Dopo il grande afflato multilaterale che è seguito alla Seconda guerra mondiale, con la costituzione dell’ONU e di altri organismi sovranazionali che avrebbero dovuto preservarci da nuovi orrori e dall’incubo delle guerre, oggi vediamo rinascere un mondo dominato dalla legge del più forte. E allora le guerre diventano il mezzo per risolvere le controversie, il dominio sulla natura in nome della crescita economica appare naturale, alcuni disastri ambientali vengono giustificati per ottenere un nostro maggior “benessere”.
Siamo nel bel mezzo di tante crisi diverse che si amplificano a vicenda in una grande “policrisi”. Ma cosa c’è alla radice di tutto questo? Io credo ci sia un modo di pensare arcaico, che si basa sulla parte rettile e predatoria del nostro cervello e che forse poteva essere idoneo in un mondo semplice come quello di qualche secolo fa, ma che nel mondo complesso di oggi porta solo disastri a catena.
Come homo sapiens siamo sempre stati abituati a risolvere problemi semplici nei quali a un’azione corrisponde un unico effetto limitato e circoscritto. Ma in un mondo interconnesso come quello di oggi non è più così: il primo effetto delle nostre azioni ne crea altri che si propagano a catena e magari, alla fine, ci si ritorcono contro. Lo vediamo in qualsiasi ambito.
Per esempio, nelle guerre gli sconfitti incrementano odio e rancore e hanno tanti modi per “sconfiggere” a loro volta il vincitore; nella crisi climatica le nostre emissioni fanno aumentare la concentrazione di gas a effetto serra in atmosfera, quindi la sua temperatura e quindi gli eventi estremi, che ci si ritorcono contro. Quando poi i fenomeni si mescolano, come nel caso delle migrazioni umane, le cose vanno anche peggio. Ecco, quindi, che questo modo di agire non va più bene e non conviene a nessuno.
Il vero problema è che il vecchio modo di pensare è ancora imperante, sull’onda di un “egoismo spazio-temporale”. Con l’espansione dei sovranismi, infatti, si pensa solo al “qui e ora”: certi Paesi, solitamente ricchi, puntano ad aumentare il benessere solo di chi sta all’interno dei propri confini e di coloro che vivono adesso, sfruttando al massimo le risorse senza pensare alle future generazioni. È la legge del più forte che si crede padrone del mondo.
Ma non siamo padroni del mondo. Oggi la scienza dei sistemi complessi ci mostra chiaramente che siamo un nodo della rete di relazioni che ci lega alla natura e agli altri umani sulla Terra e che il segreto per vivere bene su questo pianeta è quello di rendere armoniche queste relazioni. Esiste un’unica salute (one health), ci deve essere un’unica ecologia integrale.
Se un nodo sta male, tutta la rete ne soffre. Non esiste un nodo che possa risultare vincitore a scapito di altri: qui o si vince tutti o si perde tutti! Occorre riscoprire, anche con l’aiuto della scienza, l’unità del tutto e dunque il valore del multilateralismo.