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Mondo > Rifugiati

Quei migranti di Badalona

di Javier Rubio

- Fonte: Città Nuova

Un caso di migranti sfrattati che ha varcato i confini della Spagna ed è approdato su molti media europei. Ma anche la storia di Emilia Lozano che a La Puebla de Amoradiel, per aiutare giovani migranti a integrarsi, fonda una associazione che diventa un corto su IMDb

Agenti della polizia locale allontanano alcuni migranti da una piazza a Badalona (Barcellona), il 19 dicembre 2025. Circa 50 persone avevano passato due notti all’aperto dopo lo sgombero da un edificio abbandonato. Credit: EPA/ Alejandro Garcia.

È accaduto il 17 dicembre scorso a Badalona, città distante 12 chilometri da Barcellona, dove il comune ha emesso un ordine di sfratto per gli oltre 400 migranti che si erano da tempo rifugiati in un vecchio liceo abbandonato (ne ha dato notizia in Italia anche il ilpost.it del 18 dicembre 2025). Cioè, un grande insediamento informale che minacciava di essere fonte di insicurezza per i cittadini della città catalana. La maggior parte dei rifugiati aveva permessi di soggiorno e parecchi persino un lavoro, ma non un’abitazione.

Il vecchio liceo era stato occupato nel giugno 2023 da persone provenienti da precedenti sfratti, e da allora il comune aveva cercato il modo di cacciarli, dopo che i servizi legali avevano chiesto ai servizi sociali di Badalona di «fornire risorse abitative a persone bisognose se non hanno risorse economiche proprie». Da quando è stato approvato lo sfratto nel maggio 2024, però, il comune «non ha intrapreso alcuna azione volta a fornire un’assistenza efficace alle persone che si trovavano nell’edificio», dice il rapporto dei servizi legali. Perché allora eseguire lo sfratto proprio in giorni di freddo e pioggia intensi, poco prima di Natale? E se fosse stata una manovra politica?

Il comune di Badalona è amministrato dal Partito Popolare, forse si trattava di mostrare all’estrema destra, contraria all’immigrazione e alleata del Pp in diverse regioni e tanti comuni, che le loro politiche erano state prese in considerazione. O forse si trattava di far sapere ai cittadini di Badalona che il Partito Socialista, che ha la maggioranza nel governo centrale e anche in quello della regione, porta avanti politiche sbagliate sull’immigrazione, costringendo i comuni a eseguire ordini inappropriati. La vicenda ha però fatto notizia nei media internazionali: inaccettabile. Così hanno qualificato la storia degli sfrattati di Badalona alcuni esperti dell’Onu: «Sfrattare qualcuno in pieno inverno e lasciarlo senza casa costituisce una grave violazione del diritto a un alloggio adeguato e di altri diritti umani. Sfrattare ripetutamente le persone senza offrire loro un’alternativa può costituire un trattamento crudele, inumano o degradante, severamente vietato dal diritto internazionale in materia di diritti umani».

Molte persone di Badalona e vicinanze, e diverse Ong, hanno subito reagito contro la decisione del comune, cercando di alleviare la dura situazione degli sfrattati lasciati per strada. Tra queste persone, c’è stata anche Àngela Valeiras, medico in pensione, che ha accolto per tre giorni a casa sua due degli sfrattati, finché il dipartimento dei diritti sociali ha allestito un alloggio per una quindicina di persone.

Sembra che la sensibilità femminile in situazioni di emergenza riesca meglio a prendere l’iniziativa. Un caso analogo che ha interessato perfino il cinema (IMDbPro, corto di Rafa Arroyo) è quello di Emilia Lozano, una donna di 71 anni che vive a La Puebla de Amoradiel, in provincia di Toledo. Emilia dedica molto tempo e risorse per aiutare alcuni giovani migranti che erano arrivati in Spagna come minorenni non accompagnati, ma che una volta compiuti i 18 anni, e quindi non più sotto la tutela dello Stato, hanno dovuto affrontare una situazione legale e amministrativa che complicava la loro integrazione. Emilia ha iniziato, insieme al marito, questo lavoro di solidarietà nel 2021, dicendo: «Ho sempre creduto nell’uguaglianza e credo che quando arrivano in Spagna sono uguali a noi e noi dobbiamo aiutarli». Li aiutano a ottenere permessi di lavoro e a cercare attivamente un’occupazione. L’iniziativa ha trovato eco nella loro città, ed è nata una casa per loro. Hanno pure creato l’associazione Somos Acogida (“Siamo accoglienza”) e finora sono riusciti a integrare pienamente una quarantina di giovani.

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