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Persona e famiglia > Istruzione

Quando la scuola funziona, crescono gli studenti e l’intera comunità

di Redazioneweb

- Fonte: Città Nuova

Pubblichiamo il testo unitario realizzato da Damiano Moscardini (Giovani Democratici), Livia Ricci (Forza Italia Giovani) e Federica Bellomo (Movimento Studenti di Azione Cattolica) per il convegno “Patti educativi: alleanze per il territorio” promosso dal Tavolo interassociativo della scuola. Al centro dei Patti educativi, affermano, devono esserci gli studenti

Sono di Forza Italia, dei Giovani democratici e del Movimento Studentesco di Azione Cattolica, ma ancora una volta hanno deciso di andare oltre la propria parte politica per lavorare insieme e presentare un documento forte, che esprima le necessità di tutti i ragazzi. Visto il valore del contributo preparato da Livia Ricci (Forza Italia Giovani), Damiano Moscardini (Giovani Democratici) e Federica Bellomo (assente al convegno, sostituita da Dalila De Foglio, entrambe del Movimento Studenti di Azione Cattolica), lo proponiamo integralmente ai nostri lettori.

«Portiamo la voce degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori di secondo grado su un tema che riteniamo davvero importante per il futuro della nostra comunità: i Patti educativi di comunità e la visione di una scuola realmente capace di crescere insieme ai suoi ragazzi. Vorremmo partire da una premessa che riguarda non solo noi studenti, ma il Paese tutto. Oggi viviamo una crisi dell’educazione che non è episodica né superficiale, ma strutturale. Da anni assistiamo alla progressiva riduzione degli investimenti pubblici nella scuola, all’assenza di riforme organiche, alla presenza di forti disuguaglianze territoriali e alla piaga – sempre più grave – della dispersione scolastica.

Queste non sono semplici criticità organizzative: toccano le radici della democrazia. Senza una scuola forte, pubblica, accessibile a tutti, il Paese rischia di indebolirsi nel suo stesso fondamento civile. E qui la domanda per noi diventa inevitabile: che futuro immaginiamo per l’Italia se migliaia di giovani ogni anno abbandonano il percorso di studi, se tanti ragazzi escono dalla comunità educante prima ancora di essere formati come cittadini? Non possiamo più permetterci questo impoverimento culturale. Non possiamo accettare che la rinuncia all’istruzione diventi una possibilità normale, quasi prevista.

Da sinistra, Vincenzo Pantalena, Sara Fornaro, Livia Ricci, Damiano Moscardini, Dalila De Foglio al convegno sui patti educativi del Tavolo interassociativo scuola, foto di Mirco Cecchinato.

È dentro questo quadro che i Patti educativi di comunità assumono un significato fondamentale. Non rappresentano una soluzione totale, ma sono un tassello necessario per ricucire la frattura crescente tra scuola e società, tra istituzioni educative e studenti.
I Patti, infatti, promuovono un’idea semplice ma rivoluzionaria: educare non è compito solo della scuola, ma un lavoro di prossimità, una responsabilità condivisa, che coinvolge il territorio, il Terzo settore, le famiglie, le associazioni e tutte le energie sociali disponibili.

Nella loro visione più autentica, i Patti educativi possono restituire agli studenti spazi di partecipazione, di sperimentazione e di relazione significative, dove la formazione non si esaurisce nella lezione frontale ma continua nei contesti di comunità.
Immaginiamo una scuola che non sia soltanto un luogo da frequentare al mattino, ma uno spazio vivo, aperto, in cui restare anche oltre l’orario scolastico perché lì si trovano opportunità, laboratori, sostegno, momenti di confronto. Immaginiamo un ambiente capace di ridurre le disuguaglianze, di combattere la povertà educativa, di offrire a tutti esperienze formative di qualità.

Perché questo accada, però, la scuola deve essere protagonista. I Patti educativi devono entrare stabilmente nel PTOF, diventare parte della progettualità ordinaria, non un’iniziativa estemporanea legata alla buona volontà di pochi. Servono continuità, metodo e visione. Ed è altrettanto necessario che gli istituti scolastici si aprano davvero al territorio, diventando punti di riferimento anche oltre l’orario delle lezioni. Come si legge nel documento del Tavolo Interassociativo Scuola, molti territori hanno già avviato pratiche efficaci: dobbiamo valorizzarle e renderle strutturali.

Da sinistra, onorevole Irene Manzi, Paola Bortoletto, Sara Fornaro, onorevole Valentina D’Orso, Rita Lucchi e Vincenzo Pantalena al convegno sui Patti educativi promosso dal Tavolo Interassociativo della scuola, foto di Mirco Cecchinato.

A questo proposito è importante ricordare anche il DDL 28, dedicato al Fondo per il sostegno e lo sviluppo della comunità educante, attualmente in esame al Senato. Dal nostro punto di vista di studenti, questo disegno di legge rappresenta un passaggio chiave. Ma perché sia davvero efficace sono indispensabili tre condizioni: risorse pubbliche stabili e vincolate, programmazione chiara e continuativa dei Patti e figure professionali competenti e permanenti – educatori socio-pedagogici, pedagogisti, psicologi – che rendano possibile ciò che oggi appare solo come promessa.

Questo è particolarmente importante perché oggi, oltre alla povertà educativa, dobbiamo affrontare un’altra grande emergenza generazionale: la salute mentale. Sempre più studenti vivono stress, ansia, difficoltà di attenzione, isolamento. La scuola e le altre realtà educative devono avere strumenti per garantire il benessere psicologico, affinché diventi un diritto e non un servizio accessibile solo alle famiglie che possono permetterselo.

Un Patto educativo vero è un Patto che mette gli studenti al centro, non come destinatari passivi ma come parte attiva del processo: ascoltati, coinvolti, chiamati a contribuire alla costruzione della rete educativa. Nessun percorso formativo è completo se non riconosce agli studenti un ruolo nelle decisioni che li riguardano.

Abbiamo bisogno di Patti educativi forti, credibili e duraturi. La trasformazione della scuola non sarà facile né veloce: richiederà continuità, competenza e partecipazione, soprattutto da parte di chi la scuola la vive ogni giorno e crede nella sua funzione educativa.
Noi studenti chiediamo una scuola che ci prepari alla vita, non solo agli esami. Una scuola che sia comunità, relazione, alleanza, che non lasci indietro nessuno e in cui tutte le sue componenti – docenti, dirigenti, istituzioni, famiglie, territorio – lavorino insieme per accompagnare ogni ragazza e ogni ragazzo nel proprio percorso di crescita.

Perché quando la scuola funziona, cresce l’intera comunità». Grazie!


Livia Ricci (Forza Italia Giovani), Damiano Moscardini (Giovani Democratici), Federica Bellomo e Dalila De Foglio (Movimento Studenti di Azione Cattolica)

Riproduzione riservata ©

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