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In profondità > Verso l'Assemblea dei Focolari/17

Perdersi nella folla

di Anna Maria Rossi

L’idea geniale di Chiara Lubich: le “cellule d’ambiente”

È domanda ricorrente, e legittima, quella che riguarda l’attualità e la comprensibilità oggi del messaggio e della testimonianza di Chiara Lubich, specialmente per i giovani e le giovani. La questione è aperta, ma continuo a restare sorpresa dall’esperienza che conduco come esaminatrice nel Concorso per le scuole, indetto dal Centro Chiara Lubich in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito: Una città non basta. Chiara Lubich cittadina del mondo.

I partecipanti sono bambini/e e ragazzi/e, dalla scuola primaria agli istituti superiori, che, spesso senza alcuna mediazione se non l’accompagnamento degli insegnanti, incontrano per la prima volta la figura della fondatrice dei Focolari e ne approfondiscono il pensiero attraverso una ricerca personale o di gruppo. Gli elaborati sono articoli, poesie, plastici, video, canzoni, opere grafiche, fotografie, giochi da tavolo. Opere originali e piene di vita, entusiasmo e spirito critico, arricchite con esperienze legate alle tematiche proposte: pace, inclusione, cultura del dare, sostenibilità, tutti valori pienamente espressi dall’azione di Chiara Lubich.

Quest’anno, per la scuola secondaria di primo grado, è stata premiata Alessia, 13 anni, per un tema sull’attualità del messaggio di Chiara. Il titolo era 1920-2011 per mettere insieme l’anno di nascita della Lubich con il suo. Sono rimasta colpita dalla riflessione sull’idea di “uomo-mondo”, che Chiara propose ai giovani del Movimento gen sul finire degli anni ’60. Un secolo fa, per Alessia. Che oggi dice: «Io e i miei coetanei siamo già l’uomo-mondo e credo che dobbiamo impegnarci a ritrovarci come uomo-cellula, […] perché spero che ogni essere umano possa trascorrere qualche istante in un piccolo giardino relazionandosi con chi tocca la propria membrana cellulare».

Alessia non nega la forza dell’uomo-mondo, ma attualizza la sfida, concludendo: «So la grande risorsa che il saper essere uomo-mondo dà per creare un pianeta senza frontiere, e ricco di stimoli e di condivisione di risorse. Perfetto sarebbe un mondo fra l’uomo-mondo di Chiara e il mio uomo-cellula». Sintesi efficace. I e le giovani di oggi crescono con l’orizzonte già dilatato sulla dimensione mondiale. La possibilità di entrare in contatto con popoli e culture diverse, fa parte della loro quotidianità. La proposta della Lubich, rivoluzionaria a quel tempo, ha trovato vie di realizzazione impensate.

L’immagine della cellula di Alessia è da recuperare per rispondere alla sete di comunione fatta di gesti veri: guardandosi negli occhi, prendendosi per mano, costruendo insieme un tessuto politico, sociale, familiare, comunitario fondato sulla concretezza dell’amore non sbandierato ma vissuto, anche in luoghi limitati e nelle piccole cose (il piccolo giardino!).

Una delle idee geniali di Chiara è quella delle “cellule d’ambiente”: gruppi anche piccoli di persone che, vivendo, lavorando, abitando nello stesso ambiente e animate dall’ideale dell’amore reciproco, rendono tangibile fra loro la presenza di Gesù, come promesso dal Vangelo (cf. Mt 18, 20). Sarà Gesù fra loro a rinnovare ogni ambiente. Così Chiara nell’89: «Gesù in quest’epoca, attraverso noi laici, vuole uscire dai tabernacoli, vuole andare in mezzo al mondo, vuole vivere in mezzo a noi».

L’immagine della cellula si trova fin dall’articolo Resurrezione di Roma scritto dalla Lubich sulla rivista La Via nel 1949. In quel tempo Roma è in ricostruzione, ma le cicatrici della guerra non sono rimarginate. Chiara, trasferitasi da Trento con la speranza di ritrovare nella Città Eterna le radici della prima cristianità, resta delusa: la città è abbruttita, disorientata, spenta. Un panorama non distante dalle realtà che sembrano soffocare anche oggi il nostro slancio e la speranza di un mondo unito.

Eppure lei non arretra, non si rifugia nell’intimità del suo rapporto con Dio, anzi fa di quel rapporto la fonte di un rinnovato amore per l’umanità con le sue contraddizioni, sfide, limiti. E sostenendo la necessità di guardare al mondo e alle cose con l’occhio di Dio che tutto crede perché è Amore, e con questo amore risuscitare Gesù in ogni fratello e sorella, afferma: «Così prolungo il Cristo in me nel fratello e compongo una cellula viva e completa del Mistico Corpo di Cristo, cellula viva, focolare di Dio». Una sfida attuale e appassionante: elevare ogni dimensione umana, innestandosi nel suo tessuto come cellule vive e vivificanti per l’Amore che portano come loro Dna.

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