella del drammaturgo, attore, regista quarantenne Fausto Paravidino, è una pièce su noi stessi e gli altri, sui vicini lontani, sulla guerra, su quello che è reale, su quello che è immaginato, su quello che è reale perché immaginato. In scena al Piccolo Eliseo di Roma

Un momento dello spettacolo

Così il regista Fausto Paravidino descrive l’inizio de “I vicini”: «Lui sente dei rumori provenire dal pianerottolo. Cercando di non farsi sentire va a guardare dallo spioncino. I rumori cessano. Ritorna al suo posto. Quando Greta torna a casa glielo dice, mentre lei non c’era, lui ha visto i vicini. Com’erano? Lui non sa dire, vedere non è capire, però ne ha paura. Perché? E chi lo sa, se sapessimo esattamente di cosa abbiamo paura, probabilmente paura non ne avremmo. E Greta? Greta no. Greta non ha nessuna paura dei vicini. Anzi, non vede l’ora di farne la conoscenza, lei ha paura della vecchia. Che vecchia? La vecchia che vede di notte. La vicina che c’era prima di morire. È un sogno? No. È un fantasma?».

 

Con una scrittura magistrale, spiazzante, concreta e surreale per trama e dialoghi, che rimanda a Pinter e Ionesco, e con un andamento cinematografico che ricorda Polanski, l’autore e attore genovese con questo testo dà corpo alla paura. Immaginaria o reale che sia. La paura dell’altro, verso colui che non conosciamo, e quella dentro di noi.

 

L’elemento che la rende concreta è la porta. Quella di casa. Da aprire o da tenere chiusa. Per fare entrare o per difendersi. La scena è un piccolo interno di mura domestiche. Qui vive una giovane coppia apparentemente tranquilla. Lui timoroso, bisognoso di tenere a bada l’esterno e l’ignoto, di marcare i confini per mantenere la sicurezza; lei curiosa, vitale, volta verso l’esterno con cui desidera entrare in contatto, fa sogni che poi non ricorda troppo bene. A turbarne l’armonia sarà la presenza di una coppia di dirimpettai da poco venuti ad abitare l’appartamento di fronte al loro dove viveva una vecchia vedova, i quali, una volta fatti entrare, innescheranno un’inquietante menage. Se dopo che si sono conosciuti non c’è più motivo di avere paura, pian piano essa subentrerà nuovamente. Perché quel rapporto poco chiaro, tra fraintendimenti e prepotenze, tra allontanamenti e rientri, muterà continuamente trasformandosi dall’iniziale diffidenza in complicità, fino all’insofferenza e all’odio.

 

La scrittura di Paravidino vira verso tinte "noir", stratificando atmosfere cinematografiche tra dramma, commedia, thriller, horror, con l’elemento sovrannaturale e spunti comici che smorzano la tensione. Un mix di perfetta drammaturgia per arrivare al finale con il concretizzarsi dell’anziana. Un monologo in cui la donna racconta la sua solitudine rievocando la separazione dal marito partito per la guerra, del suo amore da sopravvissuta, della sua paura vinta. Qui i livelli temporali ancora una volta si intrecciano: sogno o realtà, presente o passato, verità o immaginazione? Bravi, a oscillare tra questi mondi, i cinque interpreti: Iris Fusetti, Davide Lorino, Fausto Paravidino, Sara Putignano, Barbara Moselli.

 

​“I vicini”, regia Fausto Paravidino, scene Laura Renzi, costumi Sandra Cardini, luci Lorenzo Carlucci. Testo commissionato dal THÉÂTRE NATIONAL DE BRETAGNE. Produzione Stabile di Bolzano A Roma, Piccolo Teatro Eliseo, fino al 24 aprile.

Riproduzione riservata ©

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