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Mondo > Esteri

Medio Oriente, il fuoco sulla benzina

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

L’attacco degli eserciti di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran non è più un’operazione lampo ma una vera e propria guerra

Fumo e fiamme si levano dietro gli edifici dopo un’esplosione nel secondo giorno consecutivo di attacchi da parte di Stati Uniti e Israele, a Teheran, Iran, 1° marzo 2026. Ansa EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Tra le tante notizie che piovono come bombette d’insicurezza sulle nostre società digitalizzate e impaurite, una andrebbe ascoltata attentamente: l’esercito israeliano invita infatti la popolazione civile ad evacuare il Libano meridionale. Gli attacchi contro Beirut sud e altri centri vitali di Hezbollah (una quarantina di morti in una notte) non sono che un preavviso: l’esercito della Stella di Davide sarà prossimamente impegnato nel chiudere definitivamente il “dossier Hezbollah” e probabilmente non esiterà a occupare in pianta stabile, se non definitiva, la porzione di Libano fino al fiume Litani. Il Grande Israele avanza.

La guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran mira in effetti a ridefinire la geografia politica del Medio Oriente, cercando di eliminare definitivamente la potenza regionale sciita, addomesticando nello stesso tempo la Penisola Arabica – nella quale la presenza statunitense anche militare è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, come testimoniano le tante basi bombardare dagli iraniani –, “comprando” il nuovo regime siriano di al-Jolani (ex-Daesh), eliminando Hezbollah dal panorama politico di un Libano rimpicciolito, completando la sterilizzazione della Striscia di Gaza con il progetto “Board of Peace”, cacciando gli Houti dallo Yemen e più in generale acquistando all’economia dei vincitori probabili dell’attuale guerra gran parte delle risorse energetiche, minerarie e acquifere dell’intero Medio Oriente.

Le conseguenze della guerra all’Iran

Questo per quanto riguarda il piano politico-militare, anche se nessuno è in possesso della sfera di cristallo per prevedere il futuro. Alcune riflessioni mi sembrano necessarie, tra le tante possibili. In primo luogo, va sottolineato come una tale ridefinizione del Medio Oriente di fatto porterà a uno sconvolgimento dell’intera politica mondiale, con un quasi azzeramento delle istanze internazionali e la morte annunciata del diritto internazionale, riportando l’umanità alla semplice e imprevedibile legge della giungla.

Purtroppo, poi, le operazioni in corso vengono mascherate dagli attaccanti come una sorta di liberazione dai corrotti e dai violenti, un appoggio agli studenti iraniani e ai poveri libanesi schiavi di Hezbollah, calpestando però il principio sacrosanto dell’autodeterminazione dei popoli. Senza considerare quasi mai il fatto che l’ordine che ne verrà, se di ordine si potrà parlare, sarà frutto di violenza e disordine, quindi vulnerabile di per sé, “ontologicamente” si direbbe.

Corollario di tutto ciò: un certo “pensiero unico” sta colpendo troppi media occidentali, che diffondono solo certe informazioni di origine israeliana o statunitense, con una trasformazione di tanti giornalisti ìin embedded, cioè al servizio dei più forti, non più liberi, quindi.

Altro elemento complesso, il dispiegamento di forze degli eserciti statunitense ed israeliano – dalle dimensioni sconosciute anche se plurimiliardarie – non ha ancora dato la spallata decisiva al regime degli ayatollah, che continua a resistere, nonostante le perdite enormi inflittegli dagli attaccanti. Quanto costerà la guerra? Quando finirà? Quali macerie lascerà sul suo passaggio? Quante vittime civili verranno conteggiate alla fine? Domande a cui oggi non è possibile rispondere. Con una ulteriore domanda che ronza nel cervello: ma non è che gli assalitori hanno messo in scena quest’ennesima guerra principalmente per questioni di politica interna? Tutte domande legittime e ancora senza risposta.

Infine, bisogna alzare lo sguardo sul pianeta. Questo nuovo fronte non farà che approfondire il fossato che esiste tra il cosiddetto Occidente e il Resto del mondo, che ha sensibilità ben distanti da quelle degli Usa e di Israele. Un Resto del mondo che in realtà sta conquistando il pianeta grazie alle sue politiche commerciali e industriali. Se prossimamente la Cina attaccasse Taiwan, che cosa potrebbero rispondere gli Stati Uniti che hanno attaccato finora palestinesi, iraniani, venezuelani, houti, hezbollah e altri ancora? Se l’India mettesse un limite all’espatrio dei suoi ingegneri e matematici, cosa ne sarebbe dei grandi del digitale statunitensi, a tutto vantaggio del concorrente cinese? La guerra diventerebbe mondiale, e non più a pezzi. Il warning acceso da papa Leone XIV, solitamente assai prudente nelle sue dichiarazioni, per una guerra che potrebbe diventare incontrollabile fa pensare. E pregare.

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