Chi entra ogni giorno nella Sistina assiste sgomento o forse ormai indifferente alla folla turistica vociante e confusa in un ambiente che dovrebbe essere di preghiera o almeno di contemplazione della bellezza. Migliaia di persone quotidianamente affollano lo spazio, lasciando tracce del loro passaggio, perché ogni turista a Roma deve vedere assolutamente il Colosseo, la Fontana di Trevi, Piazza Navona… e la Sistina.

La direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta durante la presentazione dell’allestimento della Barca di Pietro presso il Cortile delle Corazze dei Musei Vaticani, Roma, 10 ottobre 2023. ANSA/ANGELO CARCONI
Così Barbara Jatta, da nove anni alla guida dei Musei Vaticani, ha giustamente deciso per la manutenzione straordinaria del lavoro iniziato da Michelangelo nel 1536 e compiuto nel 1541: 180 mq di superficie, e 391 personaggi. Un capolavoro, anche criticato all’epoca perché sospetto di eresia e di immoralità, addirittura dal Concilio di Trento. Si iniziava ad aver paura della libertà degli artisti. Altri tempi!
Ripulito dopo secoli di sudiciume nel 1994, ora ha bisogno di una nuova pulitura. I depositi accumulatisi nel corso degli ultimi decenni a causa di sostanze veicolate dai movimenti dell’aria portati dal flusso umano hanno avuto come effetto la diffusione di una velatura biancastra che ha attenuato i contrasti chiaroscurali del dipinto e uniformato la cromia originale, di notevole delicatezza e originalità.
Così dopo aver pulito durante la notte mediante piattaforme mobili le lunette michelangiolesche e la serie dei pontefici e delle “storie” quattrocentesche, ora è la volta del Giudizio o meglio del Secondo Avvento di Cristo.
Tre mesi di lavoro, una enorme riproduzione dell’affresco a grandezza naturale davanti al flusso turistico che continua, dietro alla quale lavoreranno i “pulitori”: cioè, i restauratori del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei, patrocinati dal Capitolo della Florida dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums.
L’impresa, perché di essa si tratta, cercherà di ridare freschezza al capolavoro, rivelato dal celebre e discusso restauro guidato da Gianluigi Colalucci (si veda il suo bel libro “Io e Michelangelo”, 2015, edizioni Musei Vaticani – 24 Ore Cultura) alla fine del secolo scorso. C’è infatti l’urgenza di ripulire l’opera per conservarla alle generazioni future. Qui si apre il capitolo del mantenimento delle opere d’arte. I Musei Vaticani forse dovrebbero arginare e meglio distribuire il flusso turistico che di fatto minaccia non solo Raffaello e Michelangelo, ma anche l’ambiente come i preziosi pavimenti…
Lo speriamo. E già che ci siamo, una parola sulla sistemazione allargata di un punto di ristoro sul tetto della basilica con ricadute possibili sulla volta sottostante, ci vuole. Ma è davvero il caso che il turismo invadente e le sue leggi economiche abbiano a prevalere sul rispetto dovuto ad un ambiente che in fondo dovrebbe essere “sacro”? Giriamo la domanda al cardinale francescano arciprete Gambetti, o a chi di dovere.