Piccola cronaca bianca

Tra gli imprevisti del quotidiano che potrebbero buttarti giù, rincuorano alcuni fatterelli d’altro genere.
Treni
Mi trovo ad Asti, per un appuntamento notarile importante. Cammino alla ricerca del numero civico; ma la targa della strada in cui mi trovo non è quella dell’indirizzo dove devo andare. Rifaccio al contrario il lungo percorso, chiedo a un giovane l’aiuto per arrivare nella direzione giusta. Risponde sollecito, vedendo la mia fretta: «Dove deve andare?». «Presso lo studio del notaio…». «Prenda quella stradina, all’angolo lo trova subito». Risollevata, arrivo a destinazione con cinque minuti di anticipo.

 

Nel primissimo pomeriggio, in stazione per ripartire. Passano i minuti, si avvicina l’ora dell’arrivo del treno. Non viene annunciato. Un ragazzo comunica: «È stato soppresso». Come, soppresso? Alle informazioni: «Sì, il treno delle 14.51 stato soppresso». «Perché?». «Non lo hanno comunicato». «E la mia coincidenza per Milano-Roma?». «Non arriverà a prenderla: ci sono solo cinque minuti alla partenza». Vedendo il mio sconcerto, suggerisce: «Magari, potrà rivolgersi al capotreno, lui potrebbe telefonare di aspettarla». Uno spiraglio. Sul treno mi porto al primo vagone, trovo il capotreno con un collega. Espongo il caso. Si attivano subito in telefonate. Poi mi si avvicina: «Signora, brutte notizie, dalla Direzione del suo treno dicono che non possono farlo aspettare. Faremo in modo che questo arrivi in orario» (è in ritardo di sei minuti ).

Arriviamo con un minuto di ritardo. Nel vagone tutti hanno capito la situazione. Sono alla porta per scendere, con già la mano alla valigia. Mi si avvicina un signore. Alto, magro: «Lei pensi a venirmi dietro, alla valigia penso io». «Ma… grazie!». Mi precipito giù dal treno; il signore è già avanti a me, falcata rapida e disinvolta, porta la mia valigia come un vessillo. E io dietro, a correre come non mai. Arriviamo al mio treno, fermo, porte chiuse. «Eccolo, vada!». «Grazie! Grazie!». Cammino lungo il treno, faccio segno di aprire. Passano due minuti. Il treno parte senza di me, che rimango sul marciapiede.

 

Vedo un responsabile, con cappello graduato. Gli racconto il fatto. Aveva visto tutto. «Signora, io non sono responsabile di questo settore…». Un tale, non in divisa, con cui stava parlando, mi prende la valigia: «Signora, venga con me». Mi porta nell’ufficio centrale del traffico. Parla con una responsabile, si consultano. «Ecco, le ha trovato un ultimo posto sul treno, stesso tipo del suo, in partenza tra un’ora e mezzo». «Non so come ringraziarla». «Ma, cosa vuole, lavoro in questa azienda anche per…». «Amore!», completo io: «Ecco, per amore». E se ne va. Subito dopo, al bar, cerco un posto tra i tavolini affollati. La ragazza seduta di fronte a me: «Signora, se è in compagnia, lascio il mio posto volentieri».

Son piccole cose, ma sollevano l’anima. Malgrado tutto.

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