Ancora una volta, il Congo (RdC) è stato colpito da inondazioni a seguito delle forti piogge degli ultimi giorni. I danni sono ingenti. Nella capitale Kinshasa, sabato 21 febbraio, come accade spesso nella stagione delle piogge, il livello del fiume Congo è salito fino ad esondare, e anche le principali arterie cittadine sono divenute impraticabili paralizzando le attività in vari settori.
Nathalie Alamba, sindaco del quartiere di Limete, ha affermato: «L’innalzamento dei livelli delle acque osservato in alcuni quartieri è legato al mancato rispetto delle norme urbanistiche e ambientali». Tra le cause principali: costruzioni abusive, mancanza di dragaggio dei fiumi, scarico di rifiuti nei fiumi e traboccamento delle grondaie. Ultimamente, spesso diventa impossibile viaggiare in auto o in moto durante e dopo la pioggia sulle strade principali di Kinshasa, trasformate in torrenti.
Questa situazione sta creando forti congestioni di traffico lungo le strade meno invase dall’acqua. Alcune misure intraprese dal governo provinciale di Kinshasa in qualche quartiere, tra cui la demolizione di costruzioni abusive lungo i fiumi e la pulizia dei canali di drenaggio, hanno prodotto risultati di breve durata. È urgente un piano più organico, in una città che ha ormai superato i 15 milioni di abitanti.
Il giorno dopo, domenica 22 febbraio, nella parte centro-orientale della RdC, almeno 2.500 famiglie sono rimaste senza casa dopo che i due fiumi Congo e Ulindi sono esondati, allagando numerosi villaggi. Secondo una valutazione preliminare le acque hanno sommerso diverse località, spazzando via case costruite con materiali di fortuna e danneggiando le infrastrutture di base, tra cui strade e scuole. Anche molte coltivazioni sono state completamente distrutte, aggravando l’insicurezza alimentare in una regione già alle prese con molteplici crisi.
Jean-Claude Ngoy, presidente dell’organizzazione della società civile Forces Vives del territorio di Punia (250 Km a Nord di Kindu, capoluogo della provincia di Maniema) attribuisce queste inondazioni alle ripetute piogge torrenziali registrate nelle ultime settimane in tutta la regione. Le forti piogge hanno causato l’innalzamento dei fiumi Congo e Ulindi, provocando lo straripamento dei due grandi corsi d’acqua e l’allagamento di ampie aree abitate e intensamente coltivate. «Almeno 2.533 famiglie – ha riferito Ngoy – sono state colpite e le loro case sono state sommerse. Chiediamo supporto alle autorità provinciali e nazionali, nonché alle organizzazioni umanitarie».
Un team di valutazione composto da autorità locali, rappresentanti della società civile e leader delle comunità locali ha rilevato che i residenti colpiti potrebbero trovarsi a dover affrontare la fame, poiché le loro colture alimentari e gli allevamenti di pesci sono stati travolti e sommersi dall’impeto delle acque. Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie stanno cercando di fornire assistenza di emergenza alle famiglie colpite, che non hanno cibo, acqua potabile e alloggi temporanei. Sono stati allestiti centri di accoglienza improvvisati per ospitare gli sfollati.
La zona centro-orientale del paese è regolarmente colpita da disastri naturali legati alle piogge torrenziali, un fenomeno aggravato dall’estrema vulnerabilità delle abitazioni e dalla mancanza di infrastrutture adeguate. Queste nuove inondazioni nella regione aggravano ulteriormente una situazione umanitaria che era già fragile e colpita da nubifragi nel recente passato.
