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In profondità > Verso l'Assemblea del Focolari/20

Memoria e visione

di Elena Del Nero

Far emergere il patrimonio del vissuto, da cui il presente non può prescindere, con un ascolto pieno e rispettoso. Da Città Nuova n. 2/2026

Sto visitando la mostra di Marc Chagall, immersa in un mondo sospeso tra sogno e realtà, tra spirito e vita: gli elementi costitutivi della poetica del pittore sono memoria e visione. Ogni immagine oltrepassa i confini del “qui e ora” acquistando uno spessore denso, dilatandosi sulla dimensione del tempo, restituendo spiragli di vita e di giorni, trasfigurati in suggestioni di esperienze da immaginare.

Memoria e visione. Cos’è la memoria? Funzione cognitiva dell’uomo, permette di codificare, immagazzinare e recuperare informazioni ed esperienze passate. Essenziale per l’apprendimento, la costruzione dell’identità e la guida del comportamento futuro, assume però anche valenza collettiva come memoria di un gruppo o di un popolo, segnato da una vicenda comune. «Per favore, memoria!», chiese papa Francesco alla comunità dei Focolari durante la visita a Loppiano nel 2018.

E aggiunse: «Quando, non dico un cristiano, ma un uomo o una donna chiude la chiave della memoria, incomincia a morire». Ecco un’altra componente indispensabile di ogni solida costruzione, le radici: «I frutti dell’albero sono possibili perché l’albero ha delle radici: non è uno sradicato. Ma se tu non hai memoria, sei uno sradicato, una sradicata, non ci saranno dei frutti. Memoria: questa è la cornice della vita». Memoria, dunque, ma come? Non certo nostalgico rimpianto dei bei tempi andati, né volontà dal sapore adolescenziale di una radicale rimozione o delegittimazione.

Per una risposta attingo ad un contributo che suggerisce di accostarsi a ciò che ci ha preceduto disponendosi ad un genuino incontro; esso «suppone, esige che noi “lasciamo in sospeso”, chiudiamo tra parentesi, dimentichiamo per un momento ciò che siamo», in sostanza un differire le proprie «più urgenti preoccupazioni esistenziali, un uscire dal proprio io, un’avventura, una scoperta e un incontro con l’altro-da-me» (Marrou). Si tratta di far emergere il patrimonio del vissuto con un ascolto pieno e rispettoso, paziente e profondo, per mettere in luce quel contenuto prezioso, nutriente, generativo da cui il presente non può prescindere.

La seconda parola che corre sulla linea del tempo è “visione”. Essa richiama il senso della vista, che il Vangelo collega alla luce: «Lucerna del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato». A riguardo Chiara Lubich spiega: «Se il tuo occhio è semplice, chi guarda in esso è Dio. E Dio è Amore e l’amore vuole unire conquistando. […] Guarda fuori di te: non in te, non nelle cose, non nelle creature: guarda al Dio fuori di te per unirti con Lui. Egli è in fondo ad ogni anima che vive e, se morta, è il tabernacolo di Dio che essa attende a gioia ed espressione della propria esistenza. Guarda dunque ogni fratello amando e l’amore è donare. Ma il dono chiama dono e sarai riamato».

Ci viene qui consegnata una visione alla quale attingere cogliendo, nell’amore reciproco, nella comunione vissuta, nell’ascolto dello Spirito, le risorse da cui farsi guidare, a servizio di un’Opera di Dio. Far memoria del carisma ricevuto, rintracciando il filo d’oro che lega persone e opere, può essere la lente attraverso la quale guardare al futuro, accogliendo, insieme, quello Spirito che fa nuove tutte le cose.

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