Due versioni dei fatti diametralmente opposte: è così che appaiono quelle fornite da un lato dai testimoni oculari e dall’altro dalle forze di polizia rispetto alle vicende che a Minneapolis hanno portato alla morte di Renee Nicole Macklin Good, trentasettenne , donna bianca – dettaglio non trascurabile nella città divenuta tristemente nota per la morte di George Floyd e la nascita del movimento “Black Lives Matter” – durante un’operazione dell’Ice, la polizia migratoria, dispiegata in città dal governo federale in seguito ad irregolarità che hanno coinvolto alcuni membri della comunità somala.

La 37enne Renee Good morta dopo essere stata uccisa con tre colpi di pistola alla testa da un agente dell’Ice a Minneapolis. Facebook / Renee Nicole Good
Un video diffuso sui social mostra gli agenti sparare a bruciapelo alla donna seduta alla guida della sua auto, prima ferma e poi in lento movimento, ma comunque senza – apparentemente – costituire un pericolo per la vita degli agenti. Tuttavia, la portavoce del dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, ha affermato che la sparatoria è avvenuta dopo che dei «rivoltosi» hanno ostacolato gli agenti e una donna ha tentato di «investire» le forze dell’ordine. La donna, riferiscono altri attivisti, era intervenuta durante uno dei tanti “raid” dell’Ice, assurti agli onori delle cronache dell’ultimo anno per tramutarsi a volte in una sorta di retate indiscriminate contro i migranti, regolari o meno che siano – e finanche contro chi ha origini straniere, per quanto in possesso della cittadinanza americana. Diversi sindaci e governatori, nei mesi scorsi, si sono espressi contro l’operato dell’Ice nelle proprie città.
Come riporta la testata locale Star Tribune, anche il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha avuto parole molto dure per l’accaduto, con un discorso che il giornale riporta integralmente: «Abbiamo temuto questo momento sin dall’inizio della presenza dell’Ice a Minneapolis – ha affermato il primo cittadino – . […] [L’Ice] non è qui a garantire sicurezza. […] Ciò che stanno facendo è causare caos e sfiducia nelle nostre strade, e letteralmente uccidendo persone. Stanno già cercando di spacciare questa azione per legittima difesa. Avendo visto io stesso le immagini, voglio dire a tutti in maniera chiara che sono tutte ca**ate [il termine inglese utilizzato è proprio bullshit, che come livello di volgarità tradurremmo così in italiano, ndr]. Questo è stato un agente che ha agito sconsideratamente uccidendo una persona».
Durissimo anche il messaggio rivolto direttamente all’Ice: «Andatevene da Minneapolis. Non vi vogliamo qui. Il motivo dichiarato della vostra presenza è creare sicurezza, ma state facendo esattamente l’opposto». Da ultimo, un invito alla comunità: «Sappiamo che l’agenda dell’amministrazione Trump è creare il caos. Rispondiamo con la miglior versione di noi stessi. Questo è momento in cui tutti noi possiamo mobilitarci. [….] Possiamo dimostrare il tipo di coraggio, amore e compassione che rendono Minneapolis e l’America ciò che sono. Siamo migliori degli agenti dell’Ice, e per questo risponderemo a quell’odio con l’amore, alla disperazione con la speranza, all’ingiustizia con la giustizia. Ci assicureremo che, in questo momento molto difficile, non coglieremo la provocazione che l’Ice e il governo federale vogliono lanciare».

Dolore per l’uccisione, a MInneapolis, di Renee Nicole Good da parte degli agenti dell’ICE. Ansa, EPA/CRAIG LASSIG
Un chiaro invito, quindi, a non rispondere con la violenza, come purtroppo era accaduto in diverse città ai tempi di Floyd. Dopo qualche protesta (comunque senza gravi episodi di violenza) seguita all’uccisione, non solo a Minneapolis ma anche in altre città degli Usa, la sera stessa si è in effetti tenuta una veglia pacifica di commemorazione; a cui, riferisce sempre il Tribune, hanno partecipato migliaia di persone. Ci sono state mobilitazioni anche in molte altre città statunitensi. Non è mancata nemmeno la solidarietà alla comunità somala, da mesi presa come bersaglio nel suo insieme, in seguito ad irregolarità nell’utilizzo di fondi federali che hanno coinvolto alcuni dei suoi membri. Sono circolate anche foto di confronti pacifici tra manifestanti e polizia. Al momento, dunque, l’invito del sindaco sembra essere stato rispettato dai più.
Difficile appare invece ancora il percorso verso l’accertamento della verità dei fatti: come ricordano il Washington Post e il New York Times, le immagini della sparatoria contraddicono quanto affermato dalle autorità di polizia, ma il presidente Trump – citando il WP – ha «difeso l’Ice e tratto conclusioni sulla sparatoria ancor prima che i fatti vengano accertati». Il timore è dunque quello che non ci sia una reale volontà di chiarire quanto accaduto.