Il Molise esiste. Ed è bellissimo

I molisani sono figli dei Sanniti, popolo valoroso, uno dei pochi che  ha saputo tenere testa all'impero romano. Un reportage delle sue bellezze attraverso gli occhi di chi l'ha vissuto
teatro Sannita

È la più piccola delle regioni italiane dopo la Valle d’Aosta e ultimamente sta spopolando su media nazionali ed esteri di ogni genere. Il Molise che non esisteva fino a poco tempo fa, ora esiste eccome, a tal punto che la testata americana, The New York Times, lo ha menzionato tra le 52 mete da visitare nel 2020: tra Parigi e Salisburgo, Tokyo, la Mongolia, la Bolivia e l’Uganda, l’Italia con Urbino e la Sicilia e in maniera inaspettata c’è anche il Molise. Una inattesa popolarità che sta disorientando noi stessi molisani. Non eravamo abituati a stare alla ribalta!

Quest’estate abbiamo assistito ad una passerella di turisti che neanche nelle notti più tranquille avremmo sognato. Una boccata d’aria insomma, ossigeno puro per l’economia molisana che stenta a decollare. Eppure è proprio lì che risiede parte delle innumerevoli bellezze e risorse che non vengono valorizzate a pieno, intrise di un’affascinante storia singolare che rimanda all’epoca romana. Siamo figli dei Sanniti, popolo valoroso, coloro che più di tutti hanno saputo tener testa al glorioso impero.

I resti archeologici, tanti e tutti di grande valore storico, dovrebbero far pensare, riflettere sulla valenza dei popoli Italici nati qui, proprio in questo territorio. Basti pensare che il termine Italia trae le sue radici da Viteliù, una parola osca che indicava una confederazione di popoli italici che si unirono per conquistare dignità combattendo l’egemonia di Roma (I sec. a.C.). Lo scrittore molisano Nicola Mastronardi ne ha tratto due meravigliosi romanzi Viteliù e Figli del Toro.

In Molise c’è dunque un patrimonio archeologico tanto ricco quanto sfortunatamente poco sfruttato. Ero piccola quando andai per la prima volta a Pietrabbondante e nonostante non ricordi più nulla di quel giorno, l’immagine del teatro sannita era ancora viva nella mia mente. A luglio di quest’anno è stato un caso trovarmi di nuovo in questo meraviglioso sito archeologico e sempre il caso ha voluto che proprio a quell’ora un gruppo di turisti erano in attesa per una visita guidata dal prof. Adriano La Regina, l’archeologo che ha scavato per decenni in questa località e che ne conosce la storia di ogni singola pietra. E così ho potuto assaporare, questa volta con la maturità dei miei anni, la storia dell’antico santuario italico con il suo possente basamento del tempio principale e dello straordinario teatro e la sua splendida cavea con tante altre curiosità. Unica nota dolente, le erbacce che spuntano da alcuni angoli e che vanno a spezzare l’armonia dell’intero sito. Gran parte è comunque assolutamente visitabile e ne vale davvero la pena.

croce di ferro sul monte Campo
croce di ferro sul monte Campo

In Molise si respira tanta storia e non solo. L’aria incontaminata, senza smog è qui ed io ne godo spesso. Amo percorrere i sentieri in alta montagna, come quelli di Capracotta. Anche quest’anno ho ammirato, non per la prima volta eppure sempre con uno sguardo diverso, le straordinarie bellezze dei paesaggi. Arrivati sul Monte Campo a 1746 m s.l.m., basta sedersi sulle rocce oltre  l’imponente croce di ferro che segna il punto più alto di Capracotta e osservare, lasciare che lo sguardo si perda nell’orizzonte, nel cielo che lassù sembra un po’ meno lontano. Alla vista dell’ immenso altopiano dalle mille sfumature di verde i pensieri si annullano e tutto si placa. Una volta tornati dalla cima si viene accolti da una moltitudine di agriturismi per la pausa pranzo dove gusti e sapori, forme e colori si intrecciano con quell’inedita armonia che solo il Molise è in grado di regalare.

Ma Capracotta non è il solo comune caratterizzato da insoliti paesaggi naturalistici. Il Molise ne è pieno e ce n’è per tutti i gusti, anche per gli amanti delle cascate. Dopo un percorso lungo e scosceso, quest’anno sono arrivata anch’io alla cascata di Carpinone, un vero piccolo angolo di paradiso. Sono stati centinaia i molisani e non che in pochi giorni si sono riversati in questa oasi verde, sotto gli occhi increduli degli abitanti. Complice probabilmente il nuovo percorso realizzato da poco e un’efficace opera di passaparola.

In una di quelle serate calde estive decidiamo invece di andare in una piccolissima frazione di Carovilli per assistere ad uno spettacolo che si rivela affascinante nel suo genere. Di sera, con a malapena qualche luce, percorriamo una salita pietrosa ma abbastanza agevole e all’improvviso ci troviamo di fronte ai resti di un’antica chiesa del Quattrocento. Lo spettacolo inizia ed il suono della zampogna, dei flauti, delle percussioni e di una voce femminile dalle melodie arcaiche, si sprigionano in questa location che ci porta indietro nel tempo. Prima di sedermi, alcune signore del posto mi consigliano, e lo fanno con il cuore, si percepisce, di tornarci di giorno, salire sul campanile, suonare la campanella e guardare il meraviglioso paesaggio.  Questa è l’accoglienza dei molisani, semplice, vera.

Il Molise non è un posto desolato e arretrato come era apparso in un film con incassi da capogiro: Il Molise è altro. È  sole, è montagna, è mare, è cibo buono, è natura incontaminata, è cultura, è archeologia, è storia, è vita.

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