Sfoglia la rivista
1 9 5 6 A N N I 2 0 2 6

Storie > Resilienza

Ondina Furnari: un intreccio di musica, passione e vita

di Gabriella Marino

- Fonte: Città Nuova

Attraverso la sua passione nell’insegnamento, trasforma ogni nota e ogni parola in strumento di crescita. Una storia di talento, resilienza e dedizione che lascia un segno indelebile

Ondina Furnari mentre suona il suo violino. Credit: Ondina Furnari.

È nata a Napoli nel febbraio del 1974, due mesi dopo Natale. La musica arriva prestissimo, prima ancora dello studio: a 18 mesi canta stornelli che fanno ridere le maestre e stupire la madre, donna meravigliosa, forte e sempre sorridente. Non era un gioco. Era già linguaggio, già bisogno di espressione. Chi conosce Ondina ne rimane travolto dal suo aplomb vesuviano. Il violino entra ufficialmente nella sua vita a 11 anni, quando i genitori smettono di pensare a un capriccio e scelgono di fidarsi.

Il primo maestro, un anziano bolognese dal cuore immenso, le dà lezione a casa il sabato pomeriggio. Il secondo, in conservatorio, è giovane, rigoroso, profondamente umano. Da lui eredita due tratti che non l’abbandoneranno mai: l’umiltà e la dedizione al lavoro. Gli anni del conservatorio sono intensi e duri, divisi tra la scuola prima e l’università poi. Ondina non ha mai amato l’idea del musicista “ignorante”: studiare, per lei, significa allargare lo sguardo. Così al diploma di laurea in violino affianca la laurea in Lettere presso il Suor Orsola Benincasa, indirizzo conservazione dei beni culturali. Musica e parole iniziano a camminare insieme, senza mai separarsi. Sono anni di formazione profonda, di incontri, di musica condivisa.

Suona in formazioni orchestrali e cameristiche, in orchestre televisive, in concerti diretti dal maestro Renato Serio. Partecipa a progetti di musica leggera, accompagna artisti come Amedeo Minghi, incide con il Gen Rosso e il Gen Verde la messa Come fuoco vivo. Parallelamente vive anni intensi di volontariato con ragazzi con diversa abilità. Da loro, dirà, ha imparato l’amore vero: disinteressato, spontaneo, leale. L’Orchestra dei Comuni Vesuviani è “galeotta”: lì incontra Ferdinando, violinista e violista. Si sposano giovani, squattrinati e musicisti. Un matrimonio che diventa confronto continuo, musica condivisa, cammino comune.

Ondina Furnari mentre suona il suo violino. Credit: Ondina Furnari.

Poi arriva la scuola. La laurea le permette di insegnare italiano; l’esperienza del volontariato la conduce verso il sostegno. Da oltre vent’anni Ondina insegna su cattedra di sostegno. Dice di aver imparato moltissimo — ma di averlo capito solo dopo. All’inizio osservava, ascoltava, sceglieva chi non voleva diventare e chi, invece, restava per lei esempio luminoso di docente appassionato. Sceglie di insegnare italiano e non violino: l’italiano si insegna la mattina, il violino il pomeriggio. Una scelta che costa, ma che rifarebbe. I pomeriggi li passa a vedere crescere le figlie: Lucrezia, Antonia e Michela Tindara.

Dentro, intanto, continua un dialogo spesso faticoso tra scuola, famiglia e musica. Finché smette di “litigare con se stessa” e capisce: la musica non l’ha mai lasciata. È entrata in classe con lei. Così la favola diventa rap, la canzone un genere letterario, il ritmo delle parole musica. I ragazzi diventano spartito. Ondina scrive, improvvisa, si adatta. Ama stare in orchestra come ama stare in classe. Le campanelle della scuola non sono poi così diverse da quelle che, la domenica mattina o nelle notti di Natale e Pasqua, la chiamano a suonare dietro l’organo della sua chiesa.

Negli anni è referente per il bullismo, si forma, studia, incontra formatori straordinari. Impara che ai ragazzi bisogna insegnare a riconoscere le emozioni e a dare loro un nome. Le stesse emozioni che la musica racconta da sempre. Capisce che non vuole essere un “dattilografo” né delle parole né delle note. Che anche le dissonanze hanno senso e vanno intonate. Che certi accordi faticano a risolversi, proprio come certi passaggi della vita. Ma quando si risolvono, la soddisfazione è immensa.

Poi arriva la malattia. Una diagnosi oncologica cambia la prospettiva, e quindi tutto il resto. Cambia lei. Arrivano sorprese: scrive un libro Storie d’amore in un paese infetto. E la musica diventa ancora più dono. Suona nel reparto di Ematologia dell’ospedale di Pagani. Da paziente e da musicista. Racconta, ascolta, riceve un carico di umanità che non può restare chiuso. Diventa musica suonata, insegnata, raccontata. Quando riesce a includere anche quei ragazzi che si esprimono con tutto tranne che con le parole, allora capisce.

Il suo posto è lì. La sua orchestra sono i suoi alunni. Le corde vibrano insieme. Essere IN-SEGNANTE significa questo: lasciare un segno dentro. E Ondina, questo segno, lo lascia sempre garantito!

Riproduzione riservata ©

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile e
i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni:
rete@cittanuova.it

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876