In questi giorni, di preoccupazione, per quanto è successo nelle zone di Sicilia, Sardegna e Calabria, colpite dal violento Ciclone Harry, molti palermitani hanno deciso di “harrycamparsi”, per dare una mano per il loro litorale. “La forza di una comunità – dichiara Marco D’Amico, responsabile di Retake Palermo – si misura proprio nella capacità di reagire insieme, trasformando una criticità in un’occasione di impegno collettivo e attenzione concreta per il territorio».
Di qui l’idea di riunirsi in tanti, per ripulire una zona di costa – quella del Porticciolo Sant’Erasmo, (ricoperta da detriti antropici, come plastica, ingombranti, ecc.), per dare più decoro urbano e salvaguardare anche il mare.

L’intervento ha preso il via il 31 gennaio, con l’entusiasmo di veterani e neofiti. Il report della raccolta: 750 kg di indifferenziata (50 sacchi), 600 kg di plastica (40 sacchi),150 kg di vetro (6 sacchi). Più varie tipologie di rifiuti raccolti: residui di barche e cime, corde e reti, materiale legnoso di vario tipo, bidoni di plastica, copertoni, materiale plastico di vario tipo, pedane, tubi, cartelloni stradali, batterie. Con un totale di circa tre tonnellate di rifiuti.
«L’intervento – ci precisa D’Amico – è nato in uno spirito di collaborazione e coordinamento con il Comune di Palermo e i soggetti operativi del territorio, ed è stato organizzato insieme a Plastic Free, Filiis – Figli di Palermo, RAP – Risorse Ambiente Palermo e Our Home, con il coinvolgimento di numerose associazioni locali. Media partner dell’iniziativa è stata Dieci Media».
Diversi genitori hanno portato i loro bambini. “Basta poco – commentava Simona, una delle mamme – per trasmettere il messaggio fondamentale dell’educazione ambientale anche ai piccolissimi. E cioè, proprio, l’esperienza sul campo e la testimonianza”.
La serenità della collaborazione non cancella però la paura e la quotidianità improvvisamente stravolta di molte zone. Parola al geologo Fabio Tortorici: «Il Ciclone Harry ha sfogato la sua massima energia nel versante ionico, ma anche la Sicilia occidentale ha riportato danni significativi. A Palermo, a causa del forte vento e delle onde, si sono registrati danni strutturali in diverse zone del litorale. In particolare, le criticità si sono concentrate nel Porticciolo dell’Arenella e dell’Acquasanta. Le mareggiate hanno affondato numerose imbarcazioni (il cui carburante rappresenterà un fattore inquinante) e compromesso varie infrastrutture. Anche la spiaggia di Mondello ha registrato danni, essendo stata invasa da una distesa di detriti. Ad Agrigento si sono stimati danni per oltre 30 milioni di euro a causa delle mareggiate che hanno flagellato la costa da Licata a Sciacca ed anche a Trapani, seppure con un impatto minore rispetto alla Sicilia Orientale, si sono verificati allagamenti e danni alle strutture balneari».
«Non c’è dubbio che la tempesta extratropicale – ha aggiunto Tortorici – ha evidenziato una vulnerabilità sempre più crescente del territorio ai cambiamenti climatici, alternando periodi di siccità estrema a fenomeni alluvionali violenti. L‘estremizzazione dei fenomeni atmosferici agisce come un “acceleratore” dei processi geologici naturali ed il Ciclone Harry ne è l’esempio perfetto: non è stato solo un evento meteorologico, ma un agente di rimodellazione geomorfologica. Il ciclone ha cioè accelerato i processi di erosione costiera, già critici in Sicilia».
Abbiamo chiesto di Niscemi: «Riguardo la frana di Niscemi non ho grandi novità. Dovrà passare ancora qualche giorno per una stima precisa dei danni e soprattutto per capire cosa dovrà fare la popolazione. Sembrerebbe che il fenomeno per adesso si stia attenuando, ma la pericolosità del sito non muterà».